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La Poesia lirica nel cinquecento

Nel Cinquecento Francesco Petrarca diviene il modello assoluto per chi scrive poesia: vengono ripresi lo stile, il lessico, i temi o la struttura delle opere principali.

Pietro Bembo

Nato a venezia nel 1470 da nobile famiglia si dedica agli studi umanistici, frequenta la corte estense di Ferrara e in seguito quella dei Montefeltro, a Urbino; nominato cardinale nel 1539 muore nel 1547. Del 1501 è l’edizione da lui curata del Canzoniere di Petrarca, per l’editore veneziano Aldo Manuzio: mantenendosi scrupolosamente fedele al manoscritto dell’autore, ristabilisce la versione corretta delle poesie di Petrarca, che fino ad allora erano circolate in copie piene di errori linguistici e lessicali. L’operazione di Pietro Bembo consacra Petrarca a modello assoluto della lingua poetica. Elabora anche una modello linguistico per l’italiano scrivendo le Prose della volgar lingua edite nel 1525 e applicando le sue teorie nelle Rime, pubblicate nel 1530: per la poesia vi è un solo modello eccellente a cui ispirarsi ed è Petrarca (Boccaccio lo è per la prosa) da seguire sia nelle scelte linguistiche sia nei contenuti, sia nello stile, che deve risultare un equilibrato insieme di gravitas (“solennità”) e suavitas (“leggerezza”).  Bembo è anche autore degli Asolani (1505), un dialogo misto di prosa e poesia, ambientato ad Asolo in cui tre giovani e tre donne si incontrano per conversare e verseggiare.

Giovanni Della Casa

Ecclesiastico di nobile famiglia fiorentina, Giovanni Della Casa è autore latino e altresì volgare: le sue Rime, pubblicate postume nel 1558, riscossero un notevole successo, nonostante lo stile difficile e complesso.

Michelangelo Buonarroti

Sempre nell’ambito della poesia petrarchista si sviluppa l’esperienza poetica di Michelangelo Buonarroti; oltre alla profondità dei temi e dei concetti, la sua poesia esprime anche uno stile personale in sintonia con certe sculture della maturità: così come nel marmo il nucleo del progetto dell’artista è semplicemente abbozzato (la cosiddetta tecnica del “non finito”) ugualmente nella poesia non serve completare un componimento in tutte le sue parti costitutive,  una volta espresso ciò che si desidera.

Petrarchismo al femminile

Tra il Quattrocento e il Cinquecento anche le donne compaiono sulla scena letteraria del tempo, non solo con testi spirituali ed edificanti, ma addirittura con versi d’amore.

 

Vittoria Colonna Tra le nobildonne-poetesse del tempo, Vittoria Colonna è una delle più significative; le sue Rime cantano soprattutto l’amore per il marito scomparso mentre in altre, a carattere più spirituale, si serve dello stile petrarchesco per trattare dell’amore divino, del pentimento e dell’esperienza mistica.

 

Gaspara Stampa Diverso è l’amore cantato da Gaspara Stampa, una cortigiana che fa tesoro dell’esperienza petrarchesca in termini di stile e linguaggio ma che racconta di un amore sfortunato e tormentato nel quale, con un rovesciamento di fondo, è la poetessa a lamentare la mancanza dell’amato e non il contrario.

La lirica del medio e del tardo Cinquecento: il concettismo

Obbligati a rimanere all’interno di determinati codici lirici, alla fine del Cinquecento, i poeti cominciano a ricercare soluzioni personali attraverso l’uso di complicazioni formali, artifici e associazioni insolite di parole. Questa ricerca – chiamata concettismo – si compie attraverso l’uso della metafora, capace di instaurare relazioni inattese e sorprendenti fra le cose e le esperienze con lo scopo di suscitare meraviglia nel lettore.