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Come muore il “cattivo”

Nell’Ottocento, altri due grandi scrittori hanno scelto di concludere i loro romanzi con una scena simile a quella che si trova nella Chanson de Roland.

I Tre Moschettieri di Dumas: quando il cattivo è donna

Alexandre Dumas è stato uno dei più importanti scrittori del diciannovesimo secolo e ha scritto uno dei libri più belli dell’epoca, I tre moschettieri (1844). Alla fine del romanzo, quando gli eroi hanno ormai portato a termine la loro missione, giunge il momento della vendetta. La scena notturna della decapitazione di Milady è collocata appena prima dell’epilogo, nei capitoli intitolati Il giudizio e L’esecuzione. Milady è il personaggio che ha maggiormente ostacolato i moschettieri e che è responsabile della morte della fanciulla amata da D’Artagnan. Come Gano, Milady è l’incarnazione dell’inganno e della doppiezza. Prima di farla giustiziare dal boia, uno dei moschettieri, Athos (che rappresenta l’onestà e la giustizia), la esorta a chiedere perdono a Dio per i suoi peccati.

Il Don Rodrigo manzoniano e i due finali

Anche nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni, alla fine, il cattivo muore. La morte di Don Rodrigo è una scena di riconciliazione secondo la morale cristiana: il cattivo viene perdonato dalle sue vittime. La morte di Rodrigo nel Fermo e Lucia (1823), che costituisce una prima e molto diversa versione dei Promessi sposi, era molto più cruenta e molto più simile al violento supplizio di Gano. Don Rodrigo, ammalato di peste e ormai fuori di sé (Manzoni scrive «demente», cioè “folle”), quando rivede le sue vittime al lazzaretto, sconvolto, preso dallo sgomento, scappa e salta su un cavallo (Fermo e Lucia, tomo IV, cap. IX).

[…] dopo una breve corsa, egli s’abbattè presso ad un cavallo [...]: il furibondo afferrò la cavezza, balzò su le schiene del cavallo, e percotendogli il collo, la testa, le orecchie coi pugni, la pancia con le calcagna, e spaventandolo con gli urli, lo fece muovere, e poi andare di tutta carriera. Un romore si levò all’intorno, un grido di «piglia, piglia»; altri fuggiva, altri accorreva per arrestare il cavallo; ma questo spinto dal demente, e spaventato da quei che tentavano di avvicinarglisi, s’inalberava, e scappava vie più verso il tempio.

 Poco dopo, giunge la notizia della morte di Don Rodrigo:  

[...] quei monatti sopraggiunsero tosto ansanti; e due che portavano un morto lo gittarono sul carro, dicendo un d’essi: «mettetelo bene in fondo costui, che non torni a cavallo, a farci tribolare».
«Che diavolo è stato», disse più d’uno di quei carrettieri.
«Il diavolo», rispose il monatto, «l’aveva in corpo costui: è andato su e giù finch’ebbe fiato: se durava ancora, faceva crepare il cavallo: ma è crepato egli, e allora per amore o per forza ha dovuto scendere».
Il Padre Cristoforo, rivolto allora a Lucia le disse: «ricordatevi di pregare per questa povera anima voi, e vostro marito, per tutta la vita, e di far pregare i vostri figliuoli, se Dio ve ne concede. Tornate alla vostra compagna. Iddio sia sempre con voi». Dette queste parole, prese in fretta il viale, per andarsene alla sua stazione; Lucia, compunta di quella separazione, e atterrita dallo spettacolo, tornò a capo basso e col petto ansante alla sua capanna; e Don Rodrigo su la cima d’un tristo mucchio, fra lo strepito e le bestemmie, usciva dal lazzeretto per andarsene alla fossa.

Anche se Padre Cristoforo esorta Lucia (la vittima) a pregare per il colpevole, in realtà Rodrigo è morto senza riconciliarsi, senza essere perdonato. La sua morte è una punizione divina. Le tre scene di morte dei “cattivi” (Gano, Milady e Don Rodrigo) hanno caratteristiche molto differenti: alla fine della Canzone, la morte di Gano è voluta da tutta la comunità ed è una cerimonia pubblica. Non c’è il perdono, c’è anzi un insegnamento morale da trarre dalla fine del vile traditore: «Chi tradisce, non è bene che se ne vanti». Anche Milady viene giustiziata per decisione di una piccola comunità. La scena si svolge in segreto, di notte, in un luogo solitario: solo i moschettieri sono giusti (anche se non del tutto!), mentre la società è corrotta. La giustizia non è, come nella Canzone, un’esigenza sociale: è un’aspirazione dei singoli. Nel Fermo e Lucia (come poi nei Promessi sposi), la giustizia è divina. Le vittime non possono giudicare il colpevole: è Dio stesso (la Provvidenza) che punisce i colpevoli.