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La letteratura popolar(eggiant)e

Nel Quattrocento, accanto alla tradizione “colta”, vive in Italia un filone di letteratura popolareggiante, elaborata sia da esponenti delle classi umili, che non svolgevano primariamente il mestiere di scrittore, sia da autori di rango elevato. Una produzione che, per sua natura, fa uso del volgare e si nutre dello spirito della tradizione comico-realistica e della cultura popolare.

Il Burchiello
Tra i capiscuola di questa “modalità del comico”, vi è Domenico di Giovanni detto il Burchiello (1404-1449), autore di una raccolta di sonetti in parte costruiti “alla burchia”, cioè alla maniera in cui vengono caricate le barche, ossia alla rinfusa. Il Burchiello è infatti un grande sperimentatore di linguaggi, che utilizza e associa le parole più per assonanza fonica che per senso logico, dando vita ad accostamenti imprevedibili dall’effetto comico. La sua poesia è insieme grottesca, surreale e sfocia spesso nel nonsense, ma è anche parodistica, quando avvicina termini della tradizione erudita ed ecclesiastica a quelli umili e quotidiani. Suoni inconsueti, rime difficili, polisemia e ambiguità, sono gli ingredienti principali della poesia del Burchiello che, talvolta, decide di misurarsi anche con la descrizione di situazioni reali, magari spiacevoli, ma in modo divertente e creativo.

La Novella del Grasso legnaiuolo
Un’altra interessante modalità del comico è offerta dalla Novella del Grasso legnaiolo, che mette in scena lo scherzo ordito all’intarsiatore in legno Manetto Ammannatini, chiamato “il Grasso”, da un gruppo di amici che si fanno beffa di lui riuscendo a convincerlo di non essere più se stesso e di essersi sempre chiamato Matteo. L’ignoto autore della novella si è ispirato a fatti realmente accaduti nella Firenze dell’epoca in cui un certo Manetto Ammannatini era stato beffato da una messinscena il cui regista principale era proprio il grande artista del Rinascimento, Filippo Brunelleschi. Una ricca recita in cui è dato molto spazio ai dialoghi veloci e naturali e agli scambi di battute rapidi e concisi tipici della lingua parlata.

Motti e facezie del Piovano Arlotto
I Motti e facezie del Piovano Arlotto sono invece una raccolta di battute e scherzi attribuiti al prete fiorentino Arlotto Mainardi, noto per le sue burle e per i motti di spirito nonché per le sue passioni legate al vino, al cibo e alle donne. Il ritratto che di lui se ne ricava è quello di un uomo di condizione sociale non elevata ma che grazie al suo ingegno e alla sua arguzia è in grado di fronteggiare qualsiasi situazione e di far divertire attraverso la sua innata comicità che rende il suo intervento una vera e propria performance di carattere teatrale.