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Arnaut Daniel in Dante

Arnaut Daniel è passato alla storia non solo per le sue opere ma anche perché è il protagonista di un episodio della Commedia di Dante (T30C).

Nel Purgatorio

Arnaut Daniel è passato alla storia non solo per le sue opere ma anche perché è il protagonista di un episodio della Commedia di Dante (T30C). Arrivato sull’ultima cornice del Purgatorio, Dante incontra i lussuriosi e tra di loro immagina che vi siano due poeti. Il primo è Guido Guinizelli, che Dante definisce «il padre / mio e delli altri miei miglior che mai / rime d’amor usar dolci e leggiadre» (Purgatorio XXVI, 97-99). Il secondo è Arnaut Daniel, che viene così introdotto sulla scena dallo stesso Guinizelli (Purgatorio XXVI, 115-119): 

             «[...] questi ch’io ti cerno
            col dito»  e additò un spirto innanzi
            «fu miglior fabbro del parlar materno.

            Versi d’amore e prose di romanzi
            soverchiò tutti.»

Il «Miglio Fabbro»

Qualche verso dopo, Arnaut Daniel prende la parola e sorprendentemente si esprime in provenzale: Dante inserisce nel suo poema otto versi scritti nella lingua dei trovatori. È una circostanza insolita: tutti gli altri “stranieri” (e anche il trovatore Bertran de Born, che Dante incontra nell’Inferno), infatti, parlano in italiano. La scelta di Dante è quindi importante: da un lato vuole mostrare di essere anche lui un grande poeta e di poter comporre facilmente in provenzale; dall’altro vuole che il lettore abbia l’impressione di leggere direttamente le parole del «miglior fabbro del parlar materno», cioè di colui che meglio di tutti gli altri seppe esprimersi nella lingua naturale, cioè in volgare. Dante lo chiama fabbro proprio perché vuole mettere l’accento sulla sua bravura tecnica e linguistica.