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Commuovere le masse

Secondo il grande studioso spagnolo José Antonio Maravall, la cultura barocca ha dei tratti di sconvolgente originalità, che rompono con la tradizione precedente e che inaugurano l’epoca contemporanea. In particolare, quella barocca è una cultura “diretta”, cioè al servizio di alcune classi sociali (l’aristocrazia, il clero ecc.) che la adoperano per soggiogare e per controllare le masse.

In ogni momento e in ogni società si è cercato si dirigere o di governare gli uomini. E non solo politicamente, ma anche nelle molteplici manifestazioni della vita [...]. Insegnare all’uomo vuol dire, in gran parte, dirigerlo [...]. Ma l’antichità e il Medioevo ebbero una fede tanto ferma e decisa in quella che consideravano una vera stabilità (benché fosse in ogni caso soltanto un modo di vedere, socializzato dalla tradizione), che codesta fede nella verità perenne portò a porre le fondamenta di altre due convinzioni non meno ferme e stabili: la prima, che la verità è di per sé accessibile all’uomo; la seconda, che la forza persuasiva della sua evidenza è tale che basta mostrarla all’uomo perché questi la segua. […]
Dalla prima metà del Cinquecento e poi più accentuatamente nel Seicento, la critica e l’opposizione derivate dall’iniziale dinamismo della società rinascimentale portano con sé dubbio e insicurezza. Tutta l’esperienza di mobilità sociale e geografica – per quanto modesta – accumulata dagli uomini del Rinascimento1 è stata sufficiente per far loro comprendere che nella situazione generale di crisi che si crea in Europa non ha senso credere nell’onnipotenza della verità (ci riferiamo a ciò che i gruppi dominanti della cultura considerano come tale) [...].
Così, dunque, l’educazione acquista un’importanza decisiva come mezzo atto a propagare – o detto altrimenti, a socializzare – la cultura separata della società barocca. «Tra le cose più utili che possiede un piccolo o grande centro è il maestro elementare» dirà Francisco Santos2 . La scuola comincia a essere considerata come laboratorio dell’integrazione sociale. Nel Seicento, questa funzione socialmente integratrice, passando per tutti i suoi canali, è molto importante, anzi decisiva […].
L’adesione degli individui a una religione, a una politica, a un governo, o a uno o l’altro dei fronti o delle opinioni che si contrastano, non può essere sottovalutata. Nel grado di sviluppo urbano raggiunto nel diciassettesimo secolo3 , l’adesione all’una o all’altra delle forze in lotta presuppone un’opinione, la quale si traduce in una linea ideologica. Coloro che operano a difesa e rafforzamento di una delle parti in contesa si sforzano di attrarre le masse verso la propria ideologia. Vi è tutta una varietà di correnti ideologiche, di cattolici, protestanti e altri gruppi religiosi; vi sono quelle delle monarchie francese, spagnola […]. Ecco perché, come talvolta è stato osservato, se nel Rinascimento vi fu una poesia “sovvenzionata”, ora si avrà una poesia “commissionata”. Tutti i poteri riconoscono l’utilità dell’impiego dei poeti e se ne servono: i poeti agiscono sull’opinione pubblica, la fanno e la disfanno. Dalla fine del Cinquecento si ha una poesia apologetica4 e una poesia polemica al servizio del potere. […]
Muovere l’uomo non convincendolo per dimostrazione, ma impressionandolo in modo che scatti la sua volontà: ecco il problema. Soltanto così si riesce a trascinare l’individuo, suscitando la sua adesione a un atteggiamento determinato, e solo così si ottiene la sua solidarietà. Per la mentalità barocca questa è l’unica via per riuscire ad attrarre una massa la cui opinione conta e imporsi a essa, inalveando5 la sua forza nella direzione voluta. Non basta dire che il Barocco resta fedele, secondo la tradizione aristotelica e oraziana, all’assunto del delectare-docere6 fondendo i due termini in una sola tendenza. È non vedere il nodo del problema dimenticare il terzo aspetto che racchiude e altera profondamente la natura intellettualistica del docere: e cioè del “muovere”. Che quest’ultimo sia il fine da raggiungere è quanto propone di nuovo il Barocco, almeno nel suo ruolo decisivo. Mettere in moto la volontà, ricorrendo alle molle che la fanno scattare, le quali non sono di mera natura intellettuale. […] La volontà del Barocco non è quella di una libertà incondizionata, graziosamente dotata del pieno potere di soggiogare passioni e istinti così come veniva considerata dalla morale tradizionale, è invece una volontà capace di manipolare abilmente fattori ciechi, perturbatori e soprarazionali, per giungere a un risultato programmato e in ultima istanza per imporre, comunque, il proprio dominio.

(J.A. Maravall, La cultura del Barocco. Analisi di una struttura storica, Il Mulino, Bologna 1985)

Educare i sudditi per controllarli meglio: è un programma di governo vecchio come il mondo (o almeno come l’idea di stato). Secondo Maravall, tuttavia, sino al secondo Cinquecento il potere politico e religioso (il re, il papa) esercitava il suo controllo sul popolo facendo affidamento su alcune verità ritenute indiscutibili (il diritto del re a regnare per nascita, il ruolo del papa come unico rappresentante di Dio eccetera). Invece il Barocco è un’epoca di dubbi e incertezze, così che gli strumenti politici tradizionali non sono più sufficienti a ottenere l’appoggio delle masse. Nasce perciò l’esigenza di “integrare” il popolo in una determinata visione della società, affascinandolo e conquistandolo attraverso l’arte e la letteratura. A questo programma di indottrinamento aderiscono non solo i gesuiti, che difendono così l’ideologia della Chiesa, ma anche i poeti e gli intellettuali che si mettono al servizio delle monarchie europee. A loro, infatti, viene affidato il compito di manipolare la nascente opinione pubblica.
  1. mobilità ... Rinascimento: Maravall allude a diversi avvenimenti storici, dalle scoperte geografiche inaugurate dal viaggio di Cristoforo Colombo alle guerre europee del Quattrocento e del Cinquecento, che avevano fatto interagire Paesi e genti diverse.
  2. Francisco Santos: è uno scrittore satirico di lingua spagnola, vissuto a Madrid tra il 1623 e il 1698.
  3. sviluppo urbano ... secolo: come Maravall ha spiegato nelle pagine precedenti, la crisi economica tra Cinquecento e Seicento ha causato lo spopolamento delle campagne, spingendo in città masse di contadini in cerca di lavoro. Rispetto al Rinascimento, dunque, ora le città sono sovrappopolate; e dato che in città le notizie girano più rapidamente, è più facile che si formino partiti, gruppi sociali e addirittura rivolte (è ciò che Manzoni vede e descrive benissimo nei Promessi sposi, nelle pagine dedicate ai tumulti che sconvolgono Milano nel 1628).
  4. poesia apologetica: una poesia scritta, cioè, per esaltare colui o colei che l’ha commissionata.
  5. inalveando: incanalando, dirigendo.
  6. delectare-docere: secondo i termini della retorica classica, l’insegnamento (docere, in latino, vuol dire “insegnare”) poteva essere facilitato dal piacere provato dall’alunno (delectare, cioè “divertire”, “allietare”). È un po’ quanto dice Tasso all’inizio della Gerusalemme liberata, paragonando questo piacere al miele che, se spalmato sul bordo della tazza, aiuta il malato a inghiottire una medicina amara. Secondo Maravall, però, la concezione del Barocco è diversa e più radicale, perché si identifica con un terzo termine della retorica: movere, cioè “commuovere; impressionare” al fine di “convincere, persuadere”.