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Come si trasforma o muore una lingua

Parole chiave: Storia Della Lingua

Che le lingue si evolvano e mutino nel tempo è naturale; le lingue immutabili sono solo le lingue cosiddette morte (per esempio il greco e il latino che si insegnano a scuola). Ognuno di noi può osservare alcuni mutamenti, anche solo confrontando la lingua dei parlanti più anziani con quella dei più giovani o la lingua della letteratura del passato con quella di oggi.

Una normale evoluzione

Tutto ciò rientra nella normalità, almeno fino a che non intervengono e si generalizzano cambiamenti strutturali molteplici e concomitanti, come per esempio quelli che hanno portato dal cosiddetto latino volgare alle lingue romanze. Un esempio di cambiamento strutturale in atto è il progressivo affermarsi della locuzione «quello che è», nelle sue declinazioni, al posto degli articoli determinativi, quasi che il semplice articolo non bastasse più a individuare il nome: «su quello che è il vero protagonista dei campionati del mondo di calcio» («Il Sole 24 Ore» 10 giugno 2010), o «l’elevato livello di umidità [...] fa sì che le temperature siano percepite come più alte rispetto a quella che è la realtà» («la Repubblica» 2 luglio 2010). Tale innovazione tende a generalizzarsi, a essere cioè utilizzata anche al di fuori del contesto informale in cui è nata (anzi, molti parlanti, soprattutto giovani, la sentono come più “raffinata” del semplice articolo); se davvero riuscisse a imporsi, sostituendo l’articolo determinativo in ogni tipo di discorso e in ogni circostanza, ciò comporterebbe un profondo mutamento nell’italiano.
Naturalmente, perché una lingua si trasformi in un’altra è necessario che i cambiamenti strutturali siano molti e concomitanti, e che non siano frenati dalle forze “normalizzatrici” (per esempio dalla scuola, l’unica istituzione preposta a trasmettere la norma linguistica).

Lingue scomparse o mutate

Una lingua può scomparire mutandosi in una o più lingue diverse (come è successo al latino, che si è trasformato nelle lingue romanze) o può estinguersi del tutto. È il caso di molte lingue che non hanno mai raggiunto una forma scritta, non venendo mai sottoposte a una normazione esplicita che ne garantisca la trasmissibilità (in primo luogo attraverso la scuola), o che pur avendola raggiunta per qualche motivo in seguito l’hanno persa (per esempio, perché gli alfabeti hanno imparato a scrivere un’altra lingua, abbandonando la scrittura della prima). Così è successo al dalmatico, una delle lingue figlie del latino, parlato sulle coste settentrionali dell’attuale Croazia fino alla fine dell’Ottocento, nella zona meridionale (Dubrovnik) già scomparso nel Cinquecento: ristretto per secoli ai soli usi orali (familiari in special modo), sostituito negli usi scritti da altre lingue (per ultimo dal tedesco, lingua dell’impero austro-ungarico di cui la Croazia faceva parte), ha finito per “non servire più” e si è estinto con la morte degli ultimi parlanti.