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La lettera di donazione del cardinale Bessarione al doge e al Senato di Venezia

Subito dopo la caduta di Costantinopoli il cardinale Bessarione, per salvare la grande tradizione ellenica dalla minaccia di distruzione, raccolse i codici di tutte le opere greche sopravvissute, sacre e profane, e decise di donarle a Venezia. La lettera che qui riportiamo, scritta di suo pugno, costituisce l’atto di donazione della sua biblioteca, stabilendone condizioni e restrizioni (per esempio il diritto del donatore di conservare fino alla morte i manoscritti che preferiva o reputava più utili per il suo lavoro).

Secondo Pinventario, al momento della donazione Bessarione era in possesso di 482 manoscritti greci e 264 latini, un numero destinato ad aumentare dopo la sua morte.

Viterbo, 31 maggio 1468

Sin dalla più giovane età mi sono impegnato in tutti i modi per mettere insieme quanti più libri potevo su ogni argomento. Non soltanto ne ho copiati molti io stesso quando ero ragazzo, ma ho anche destinato tutto quello che riuscivo a risparmiare all’acquisto di libri – non potevo immaginare di procurarmi nulla di più nobile e splendido, né tesoro più utile e prezioso [...].

Questo fine ha sempre dominato i miei pensieri, ma è diventato ancora più urgente dopo la distruzione della Grecia e la caduta di Bisanzio in schiavitù. Da allora tutte le mie forze, il mio tempo, la mia dedizione sono andati alla ricerca di libri greci. Perché io temevo – anzi, avevo il terrore – che tutti quei libri straordinari, quei prodotti della fatica dei più grandi ingegni, quelle sorgenti di luce per il mondo, fossero in pericolo e rischiassero di andare distrutti in un istante. Dei 200.000 volumi conservati nella biblioteca di Apamea, di cui abbiamo notizia grazie a Plutarco, nemmeno un migliaio è sopravvissuto fino a oggi. Per quanto mi è stato possibile, però, io ho preferito puntare sulla qualità dei libri, piuttosto che sulla quantità, privilegiando singoli volumi di singole opere. In questo modo ho raccolto quasi tutte le opere dei sapienti greci, specialmente quelle rare e difficili da trovare. Ma mi sono anche reso conto che il mio sogno non si realizzerebbe se non trovassi una destinazione per quei libri, messi insieme con tanta passione e fatica, così da evitare che dopo la mia morte vadano dispersi. Quei libri devono essere conservati in un luogo sicuro e accessibile per il bene di tutti i lettori, siano essi greci o latini.

Dopo aver valutato il problema e considerato varie città italiane, il vostro glorioso e splendido stato mi si è presentato come l’unico dove le mie preoccupazioni avrebbero trovato sollievo. Anzitutto perché non potrei trovare luogo più sicuro di questo dove è la giustizia a regnare, le leggi sono rispettate, l’onestà e la saggezza governano gli affari e dove la virtù, la moderazione, la serietà, la giustizia e la buona fede sono di casa [...]. Inoltre, ho capito che non potrei trovare luogo più adatto e conveniente a persone di origine greca come me. Infatti, benché a Venezia vengano in gran numero da quasi ogni parte del mondo, i greci sono i più numerosi di tutti; e non appena si mettono in viaggio e fanno la loro prima sosta qui, si sentono subito uniti alla vostra città da un legame talmente stretto che gli sembra di essere entrati in un’altra Bisanzio. Dopo tutto ciò, come potrei trovare una collocazione migliore per il mio lascito di questa, cioè presso coloro a cui sono legato per i numerosi benefici che mi hanno riservato? nella città che ho scelto come mia nuova patria nel momento in cui la Grecia veniva ridotta in schiavitù e nella quale io, straniero, sono stato accolto con i massimi onori?

Consapevole della mia condizione di mortale e considerata la vecchiaia che incalza e i vari mali che mi affliggono (e quelli che potrebbero affliggermi), ho deciso di donare tutti i miei libri, sia quelli in greco sia quelli in latino, alla santissima sede del beato Marco nella vostra città [...]. E dunque invio alle vostre eccellenze la donazione stessa, l’indice dei libri, e un decreto del pontefice, invocando Dio perché il vostro stato goda di ogni bene, felicità e prosperità, e perché vi regnino pace, serenità, riposo e una concordia perenne