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Alle origini delle letterature europee

Tra l’XI ed il XII secolo si sviluppa in Francia una coscienza letteraria in volgare, data dalla presenza di due grandi aree linguistiche ben strutturate: a nord la lingua d’oil e a sud, in Provenza, la lingua d’oc.

Nel sud della Francia: i trovatori
Quest’ultima ebbe larga diffusione grazie ai trovatori provenzali che scrivevano canzoni e intrattenevano, divertendole, le corti più ricche e potenti di Francia. Essendo per loro un lavoro a tutti gli effetti, i trovatori spesso vagavano di corte in corte per ottenere ospitalità ed onori dai mecenati; questo – insieme alla diaspora e alla scomparsa delle corte occitane nel corso del XIII secolo – portò i poeti e la lirica d’oc in Italia, dove vennero ben accolti. Molto raffinata sul piano formale, la lirica provenzale affronta numerosi temi, la politica, la morale, la religione e soprattutto l’amore, trattato secondo i canoni cortesi, ossia fonte di gioia ma anche di angoscia per via dell’inappagamento continuo. Tra i primi trovatori, c’è Guglielmo IX – tra i pochi di estrazione non umile – ma soprattutto Arnaut Daniel, amato da Dante e il maggiore rappresentante della tendenza del trobar clus, ossia dell’uso di uno stile elaborato, artificioso chiuso e difficile, contrapposto al trobar leu, più limpido e comprensibile. Di questa seconda strada è il trovatore Bernart de Ventadorn: la sua produzione sviluppa le caratteristiche tipiche della lirica provenzale, ossia il tema dell’amore negato e della disperazione legata al rifiuto, il confronto tra il proprio stato d’animo e la natura e l’utilizzo di sentenze e proverbi. Altra materia del poetare è la guerra, che i trovatori esaltano quale luogo in cui si dà prova di coraggio e di  fedeltà ai valori feudali (Bertran de Born).

Nel nord della Francia: la chanson de geste
Composte nel nord della Francia in lingua d’oil tra l’XI ed il XII secolo e destinate ad essere cantate da giullari nelle corti o nelle piazze, le chanson de geste narrano principalmente vicende del passato, rimaneggiate e trasfigurate alla luce dei valori contemporanei. Di grande suggestione sono le imprese di Carlo Magno e dei suoi conti mosse contro gli Arabi, che offrivano un perfetto parallelo con il periodo delle Crociate che i contemporanei stavano vivendo. E questo è infatti lo sfondo della più celebre tra le canzoni di gesta, la Chanson de Roland (XII secolo) incentrata sulla figura di Rolando, paladino dell’imperatore, morto durante la battaglia di Roncisvalle. Pensate non solo per divertire, le canzoni avevano infatti la funzione di tramandare la conoscenza di eventi storici e mettere in luce quei valori ritenuti più significativi per la società feudale.

Nel nord della Francia: il romanzo cortese
Il romanzo cortese Si sviluppa in Francia nella seconda metà del XII secolo il romanzo cavalleresco, scritto in versi e pensato per la recitazione individuale e collettiva. A differenza delle canzoni di gesta il romanzo cavalleresco canta di avventure di cavalieri che perseguono una meta individuale; si nutre di trame ampie e ricche di digressioni che intendono coinvolgere ed appassionare il lettore. Tema centrale è spesso l’amore cortese, condito di frequente con elementi meravigliosi e fiabeschi. Grande fortuna ebbe la “materia di Bretagna”, le cui storie e personaggi furono molto amati nel Medioevo, diffondendosi in tutta Europa grazie a poeti e giullari, e si impressero col tempo nell’immaginario della cultura occidentale, influenzando la formazione delle altre letterature nazionali. Tra questi si ricorda la storia di Tristano e Isotta e del loro amore infelice raccontato da Béroul e Thomas, che ne danno due differenti interpretazioni; il ciclo bretone con le vicende di re Artù e i suoi cavalieri della tavola rotonda  che trova la sua massima espressione nei romanzi di Chrétien de Troyes: nelle sue opere si avvicendano e si intrecciano storie d’avventura, o storie dall’amore dirompente (Lancillotto e Ginevra) che può condurre fino alla morte (Tristano e Isotta), oppure ancora storie in cui si racconta la formazione dell’eroe, perfezionato dalle numerose prove a cui è sottoposto prima di poter raggiungere il proprio obiettivo (Perceval e il Sacro Graal).