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La battaglia di Montaperti

L’imperatore Federico II morì nel 1250, ma rimanevano i suoi discendenti. Uno di questi, Manfredi, si fece incoronare re di Sicilia nel 1258, e scese in campo a fianco dei ghibellini toscani nella battaglia di Montaperti (vicino a Siena), avvenuta il 4 settembre del 1260. Grazie anche alle sue truppe, i ghibellini, guidati dai senesi (ma appoggiati anche dai ghibellini espulsi da Firenze, al comando di Farinata degli Uberti), riuscirono a sconfiggere i guelfi, guidati dai fiorentini. Ciò rafforzò la posizione di Manfredi in Italia e destò grande allarme in papa Urbano IV, che offerse il trono di Sicilia a Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX. Giunto in Italia, Carlo, riuscì a sconfiggere Manfredi nel 1266 nella battaglia di Benevento e a ottenere la corona di re di Sicilia.

La battaglia nelle parole di un cronista

Il cronista Giovanni Villani ha descritto nei dettagli la battaglia di Montaperti, soffermandosi anche sul carro che l’esercito fiorentino portava con sé e che è stato riprodotto in una miniatura della versione illustrata della sua Cronica. Si tratta del carroccio, un carro guidato da buoi, sul quale erano riportate le insegne del Comune, immagini votive e la “martinella”, cioè la campana che segnava l’inizio della battaglia. Esso simboleggiava l’intero Comune: la sua perdita in battaglia significa la sconfitta. Ma lasciamo la parola a Villani.

E nota, che ’l carroccio che menava il comune e popolo di Firenze, era un carro in su quattro ruote tutto dipinto vermiglio, e aveavi su commesse due grandi antenne vermiglie, in su le quali stava e ventilava il grande stendale dell’arme del comune, ch’era dimezzato bianco e vermiglio, e ancora oggi si mostra in san Giovanni, e tiravalo uno grande paio di buoi coverti di panno vermiglio, che solamente erano diputati a ciò [...]. Questo carroccio usavano i nostri antichi per trionfo e dignità, e quando s’andava in oste, i conti vicini e’ cavalieri il traevano dell’opera di san Giovanni, e conduceanlo in sulla piazza di Mercato nuovo, e posato per me’ uno termine che ancora v’è d’una pietra intagliata a carroccio, si l’accomandavano al popolo, e popolani li guidavano nell’osti, e a quello erano diputati in guardia i migliori e più forti e virtudiosi popolani a piè della citade, e a quello s’ammassava tutta la forza del popolo. E quando l’oste era bandita uno mese dinanzi dove dovesse andare, si poneva una campana in sull’arco di porte sante Marie, ch’era in sul capo di Mercato nuovo, e quella al continuo era sonata di dì e di notte, e per grandigia di dare campo al nimico ov’era bandita l’oste, che s’apparecchiasse. E chi la chiamava Martinella, e chi la campana degli asini. E quando l’oste de’ Fiorentini andava, si sponeva dell’arco, e poneasi in uno castello di legname in su un carro, e al suono di quella si guidava l’oste. Di queste due pompe del carroccio e della campana si reggea la signorevole superbia del popolo vecchio e dei nostri antichi nell’osti.

 (G. Villani, Cronica, capitolo LXXVI)