DeA_L&D_icona_strumenti

Il trovatore Marcabru

Marcabru, un giullare guascone attivo attorno al 1150, inaugura un nuovo modo di fare poesia all’interno della tradizione trobadorica: molte delle sue poesie hanno infatti una forte ispirazione religiosa.

Marcabru è un moralista e utilizza la poesia per condannare i vizi del suo tempo, come emerge da questi versi (Dirai vos en mon lati, vv. 7-12, traduzione di G.E. Sansone):

Allontanata dal proprio cammino
la Giovinezza va verso il declino
e il Donare, che le era fratello,
già se ne fugge nascostamente,
perché Costanza, l’ingannatrice,
giammai godé di Gioventù e Letizia.

Le personificazioni

I protagonisti di questa poesia sono delle “personificazioni”, cioè dei concetti astratti (Giovinezza, Costanza, Letizia) che vengono fatti agire e parlare come se fossero delle persone reali. Nella letteratura di tutte le epoche e di tutti i paesi ci sono esempi di questa tecnica e anche noi nella lingua di tutti i giorni utilizziamo spesso una specie di personificazione (come per esempio quando diciamo «Il tempo è tiranno» o «la noia mi assale»). Marcabru porta sulla scena dei concetti per lamentarsi di come vanno le cose ai suoi tempi. La Giovinezza è una dei concetti fondamentali dell’amor cortese: l’innamorato deve essere giovane e deve essere “liberale”, deve cioè saper donare (per questo Donare è fratello di Giovinezza); quello che vuole dire il poeta è invece che i giovani ora non sanno più donare (e infatti il Donare se ne fugge di nascosto) e non sanno più essere costanti in amore.