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L’età dei trattati

Nel Rinascimento anche il tema dell’educazione entra tra gli argomenti dei dibattiti intellettuali. Si ragiona sul come e sul cosa insegnare e sul fatto che non solo i bambini ma anche gli adulti, soprattutto coloro che si muovono nell’alta società, debbano avere un’adeguata preparazione sul modo di parlare, vestirsi e atteggiarsi.

Pietro Bembo e le Prose della volgar lingua
Sulla questione linguistica, la voce più autorevole è quella di Pietro Bembo. Le Prose della volgar lingua (1525) si presentano come un dialogo, diviso in tre libri, che Bembo immagina avvenga fra Giuliano de’ Medici, Ercole Strozzi e Federico Fregoso. Il problema affrontato dall’autore è squisitamente letterario: nella scrittura occorre seguire una lingua che abbia come riferimento il fiorentino del Trecento, Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa, come Virgilio e Cicerone erano stati scelti quali modelli per la lingua latina. Un “volgare classico”, lontano dalle influenze e dalle contaminazioni presenti nella lingua contemporanea a Bembo, che fosse insieme prestigioso e non mutevole. E che lo stesso Bembo utilizza nel suo trattato, creando periodi lunghi, pieni di subordinate, incisi e utilizzando una costruzione alla latina.

Baldassarre Castiglione e il Cortegiano
Chi è il perfetto cortigiano? Questo il tema del dialogo che Castiglione ambienta nel 1506 a Urbino. Un’opera la cui lavorazione dura circa vent’anni per andare alle stampe solo nel 1528, quando la civiltà di corte presentata nel trattato sta perdendo ormai la sua freschezza. Castiglione fornisce un modello etico del buon cortigiano che deve innanzitutto possedere due qualità: la grazia, quindi la misura e il controllo, e la “sprezzatura”, ossia quella naturale disinvoltura che nasconde l’artificio e l’abilità. Importante dunque è non essere naturale o desiderosi di mostrare le proprie qualità e avere come riferimento un modello da imitare. È altresì fondamentale entrare in rapporto di fiducia con il signore, e, perché no, grazie all’educazione e alle buone maniere, diventarne anche consigliere.

Giovanni Della Casa e il Galateo
Dopo il Cortegiano, fioriscono molti trattati sul comportamento. L’opera più famosa è il Galateo, ovvero de’ costumi, pubblicato postumo nel 1558, scritto da Giovanni Della Casa tra il 1550 ed il 1553. Il titolo deriva dal nome latinizzato di un vescovo a cui l’opera è dedicata. L’autore finge di essere un vecchio maestro ignorante che impartisce a un giovane che sta entrando in società – in realtà il pubblico a cui il testo è rivolto, è molto più ampio – una serie di insegnamenti minuti su come stare a tavola, cosa dire, come comportarsi, lasciando da parte temi morali. Il tutto reso con una prosa elegante e raffinata.