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La storia non è maestra di niente

I trattati politici di Machiavelli nascono, dice l’autore, dall’esperienza delle cose moderne e dagli insegnamenti di quelle antiche. La storia serve perché ci insegna a vivere meglio il presente.

Quest’idea che la storia sia, come dicevano i latini, magistra vitae (“maestra di vita”) verrà messa in discussione da Francesco Guicciardini pochi anni dopo nelle sue Considerazioni sui «Discorsi» di Machiavelli (1530):

Non concordo già [...] che sempre nel mondo fu tanto del buono in una età quanto in un’altra, benché si variino i luoghi [...]. Dalle variazione delle arte, della religione, de’ movimenti delle cose umane, non è meraviglia siano anche variati e’ costumi degli uomini.

Ancora più drastico sarà, due secoli dopo, il giudizio dell’abate Galiani (uno dei più acuti economisti italiani del Settecento), in una lettera a Madame d’Épinay del 6 novembre 1773:

Vi dirò che avete ragione quando sostenete che la politica degli antichi non può più servirci a niente. A parte poche teorie generali, che sono rimaste le stesse, tutto è cambiato; i dettagli sono differenti. Ora, le teorie generali e il nulla sono più o meno la stessa cosa [...]. La scienza dei dettagli è la sola utile, e [...] i dettagli della politica moderna non assomigliano in niente agli antichi [...]. Licurgo e Solone non assomigliano se non a san Francesco, a sant’Ignazio, a san Domenico; non hanno niente in comune con Mazzarino, Colbert, Richelieu, lo zar Pietro.

E infine ecco una poesia di Eugenio Montale sull’identico tema, intitolata proprio La storia:

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora.
La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché e fuori.
La storia non somministra
carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

Il mondo è uno spazio più ampio
Che cosa è successo? Perché la storia non è più maestra di vita? Il fatto è che si poteva credere che la storia di Roma e di Atene fosse utile per giudicare il presente quando si credeva anche che la natura umana fosse una e immutabile, come Machiavelli mostra più volte di credere. Dopo di lui, tuttavia, due mutamenti di mentalità mettono in crisi questa convinzione. Il primo mutamento è legato alle scoperte geografiche, che dimostrano che il mondo è molto più grande di quanto sino a poco prima si credeva, e che la sua storia non è una sola storia (quella occidentale) bensì un intreccio di storie. È chiaro allora che anche la lezione della civiltà greco-romana cessa di esprimere dei valori e delle verità universalmente valide.

Il progresso ha trasformato la natura
Il secondo mutamento è legato ai progressi della scienza e della tecnica. Machiavelli e i suoi predecessori credevano nella sostanziale stabilità della natura umana. Ma quando i cambiamenti culturali – quello che oggi chiamiamo progresso – diventano così rapidi e sconvolgenti da trasformare la natura, allora anche le lezioni del passato diventano inutili perché sono incommensurabili a questo presente: gli esseri umani di cui parlano quelle lezioni, quei libri, non hanno più quasi niente in comune con gli esseri umani che ci circondano.