DeA_L&D_icona_strumenti

Il Nilo, fiume della giustizia

Quattro fiumi

Drittura dice di aver generato figlia e ni­pote alle sorgenti del Nilo: «sopra la vergin onda / generai costei che m’è dallato» (vv. 49-50). Perché il Nilo? Si è pen­sato che Dante alluda qui al fatto che il Nilo è, secondo la Bibbia, uno dei fiumi che scendono dal paradiso terrestre, corrispondenti alle quattro virtù cardinali (giustizia, pru­denza, fortezza e temperanza): gli altri sono l’Eufrate, il Tigri e il Danubio (o il Don). Il Nilo sarebbe dunque già nella Bibbia il simbolo della giustizia? No, perché se si va a leggere il libro della Genesi si scopre che il Nilo è sì inter­pretato come simbolo di una virtù, ma non della giusti­zia, bensì della temperanza o della fortezza; simbolo della giustizia è invece generalmente l’Eufrate. Può darsi però che, se non nella Bibbia stessa, in alcuni commenti alla Genesi Dante potesse trovare questa unione tra il Nilo e la giustizia. 

Perché il Nilo?

Ricapitolando. Il Nilo è uno dei quattro fiumi che scendono dal paradiso terrestre e che affiorano in punti diversi della terra. L’identificazione tra il Nilo e la Giu­stizia non è comune ma si trova talvolta in fonti che Dante poté conoscere e adoperare. Testi di varia natura, poi, asso­ciano il primo sviluppo della giustizia e il suo culto a popo­lazioni che vivono in prossimità del Nilo. Tutto sommato, è verosimile che sia questa la ragione per cui Dante pone in questa regione la genesi mitica del diritto delle genti e del diritto civile.
Per quanto riguarda l’identificazione del Nilo come simbo­lo della Giustizia, si consideri il dipinto L’età dell’oro, oggi agli Uffizi, realizzato da Jacopo Zucchi forse per Ferdinan­do de’ Medici, in occasione dell’incoronazione granducale del 1587. Sotto il cartiglio O bell’anni de l’oro, retto da due angeli, un gruppo di figure nude, non toccate dal pecca­to originale, si affolla lungo un fiume della giustizia che è il Nilo. Anche per Zucchi, dunque (ma siamo ormai nel tardo XVI secolo), il Nilo era il simbolo della giustizia. Forse anche Dante ha attinto a questa stessa tradizione?