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Il primo nucleo dei seguaci di Francesco

La vita di Francesco comincia a essere raccontata poco dopo la sua morte. Tra i primi a scrivere di lui, c’è un anonimo cronista perugino che nel suo resoconto (De inceptione vel fundamento ordinis et actibus illorum fratrum minorum qui fuerunt primi in religione et socii Beati Francisci) si concentra soprattutto sui primi anni dei francescani, quando cioè l’ordine non è ancora un ordine bensì un gruppo di cristiani che vogliono semplicemente stare insieme, pregare, vivere la povertà di Cristo.

Ogni volta che questi devotissimi servi del Signore incontravano, lungo la strada, una chiesa officiata [cioè nella quale si celebrava messa] o abbandonata oppure una croce, si avvicinavano e pregavano con grande intensità dicendo: «Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo qui e in tutte le tue chiese che sono sulla terra, perché tu hai redento il mondo con la tua santa croce». In quei luoghi essi credevano e sentivano di trovare la casa del Signore.
Tutti quelli che li vedevano restavano impressionati e dicevano: «Non abbiamo mai visto religiosi vestiti in quel modo». Erano infatti diversi da tutti gli altri sia per l’abito sia per la condotta di vita, e avevano l’aspetto di uomini dei boschi.
Entrando in una città, in un castello o in una casa, annunciavano la pace. Nelle strade e nelle piazze, dovunque incontrassero uomini o donne, li incoraggiavano a temere e amare il Creatore del cielo e della terra, a richiamare alla memoria i comandamenti che avevano dimenticato e a cercare da quel momento in poi di metterli in pratica.
Alcune di queste persone li ascoltavano volentieri e con gioia, altre invece li deridevano. Molti poi li sottoponevano a una serie infinita di domande, e per loro era assai difficile rispondere a così tanti quesiti. È naturale che dove ci sono delle novità nasce il desiderio di sapere. Alcuni chiedevano loro: «Da dove venite?». Altri invece: «Di quale ordine fate parte?». Essi rispondevano con semplicità: «Siamo penitenti, e siamo nati nella città di Assisi». In effetti l’ordine dei frati in quel periodo non poteva ancora essere chiamato tale.
Molti, dopo averli visti e ascoltati, li giudicavano impostori o sciocchi. E alcuni di costoro dicevano: «Non voglio farli entrare in casa mia, ho paura che mi rubino qualcosa». E per la stessa diffidenza in molti paesi li aggredivano con molti insulti. Perciò essi più spesso trovavano ospitalità sotto i portici delle chiese e delle case [...].
I frati erano comunemente ritenuti dei miserabili al punto che molti, piccoli e grandi, si comportavano con loro e si rivolgevano a loro come padroni con i propri servi. Più d’uno addirittura si divertiva a strappar loro di dosso le vesti, benché fossero di nessun valore e miserelle. Rimasti nudi, poiché avevano soltanto una tonaca, seguivano sempre il modello evangelico e non la richiedevano indietro a coloro che gliel’avevano tolta [...].
Ad alcuni frati gettavano fango sulla testa; ad altri mettevano in mano dei dadi, invitandoli a giocare. Un uomo si caricò un frate sulle spalle, appeso per il cappuccio, e lo portò in giro finché gli piacque. Infliggevano loro queste e molte altre umiliazioni, che non per dilungarci troppo evitiamo di raccontare. Erano ritenuti degni di disprezzo al punto che venivano malmenati tranquillamente e impudentemente come fossero malfattori. Oltre a questo pativano molti tormenti e angustie per la fame, la sete, il freddo e la nudità.
Ma essi sopportavano tutto questo con fermezza e pazienza, come il beato Francesco li aveva esortati a fare.

(La letteratura francescana. Le vite antiche di San Francesco, II vol., a cura di C. Leonardi, Milano, Fondazione Valla/Arnoldo Mondadori 2005)

Una rivoluzione

Per capire quanto fosse rivoluzionaria la vita dei seguaci di Francesco, bisogna tenere presente quale fosse invece la vita dei religiosi all’inizio del Duecento.
In primo luogo, i religiosi erano, di solito, stanziali: vivevano cioè in chiese, conventi, monasteri, spesso lontani dalle città; invece i francescani viaggiano, non si stabiliscono mai a lungo in un luogo, e contano sull’ospitalità delle persone che trovano sulla loro strada.
In secondo luogo, i religiosi erano generalmente più ricchi dei laici, e conservavano, nell’abito e nelle maniere, un decoro che li rendeva degni di rispetto e di soggezione; invece, i francescani sono poverissimi, si vestono in maniera semplice (sembrano «uomini dei boschi», dice il cronista!) e, anziché suscitare rispetto, vengono addirittura presi in giro e picchiati dal popolo («Un uomo si caricò un frate sulle spalle, appeso per il cappuccio, e lo portò in giro finché gli piacque»).
I francescani, a differenza degli eretici (valdesi, catari), non mettono in discussione nessuno dei dogmi del cristianesimo o delle regole della chiesa cristiana: semplicemente, vivono la loro fede in questo modo, come gli ultimi degli ultimi. E sarà questa, soprattutto, la loro rivoluzione: una rivoluzione nei costumi e nei modi di vita i cui effetti perdurano ancor oggi. Non è un caso se Jorge Mario Bergoglio ha scelto il nome di Francesco quando è stato eletto papa: ha voluto affermare che i valori francescani – povertà, semplicità, umiltà, compassione – sono ancora ben vivi nella Chiesa.