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Il Trionfo d’Amore

L’opera comincia con il protagonista che un giorno ha una visione durante il son­no. La visione è ambientata a Valchiusa (il chiuso loco del v. 8), dove, come sappia­mo dalle altre opere di Petrarca, soprattutto dal Canzoniere, è cominciata la storia d’amore con Laura. Il poeta è sfinito per aver troppo pianto («del pianger fioco», v. 10, cioè “reso debole dal piangere”), si addormenta e vede un grande bagliore all’interno del quale compare la prima processione (Trionfo d’Amore I, 1-15):

Il Trionfo d’Amore, da un manoscritto dei Trionfi del XV secolo.

Al tempo che rinova i mie’ sospiri
per la dolce memoria di quel giorno1
che fu principio a sì lunghi martiri,
già il sole al Toro l’uno e l’altro corno
scaldava2, e la fanciulla di Titone3
correa gelata al suo usato soggiorno4.
Amor, gli sdegni5, e ’l pianto, e la stagione
ricondotto m’aveano al chiuso loco
ov’ogni fascio il cor lasso ripone6.
Ivi fra l’erbe, già del pianger fioco7,
vinto dal sonno, vidi una gran luce,
e dentro, assai dolor con breve gioco8.
Vidi un vittorïoso e sommo duce9
pur com’un di color che ’n Campidoglio
triumphal carro a gran gloria conduce10.

1. quel giorno: il giorno dell’innamoramento, il 6 aprile 1327.
2. già ... scaldava: già il sole scaldava entrambe le corna del Toro: vale a dire, metaforicamente, che il Sole era en­trato nella costellazione del Toro: si è dunque in primavera.
3. la fanciulla di Titone: l’Aurora, moglie di Titone; Titone era un personaggio mitologico che, per la sua bellezza, fece innamorare Aurora: e Aurora lo rapì e lo portò con sé in cielo.
4. correa ... soggiorno: (l’Aurora) lasciava l’oceano (gelata, con riferimento al fresco del mattino) e volava verso il cielo (il suo usato soggiorno).
5. gli sdegni: di Laura.
6. ov’ogni ... ripone: dove il cuore stanco depone il suo ca­rico di dolore.
7. fioco: indebolito.
8. assai ... gioco: molto dolore e poca gioia; tale è infatti, se­condo Petrarca, il destino che tocca agli amanti: più amarezze che gioie.
9. sommo duce: grande condottiero; cioè Amore.
10. pur ... conduce: proprio come quelli che si vedono a Roma, in Campidoglio (uno dei sette colli romani), celebrare il trionfo sul loro carro.

Sul trionfo, cioè sul carro trionfale, non c’è un condottiero romano bensì l’Amore. Il protagonista non capisce subito. Come in ogni racconto d’avventura, scopre pian piano di che cosa si tratta e solo più avanti gli viene rivelato di quale dio si celebra il trionfo.
In un certo senso, è come se Petrarca avesse prolungato l’episodio del quinto canto dell’Inferno di Dante, dove il poeta si imbatte nei più famosi lussuriosi della storia
(Percorso 6, T23). Infatti, nel Trionfo d’Amore, Petrarca vede sfilare una lunga serie di personaggi storici e mitologici, tutti accomunati dal fatto di essere stati dominati, in vita, da un amore puramente sensuale. Il primo personaggio che Petrarca vede è Cesare, e in questo incontro è subito evidente il progetto com­plessivo dell’opera. Cesare non è considerato un vincitore: è un vinto, perché pur avendo trionfato dei suoi nemici ha ceduto alla passione (Trionfo d’Amore I, 88- 93). E avere sconfitto Cesare è una grande gloria per il dio d’Amore («che del suo vincitor sia gloria il vitto», v. 93):

Quel che ’n sì signorile e sì superba
vista vien primo è Cesar, che ’n Egitto
Cleopatra legò tra’ fiori e l’erba.
Or di lui si triumpha
1. Ed è ben dritto2,
s’e’ vinse ’l mondo, ed altri ha vinto lui,
che del suo vincitor sia gloria il vitto
3.

1. Or … triumpha: ora è su di lui che si ce­lebra il trionfo, è lui lo sconfitto.
2. dritto: giusto.
3. vitto: vinto, dal latino victus.

    Nella quarta parte del Trionfo, compaiono sulla scena anche i protagonisti della let­teratura italiana (Trionfo d’Amore IV, 28-36):

Così, or quinci or quindi1 rimirando,
vidi gente ir
2 per una verde piaggia3
pur d’amor volgarmente ragionando4:
ecco Dante e Beatrice, ecco Selvaggia
5,
ecco Cin da Pistoia, Guitton d’Arezzo
6,
che di non esser primo par ch’ira aggia
7;
ecco i duo Guidi
8 che già fur in prezzo9,
Onesto Bolognese
10, e i Ciciliani11,
che fur già primi, e quivi eran da sezzo
12.

1. or quinci or quindi: da una parte e dall’altra.
2. ir: andare.
3. piaggia: distesa.
4. d’amor … ragionando: parlando d’amore in volgare.
5. Selvaggia: la donna amata da Cino da Pistoia, citato al verso successivo.
6. Guitton d’Arezzo: Guittone d’Arezzo (1235 ca.-1294 ca.).

Sono tutti personaggi che conosciamo già: Dante e Beatrice, Cino da Pistoia e Selvag­gia, Guittone d’Arezzo, i due Guidi, Guido Cavalcanti e Guido Guinizelli, Onesto da Bologna e i poeti siciliani, che pur essendo i più antichi sono alla fine della sfilata dei poeti italiani (probabilmente perché Petrarca li considera meno importanti dei poeti cronologicamente più vicini a lui).

Un itinerario poetico verso Dio

Lo schema presente nel Trionfo d’Amore si ripete nei vari libri che compongono l’opera, seguendo idealmente le tappe della storia d’a­more di Petrarca. Dopo Amore trionfa la Pudicizia, «ch’accende in cor gentil oneste voglie» (Trionfo di Pudicizia v. 182): è l’amore casto, onesto e gentile riservato alle persone non volgari, l’amore che Laura pretendeva dal poeta. Nel Trionfo di Morte la protagonista è Laura: come Dante aveva raggiunto Beatrice nel purgatorio per poi farsi accompagnare da lei fin quasi sul punto più alto del paradiso, Petrarca incontra Laura, così bella da far sembrare bella anche la morte: «Morte bella parea nel suo bel viso» (Trionfo di Morte I, 172). Siamo ormai idealmente nel 1348 e Laura, du­rante l’epidemia di peste, muore. Se tutto ciò che appartiene al mondo è destinato a morire, l’unica possibilità per gli uomini di essere ricordati è la Fama. Nel quarto trionfo Petrarca vede i veri condottieri, quelli la cui memoria si è conservata nei secoli, nonché i grandi protagonisti della cultura antica (Platone, Aristotele, Virgilio, Cicerone e moltissimi altri). Se anche la Fama è sconfitta dal Tempo, di cui parla il quinto trionfo, l’unica speranza è nell’eterno. Il Trionfo di Eternità è l’equivalente dell’ultimo canto della Commedia: Petrarca immagina di assistere alla fine dei tempi, come Dante aveva immaginato di vedere con i suoi occhi la Trinità. È una poesia che possiamo definire “metafisica”, perché pretende di mostrarci ciò che non è per­cepibile con i sensi e che sta al di fuori del mondo terreno, cioè del mondo “fisico”. Petrarca non vede la Trinità, ma vede il passato, il presente e il futuro riuniti in un solo punto che in fondo è Dio stesso, dato che solo Dio conosce ogni cosa (Trionfo di Eternità, 25-33).

 Qual meraviglia ebb’io, quando ristare1
vidi in un punto quel che mai non stette,
ma discorrendo suol tutto cangiare2!
E le tre parti sue vidi ristrette3
ad una sola, e quella una esser ferma
sì che, come solea, più non s’affrette,
e quasi in terra d’erbe ignuda ed erma4,
né “fia5” né “fu” né “mai” né “inanzi” o “’ndietro”
ch’umana vita fanno varia e ’nferma6!

1. ristare: fermarsi.
2. ma ... cangiare: ma è solito, col passare del tempo, cambiare completamente.
3. ristrette: ridotte; racchiuse.
4. erma: solitaria.
5. fia: sarà, cioè il futuro.
6. (i)nferma: instabile; precaria.