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Il mondo alla rovescia di Rabelais

L’episodio che abbiamo letto in T6 ha richiamato l’attenzione anche dello studioso russo che abbiamo ricordato più volte, Michail Bachtin. Come si noterà, nel suo commento Bachtin insiste molto su un ingrediente importante – ma non esclusivo! – della scrittura di Rabelais, ossia la continua allusione al carnevale e al mondo al contrario che durante il carnevale prende temporaneamente il sopravvento sull’ordine costituito.

Gargantua ruba le storiche campane di Notre-Dame per farne dei sonaglietti per la sua gigantesca giumenta che vuole mandare al padre con un carico di formaggio e di pesce. Questa sconsacrazione delle campane della cattedrale ridotte al rango di sonaglietti per la giumenta è un gesto abbassante tipicamente carnevalesco, che unisce la sconsacrazione-distruzione al rinnovamento e alla resurrezione su un nuovo piano materiale-corporeo.
L’immagine della campana o del sonaglietto (appesi nella maggior parte dei casi al collo delle vacche) appare già nelle più antiche testimonianze sulle azioni di tipo carnevalesco, come loro accessorio indispensabile. I sonaglietti sono l’oggetto più comune anche nelle immagini mitiche dell’«esercito selvaggio», della «caccia selvaggia», della «masnada di Arlecchino» che sin dagli albori dell’antichità si fondevano alle immagini della processione di carnevale [...]
L’immagine dell’abbassamento di rango delle campane si ritrova anche altre volte nel romanzo di Rabelais. Nel già citato episodio dei seicentosessanta cavalieri bruciati, Pantagruele nel bel mezzo del festino, mentre tutti si affaticano con le mascelle, esclama: «Magariddio che ciascuno di voi avesse due paia di campanelli da sagra attaccati al mento, e che avessi al mio quelle belle campanelle da orologio che ci sono a Rennes, a Poitiers, a Tours e a Cambray, che faremmo davvero un bel concerto col solo movimento delle mascelle!»
Le campane delle chiese e i sonaglietti appaiono qui non al collo delle vacche o dei muli, ma sotto il mento degli allegri commensali; il loro suono deve ritmare il movimento delle mascelle che masticano. È difficile trovare un’immagine che renda in modo più preciso e concreto, sebbene grossolano, la logica stessa del gioco degli abbassamenti rabelaisiani, che non è altro che la logica della sconsacrazione-distruzione ingiuriosa e del rinnovamento-resurrezione. Le campane di Poitiers, Rennes, Tours e Cambray svilite su un piano alto, prendono improvvisamente vita sul piano conviviale del cibo e si rimettono a suonare scandendo e ritmando il movimento delle mascelle. Sottolineiamo comunque che questo uso nuovo e sorprendente delle campane fa sì che la loro immagine prenda nuova vita, affiori come qualcosa di completamente nuovo su questo sfondo nuovo, insolito e diverso da come solitamente ci appare. La sfera in cui si effettua questa nuova nascita dell’immagine è il principio materiale-corporeo che in questo caso si presenta sotto l’aspetto del banchetto. Sottolineiamo ancora il carattere letterale, la precisa topografia dell’abbassamento: le campane attaccate in alto sono trasportate in basso, sotto le mascelle che masticano.

(Michail Bachtin, L’opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso, carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale, Einaudi, Torino 1979)

Questo è in sostanza, secondo la lettura di Bachtin, il principio del Carnevale così com’era vissuto nel Cinquecento: ciò che stava in alto (le campane della cattedrale) finisce in basso, e viene coinvolto nell’esistenza materiale delle persone comuni, una vita che ha poco a che fare con le idee dei profes¬sori della Sorbona o con la dottrina della chiesa, e molto invece con i corpi e tutto ciò che ai corpi si collega: il cibo, la masticazione, le deiezioni. Rabelais è il geniale cantore di questo “mondo della vita”.