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Amore omicida

In Voi che ’ntendendo, specie ai vv. 36-39, troviamo un’immagine di Amore meno dolce e benevola di quella a cui siamo abituati: un Amore, alla lettera, micidiale, che uccide chi ne diventa vittima.

Ebbene, questa idea di Amore come divinità crudele, che ferisce o uccide, ha una sua storia, sia nella tradizione letteraria sia nell’arte figurativa. Di questa seconda ha parlato lo storico dell’arte Erwin Panofsky in un saggio famoso:

Esistono rappresentazioni che dipingono Cupido come un fanciullo alato nudo, o praticamente nudo, e pertanto costituiscono i più precoci ritorni al tipo classico. Ma esse mostrano Cupido non soltanto bendato, ma anche con artigli, come in uso per le immagini del Diavolo e talvolta della Morte [...]. Il migliore esempio noto di questo tipo appare nell’allegoria giottesca della Castità (oggi generalmente datata 1320-1325), in San Francesco ad Assisi. Qui Cupido (con l’iscrizione Amor) e il suo nudo compagno Ardor vengono scacciati dalla «Torre della Castità» da Mors – uno scheletro con la falce – e da Penitentia [...]. Cupido è dipinto come un fanciullo di dodici o tredici anni, con le ali e una corona di rose. Gli occhi sono bendati ed è interamente nudo, salvo che per il laccio della faretra, sul quale sono infilzati i cuori delle vittime come gli scalpi alla cintura di un indiano. Anziché piedi umani ha zampe di grifone.

(E. Panofsky, Studi di iconologia. I temi umanistici nell’arte del Rinascimento, Einaudi, Torino 2009)