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I trovatori nell’Ottocento

Un'interpretazione

Giosuè Carducci non è stato solo un poeta e uno scrittore: è stato anche un importante studioso di letteratura antica. Nella raccolta Rime e ritmi (1898) c’è una poesia nella quale unisce il suo talento poetico alla competenza di studioso. S’intitola Jaufré Rudel e (basandosi sulla vida medievale) racconta la storia del trovatore di Blaya. La scena, è quella della morte: la contessa si è appena precipitata al capezzale del poeta. Leggiamo le ultime strofe (vv. 65-89). 

Sí come a la notte di maggio
la luna da i nuvoli fuora
diffonde il suo candido raggio
su ’l mondo che vegeta e odora,
tal quella serena bellezza
apparve al rapito amatore,
un’alta divina dolcezza
stillando al morente nel cuore. 

«Contessa che è mai la vita?
È l’ombra d’un sogno fuggente.
La favola breve è finita,
il vero immortale è l’amor.
Aprite le braccia al dolente.
V’aspetto al novissimo bando.
Ed or Melisenda, accomando
a un bacio lo spirto che muor.»

La donna su ’l pallido amante
chinossi recandolo al seno,
tre volte la bocca tremante
co ’l bacio d’amore baciò,
e il sole dal cielo sereno
calando ridente ne l’onda
l’effusa di lei chioma bionda
su ’l morto poeta irraggiò.

Sulla scorta della Vida

Carducci riscrive la vida a modo suo e secondo le conoscenze della sua epoca, quando si pensava che la contessa di Tripoli fosse Melisenda, figlia di Raimondo II di Tripoli. Carducci inventa dal nulla il discorso di Jaufré e gli fa esprimere un concetto che ritroviamo nel primo sonetto del Canzoniere di Petrarca («quanto piace al mondo è breve sogno») e che era diventato moneta corrente da quando lo spagnolo Calderón de la Barca, nel Seicento, aveva scritto l’opera teatrale La vida es sueño (“La vita è sogno”): la vita terrena è una favola, un sogno, e l’unica verità immortale è quella dell’amore. Carducci utilizza anche alcuni temi che erano già tipici della poesia dei trovatori, come il parallelismo tra il mondo della natura e i sentimenti personali («Sì come a la notte di maggio...», v. 65; «Tal quella serena bellezza...», v. 69).

In Carducci l'arte imita la realtà

Confrontando la poesia di Carducci con quella di Bernart de Ventadorn notiamo una differenza fondamentale: Carducci descrive delle scene che si potrebbero facilmente dipingere o rappresentare a teatro o al cinema. Le descrizioni dei trovatori sono invece quasi sempre prive di elementi realistici. Carducci vive già in un’epoca in cui l’arte cerca di imitare la realtà. All’autore della vida basta dire che il poeta morì tra le braccia della contessa; Carducci la descrive mentre si china sull’amante ormai pallido (cioè prossimo alla morte), lo avvicina al petto e lo bacia tre volte mentre il sole tramonta. Nonostante queste differenze, la poesia di Carducci è molto più vicina alla canzone di Bernart de Ventadorn di quanto lo siano alcune poesie di oggi: è una poesia destinata alla lettura e non al canto, tuttavia, come Quando vedo l’allodola (T1) e come molte altre canzoni dei trovatori, Jaufré Rudel è composta di strofe di otto versi e ogni verso ha otto o nove sillabe ed è quindi il perfetto equivalente dei versi occitani. L’esempio dimostra quanto i trovatori abbiano influenzato la cultura italiana, dai poeti Siciliani fino a oggi.