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Il poeta di tutta la vita

Lo scritto seguente è tratto da un articolo che la scrittrice Elsa Morante, una delle più importanti del Novecento, ha dedicato nell’aprile 1957 al Canzoniere in occasione di una ristampa. Quando, il 25 agosto di quello stesso anno, Saba morì, la scrittrice pubblicò nuovamente il pezzo, con un piccolo cappello introduttivo in cui ribadisce la sua enorme ammirazione per l’opera del poeta. Quel secondo scritto inizia così: «Se agli uomini fosse dato (ciò che di rado è dato) di comprendere il valore e la misura dei loro contemporanei, oggi, per la scomparsa di Umberto Saba, tutta la nazione italiana dovrebbe essere in lutto, giacché la scomparsa di Saba è un lutto non soltanto per la gente di cultura, ma per tutti gli Italiani, e per tutti gli uomini». Ma già nel primo, come vedremo, è dichiarata apertamente una vera e propria predilezione per Saba.

Si direbbe […] che i nostri critici attuali (forse a motivo di qualche loro misteriosa rimozione, per usare un termine della scienza freudiana cara a Saba) giudichino addirittura imperdonabile un’opera che non si contenti di trarre, dalla morte alla vita, un singolo e limitato oggetto dell’universo, ma addirittura l’universo intero, e cioè l’uomo nella sua interezza. Ora, la qualità che distingue i poemi, o i romanzi in genere, dalle altre poesie meno vaste, è proprio questa: col nome di poema, o di romanzo, vengono definite le opere poetiche nelle quali si riconosce l’intenzione di rispecchiare l’uomo nella sua interezza. Tale è il Canzoniere di Saba. E ci si domanda se la nostra odierna società culturale – con le sue intelligenze distratte e riduttive – sia capace di perdonarglielo.
Quali, a esempio, La Divina Commedia, o Il flauto magico di Mozart, o la Recherche di Proust, il Canzoniere di Saba è, e vuol essere, un poema epico e lirico della sorte umana. L’uomo e il suo universo, sono compresi da Saba con irrimediabile simpatia, anzi amore: per fortuna di Saba! Giacché una legge irrimediabile dell’arte e della natura ha stabilito che non ci sia altro mezzo per trarre le forme della vita dall’informe della morte. E la simpatia amorosa di Saba intenerisce e magnifica ogni cosa vivente: rendendo a ogni cosa un sentimento definitivo di gratitudine e di perdono.
Tutto il corso di questo avventuroso, iridescente poema del Canzoniere, è accompagnato da una voce, che sembra di ripetere una specie di ringraziamento, o di addio: poiché nel tempo stesso che vanta, o lamenta, o accusa, i beni e i mali della vita, questa poesia straordinaria non dimentica mai, nella sua pietà quasi materna, la qualità vulnerabile di tutto ciò che vive. È proprio tale consapevolezza, adulta e disperata che accende, però la realtà-poesia di Saba, invece di umiliarla: quasi in un continuo riscatto della simpatia sull’angoscia, e della vita sulla morte.
Per inventare il suo romanzo dell’universo reale, Saba non ha che da vagabondare «con occhi nuovi nell’antica sera» per la sua periferia triestina: fra quelle bottegucce, e quelle osterie, e quella plebe; e poi tornare ai compagni fedeli (o anche volubili e traditori) della sua sorte tormentata. Ciò che per altri è, e rimane, rifiuto, assurdità, orrore multiforme, rovina, per lui si rende in grazia e assolutezza […].
Per le vie e le marine di Trieste, Saba corre la grande avventura della realtà circostante; ma al tempo stesso, lo affascina un’altra avventura: la ricerca di se stesso e della propria coscienza, che egli esplora fino alle radici dell’infanzia, fino nei destini dei suoi «vecchi, dopo tanto / penare e mercatare, là sepolti». E tale itinerario difficile si stende per il Canzoniere come uno Zodiaco meraviglioso, in cui sono figurate tutte le costellazioni.

(E. Morante, Il poeta di tutta la vita, in «Notiziario Einaudi», VI, n. 1, aprile 1957)

Il brano appena letto si apre con un richiamo polemico, anche se non esplicitato, alla poesia contemporanea a Saba e ai suoi critici. In Italia, tra gli anni venti e quaranta aveva dominato la poesia pura, o ermetica: un tipo di lirica che tende all’astrazione, a estrarre dalla realtà pochi oggetti esemplari e a rappresentarli sulla pagina in termini simbolici e oscuri. Da romanziera, la scrittrice indica invece nel Canzoniere un esempio di «poema, o romanzo»: qualcosa quindi di lontanissimo dalla poesia lirica, giacché la sua ambizione è quella di «rispecchiare l’uomo nella sua interezza». L’opera di Saba viene quindi paragonata ad alcune delle opere più importanti della cultura occidentale. La sua eccezionalità sta in due aspetti: oltre che nella capacità di rispecchiare con una «pietà quasi materna» la realtà circostante, Saba è grande anche perché esplora se stesso, la sua psiche, «fino alle radici dell’infanzia».