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La prosa tra cinquecento e seicento

Uscita rafforzata dal Concilio di Trento, tra Cinque e Seicento, la Chiesa impone diffusamente il suo controllo intellettuale, punendo con severità le idee ritenute eretiche e tutte le altre espressioni di libero pensiero che mal si accordavano con le teorie ecclesiastiche. Vengono infatti perseguitati i maggiori liberi pensatori (libertini) del secolo, come Galileo Galilei, Giordano Bruno e Tommaso Campanella, rei di aver dato la loro personale interpretazione alla tradizione laica dell’umanesimo.

Traiano Boccalini
I Ragguagli di Parnaso (1612) sono brevi resoconti che Traiano Boccalini immagina provenire dal regno inventato di Parnaso, nei quali si raccontano le vicende e le attività di numerosi personaggi, che offrono l’occasione all’autore di scandagliare la società del tempo e i suoi difetti. La rassegna di situazioni e di uomini – come il discorso di Machiavelli – è volta a mostrare come la Controriforma abbia lo scopo di mantenere la gente comune nell’ignoranza, evitando di fornire loro l’”occhiale politico”, ossia lo strumento intellettuale per capire le dinamiche del potere.

Giordano Bruno
Giordano Bruno attua una vera e propria rivoluzione filosofica: approda infatti alla riflessione secondo la quale il cristianesimo non sia una religione rivelata, bensì una religione in cui Dio anima e, secondo un approccio panteistico, permea tutte le cose. Facile intuire come queste teorie non piacquero al Sant’Uffizio che prima costrinse l’autore a vagare per l’Europa e poi lo portò sul rogo dell’Inquisizione. Oltre a numerosi testi in latino – come i trattati sulla mnemotecnica – Bruno è autore anche di testi in italiano: sua è la commedia Il Candelaio (1582), nella quale una triplice beffa ordita ai danni di un uomo sottende la polemica contro la cultura ufficiale e contro l’insistenza nel perseguire le passioni umane. Scrisse anche sei dialoghi, di cui tre di argomento morale, di taglio satirico, e gli altri di argomento cosmologico, in cui la difesa delle tesi di Keplero e di Copernico si accompagna all’affermazione dell’esistenza di un’infinità pluralità di mondi simili alla terra, anch’essi animati dallo spirito di Dio.

Tommaso Campanella
Scrittore instancabile, frate domenicano come Giordano Bruno, Tommaso Campanella visse una vita piuttosto tormentata in cui pagò sia per le opere scritte e il pensiero libertino sia per il tentativo (fallito) di organizzare una ribellione per scacciare la dominazione spagnola dalla Calabria. Autore di liriche dalla forte carica profetica, Campanella è conosciuto soprattutto per La città del sole, scritta in carcere nel 1602 e pubblicata dall’autore a Parigi nel 1637. Come già altri avevano fatto – da Platone a Thomas More – l’autore immagina e descrive una città ideale, in cui le ricchezze sono messe in comune e gli esseri umani vivono serenamente, guidati da un potere giusto, illuminato e dalla grande apertura mentale. Un vero e proprio sogno che l’autore aveva tentato di realizzare e nel quale ancora riponeva le speranze, ossia l’idea che la saggezza e la filosofia potessero essere da guida per un mondo giusto e onesto.