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È difficile dire cos’è il Neoclassicismo

Giuliana Nuvoli insegna letteratura italiana all’Università di Milano e, nelle righe che proponiamo, si domanda se sia possibile considerare il Neoclassico come una categoria dal significato e dai contorni precisi, sia dal punto di vista del contenuto sia da quello della sua evoluzione storica.

A questa altezza s’impone, però, una riflessione complessiva sul significato del Neoclassicismo e sulla sua reale esistenza come movimento autonomo e perfettamente individuabile L’impressione è che sia legittimo parlare di gusto neoclassico, di forme neoclassiche, di estetica neoclassica: ma che in realtà, almeno per quello che riguarda la letteratura, sia improprio (e del resto non necessario) distinguere tra loro le categorie di preromanticismo, romanticismo, neoclassicismo, e attribuire ora all’una ora all’altra autori, opere, forme e stili. La letteratura europea tra la metà del Settecento e la metà dell’Ottocento si muove come una sorta di spirale che progressivamente si allarga e cresce, partendo dal recupero del mondo classico per giungere alla scoperta dell’assoluta onnipotenza e possibilità di espansione dell’Io individuale.
E se proviamo a immaginare questa spirale in moto costante, ci accorgeremo che, via via, compaiono dinnanzi agli occhi gli aspetti più squisitamente classici o quelli più decisamente romantici di quanto andiamo esaminando; ora quelli più cupi e, subito dopo, quelli più solari; e, ancora, quelli in dinamica tensione e quelli in divina posizione di quiete. Il Neoclassicismo è da intendere, in questo moto, come uno degli aspetti più caratteristici del passaggio dal Classicismo al Romanticismo e, al tempo stesso, dall’età di un perfetto e compiuto razionalismo a quella d’un imperfetta e dinamica tensione verso l’assoluto […].
Se è vero che il Romanticismo nasce dalla rottura con il Classicismo (anche se il rapporto resta sempre ambivalente), il Neoclassicismo è da intendere come un diverso modo di avvicinare la classicità e come volontà di farla rivivere con una sensibilità diversa, che è già compiutamente romantica. E a seconda dell’approssimarsi, per generazione, a un tempo pienamente romantico, mutano anche i modi di essere neoclassico […]. Per Parini, la cui formazione è rigorosamente illuministica, la rivisitazione del mondo classico passa, prima ancora che dalla ricerca di perfette e compiute forme, dalla rivitalizzazione di quelle virtù morali e civili che avevano animato i grandi spiriti del passato. Per Monti, che più da vicino risente della morbida sensibilità del tardo Settecento, siamo di fronte a un Neoclassicismo in cui i sentimenti sono ancora tutti focalizzati sull’umano e sul terreno. Non così in Foscolo, nel quale la tensione verso l’iperuranio, l’assoluto, è già fortissima.
Se questa è l’ottica in cui leggere il Neoclassicismo, se esso davvero rappresenta un aspetto di primaria importanza della nascita del Romanticismo, nel momento in cui si svincola dal Classicismo, senza però volerlo abbandonare, allora sono da ricordare alcuni aspetti della sua natura:
– esso non rappresenta, come si è a lungo sostenuto, un movimento culturale e letterario autonomo, ma un gusto, un’estetica della letteratura che ha bisogno di essere valutata in relazione sia al Classicismo, sia al Romanticismo;
– se i legami tra letteratura e arti figurative sono indubbiamente forti, andrebbero forse rivisitati in altra ottica, individuando i due percorsi come paralleli (anche se leggermente sfasati nel tempo a favore delle seconde), e non più come se la produzione letteraria partisse dalle arti, per tornarvi con un percorso pressoché circolare;
– il così detto Preromanticismo sarebbe categoria da ridefinire, poiché, per molti aspetti, esso viene a coincidere e si sovrappone al Neoclassicismo, costituendone, anzi, l’altra faccia, quella più drammatica e meno solare: è una bivalenza della quale risultano parimenti emblematici il Giuramento degli Orazi di David e le Ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo.

(G. Nuvoli, La letteratura dell’età Neoclassica, in Storia generale della letteratura italiana, VIII. L’Italia romantica - Il primo Ottocento, Motta, Milano 1999)

Giuliana Nuvoli non crede che il Neoclassico sia una categoria storico-estetica dotata di un’identità precisa: pensa piuttosto che si tratti di un insieme di sensibilità (gusti) e di modi di fare (forme) e intendere (estetica) la creazione artistica, insieme di sensibilità che caratterizza il passaggio tra il Classicismo tipico del primo Settecento e il Romanticismo ottocentesco. In questa dinamica storica (che l’autrice osserva attraverso l’opera di tre autori esemplari: Parini, Monti, Foscolo), il recupero delle forme e delle idee dell’età classica fa sì che gli intellettuali europei scoprano nuovi modi di intendere sia l’esistenza umana sia il rapporto che l’artista deve avere col mondo. Un rapporto che non è più pacifico, solidale, come accadeva nella società dell’Antico regime, quando l’artista era in sostanza al servizio del potere, ma che si complica, si fa difficile, così come difficile e violenta si è fatta la situazione politico-sociale nella seconda metà del secolo, soprattutto dopo la rivoluzione americana e quella francese.
Se accettiamo questa idea, meno compatta, più fluida, di Neoclassicismo – ci dice Giuliana Nuvoli – allora dovremo rivedere anche altre categorie o idee critiche passate in giudicato intorno alla cultura dell’epoca: prima di tutto il Preromanticismo, che diventa semplicemente una delle forme che il gusto neoclassicista prende verso la fine del secolo; e, soprattutto, la relazione che si è sempre stabilita tra la letteratura e le arti figurative, che c’è ed è innegabile, ma che forse andrebbe ripensata nell’ottica di una maggiore autonomia della prima rispetto alle seconde.