DeA_L&D_icona_strumenti

Rinascimento anticlassico

Con Rinascimento anticlassico ci si riferisce a quegli autori che, nel primo Cinquecento, si allontanano dal modello classico della lirica petrarchesca così come dai grandi modelli narrativi e di trattatistica per avanzare delle proposte alternative al classicismo sia in termini di contenuto sia di linguaggio. Entrano così in letteratura poveri contadini, zingari, banditi, personaggi che, mettendo in scena la propria vita, parlano il dialetto oppure una lingua inventata, frutto della mescolanza di latino e altri idiomi, comunque ben lontana dalle indicazioni linguistiche di Pietro Bembo. Altri autori invece sono considerati anticlassici soprattutto per la scelta di trattare argomenti divertenti, irriverenti, parodistici e, talvolta, anche osceni, in ogni caso molto distanti dal sentire della cultura ufficiale.

Il Ruzante
Lontano dal bembismo è il più grande autore-attore di teatro del Cinquecento, Angelo Beolco detto Il Ruzante, dal nome di un personaggio da lui inventato, maestro nell’uso del “pavano”, dialetto della campagna padovana. Si tratta di una lingua corposa e difficile che ben rappresenta i protagonisti delle sue commedie, in prevalenza contadini, personaggi rozzi, mossi dai desideri più primitivi, come il cibo e il sesso. Con distacco e simpatia Ruzante guarda al loro mondo, che ben conosce perché incaricato dal patrizio veneziano Alvise Cornaro di mantenere i rapporti con i coltivatori delle proprie terre. Di questa esperienza si legge nella sua produzione: le commedie degli anni Venti del Cinquecento(Pastoral, Fiorina) sono ambientate in campagna, nei luoghi naturali dei contadini dove li troviamo affaccendati nei loro quotidiani intrighi, mentre nelle commedie successive l’ambientazione diviene cittadina e i personaggi sono tragicamente in conflitto con la nuova sistemazione tanto da perdere molti tratti della propria comicità.

Teofilo Folengo
Operazione linguistica singolare è quella del monaco benedettino di origine mantovana, Teofilo Folengo, autore della Macaronea, accresciuta e ristampata più volte nel corso degli anni. All’interno dell’opera è contenuto il Baldus, un poema narrativo in venticinque libri che racconta di contadini alle prese con pene d’amore, composto utilizzando il metro latino dell’esametro e un lessico attinto in parte al latino e in parte a parole volgari o anche dialettali che risultano latinizzate attraverso l’uso scherzoso delle desinenze. L’esperimento maccheronico consente così all’autore di non perdere l’armoniosità dell’esametro classico (il metro dell’Eneide e dell’epica) né l’espressività e la coloritura dei dialetti, prevalentemente settentrionali.    

François Rabelais
È un mondo grottesco e stralunato quello dello scrittore francese François Rabelais, umanista coltissimo e autore del ciclo di romanzi di Gargantua e Pantagruel, pubblicati a partire dal 1532. Rabelais, debitore sia di Pulci sia di Folengo, narra le avventure di due giganti alle prese con personaggi eroicomici che incontrano sulla loro strada. Il trionfo della cultura carnevalesca e del “basso corporeo”, legato ai bisogni fisiologici del corpo, di un “mondo alla rovescia” che capovolge le tradizionali gerarchie tra istinto e ragione, è coronato dall’uso di un linguaggio ricco di inventiva, che sfrutta le coloriture del dialetto, della lingua popolare, unendole alle raffinatezze delle lingue antiche e della cultura umanistica.        

Pietro Aretino
Anticlassicista ma meno radicale dal punto di vista delle scelte linguistiche per via della sua origine in terra toscana, Pietro Aretino, attraverso la scrittura satirica, punta a una poetica della spontaneità. Autore delle pasquinate, componimenti satirici nei confronti di esponenti del clero, l’Aretino ottiene grande successo proprio per la sua forte polemica verso i vizi dei potenti e la loro corruzione, oltre che verso la vita e la cultura di corte, di cui le sue opere rappresentano una vera e propria parodia. Provocatori sono i suoi Sonetti di commento a delle incisioni erotiche, come altrettanto irriverenti sono i Ragionamenti e il Dialogo in cui è illustrato il comportamento delle donne di diverse condizioni sociali e l’atteggiamento da tenersi dalla perfetta cortigiana che, a suo dire, è tra tutti lo status migliore.

Francesco Berni
Di formazione umanistica e classicista, autore anche latino, Berni è però conosciuto soprattutto per la sua produzione dalla forte carica satirica, talmente di successo da creare addirittura un genere che da lui prese nome. È infatti l’autore del "capitolo burlesco", un componimento lungo in terzine dantesche nel quale vengono elogiati oggetti e situazioni assolutamente umili e quotidiane, con un chiaro intento di allusione sessuale. Berni non si preoccupa né di essere osceno né di essere blasfemo quando, per esempio, allude all’omosessualità degli ecclesiastici ne Il capitolo delle pesche, ossia l’elogio delle natiche maschili. Temi paradossali, triviali, scenette grottesche che rovesciano sistematicamente i luoghi comuni attraverso un linguaggio ricco di inventiva verbale e comicità.