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Lezioni di letteratura russa

Lo scrittore russo Vladimir Nabokov (1899-1977), nelle sue Lezioni sulla letteratura russa, ha riflettuto sul rapporto tra la vita e le idee religiose di Tolstòj e la sua opera, e ha osservato che queste due ‘metà’ non possano essere scisse.

Molti s’accostano a Tolstòj con sentimenti contrastanti. Amano l’artista e il predicatore li annoia a morte; ma va detto che è piuttosto difficile separare Tolstòj il predicatore da Tolstòj l’artista – è la stessa voce lenta e profonda, la stessa spalla robusta che solleva una nube di visioni o un carico di idee. Ciò che verrebbe voglia di fare è dare un calcio al podio glorificato su cui posano i suoi sandali e rinchiuderlo in una casa di pietra o su un’isola deserta con litri d’inchiostro e risme di carta – lontanissimo dalle questioni, etiche e pedagogiche, che distoglievano la sua attenzione dall’osservare come i capelli scuri di Anna [Karenina] s’attorcigliavano sul suo bianco collo. Ma questo non è possibile: Tolstòj è omogeneo, è unitario, e la lotta che si svolse, specie nei suoi ultimi anni, tra l’uomo che guardava avidamente la bellezza della terra nera, della carne bianca, della neve azzurra, dei campi verdi, delle nubi violacee, e l’uomo persuaso che la narrativa è peccaminosa e l’arte immorale – questa lotta era comunque chiusa all’interno dello stesso uomo. Sia che dipingesse, sia che predicasse, Tolstòj si sforzava, a dispetto di qualsiasi ostacolo, di pervenire alla verità.

(V. Nabokov, Lezioni di letteratura russa, Milano, Garzanti, 1994, p. 172)

Come osserva Nabokov, Tolstòj cercava, cercava in tutte le direzioni possibili, e questa ricerca lo ha portato a scrivere moltissimo: saggi filosofici, opuscoli religiosi, progetti di riforma sociale e, soprattutto, novelle e romanzi (Guerra e pace, Anna Karenina, Resurrezione, tra i molti altri) che appartengono di diritto al canone della grande letteratura mondiale.