DeA_L&D_icona_strumenti

Imitazione e attualizzazione

I racconti del Novellino non possono essere definiti originali nel senso moderno del termine. Oggi non è ammissibile che uno scrittore imiti o addirittura traduca l’opera di un altro scrittore senza dichiararlo esplicitamente. Ma nell’antichità e nel Medioevo il concetto di “paternità letteraria” o di “diritto d’autore” era molto più fluido. Agli scrittori di quelle epoche si concedeva una certa libertà nell’uso dei materiali della tradizione, e di fatto l’idea che un racconto debba avere un contenuto interamente “nuovo”, mai prima trattato, corrisponde a una concezione moderna, post-romantica (Virgilio non riprende forse personaggi e situazioni di Omero? E Dante non imita Virgilio in molti punti della Commedia?).

Le fonti riviste e corrette

Lo spunto per i racconti del Novellino proviene da molte fonti diverse: testi francesi, provenzali, latini, ma anche arabi ed ebraici. Ciò che l’autore (o gli autori) del Novellino fa è di solito attualizzare i racconti tramandati da quelle fonti. Cosa significa attualizzare? Significa riempire i racconti tradizionali con nomi o circostanze prese dalla storia contemporanea. Per esempio, la novella 31 è rifatta sul modello di un aneddoto riferito nella Disciplina clericalis, una raccolta di storie esemplari in latino risalente al secolo XII.
In quest’ultima il protagonista è «un re», senza specificazioni, mentre nel Novellino il protagonista diventa «messere Azzolino», cioè Ezzelino da Romano, feudatario della Marca Trevigiana (1194-1259). In altre novelle, per fare un altro esempio, un aneddoto che le fonti raccontano a proposito di un re o di un imperatore dell’antica Roma viene invece riferito a un personaggio della cronaca contemporanea, per esempio a Federico II: cambiano i nomi ma la sostanza, la vicenda narrata, rimane la stessa.