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Mercato Vecchio

Il Mercato Vecchio venne allestito a Firenze tra il X e l’XI secolo nell’area dell’antico foro romano, dove oggi si trova piazza della Repubblica. Spazio ufficialmente destinato ai commerci e agli affari, era il mercato più antico e più importante della città altomedievale, esteso tra due chiese antichissime, di età paleocristiana: la chiesa di Sant’Andrea e la chiesa di Santa Maria in Campidoglio.

Alla fine del Duecento, lo scultore e architetto Arnolfo di Cambio costruì nell’area del mercato una loggia per la vendita del grano, che poi nella metà del Trecento venne chiusa per edificare la chiesa di Orsanmichele, tuttora esistente. Intorno al mercato si sviluppò una vasta area urbana, che presto divenne un dedalo di vicoli, crocicchi, piazzette, dove si costruirono magazzini e botteghe destinati alla produzione e alla vendita di merci di ogni tipo: pane, prodotti della terra, pesci pescati nell’Arno e animali allevati fuori le mura della città, ma anche tessuti e artigianato di ogni genere. Entro questi spazi angusti si accalcavano le persone più disparate, che lavoravano, compravano, vendevano: artigiani, commercianti, rigattieri, macellai, insieme ovviamente a usurai, giocatori di carte, truffatori e prostitute, che approfittavano della folla e della confusione per i propri traffici, come in una specie di moderno bazar.

Questo aspetto della piazza dovette restare intatto nei secoli, se alla fine dell’Ottocento il Comune di Firenze decise di attuare un progetto di risanamento del centro antico della città, che versava in pessime condizioni igieniche e urbanistiche. Il progetto prevedeva anche la distruzione completa del Mercato Vecchio: oggi, purtroppo, non ne resta più niente.