Viaggiare tra Medioevo ed Età moderna

Nel Medioevo (ma in realtà, si può dire, fino a pochi decenni fa) c’erano solo tre modi per conoscere il mondo. Il primo era leggere i libri che del mondo parlavano. Era il modo più comodo, ma anche quello meno affidabile, perché spesso i libri mescolavano verità e immaginazione, cose viste con i propri occhi e cose narrate da testimoni poco attendibili. Inoltre, si trattava spesso di libri molto antichi: i trattati di Aristotele, le opere di Virgilio e di Stazio, i testi degli antichi geografi. Erano libri a cui il tempo aveva conferito un’aura di autorevolezza, ma la rappresentazione del mondo che vi si trovava era spesso imprecisa e fantastica. Il secondo modo era parlare con coloro che avevano viaggiato. Nel Trecento e nel Quattrocento i viaggiatori “di professione” non mancavano. Erano soprattutto mercanti che per affari si recavano nell’Europa settentrionale o navigavano il Mediterraneo con l’aiuto di portolani (cioè “guide di viaggio” che descrivevano le coste, gli approdi, la natura dei fondali, e indicavano le distanze tra i vari porti), carte da navigare o tolomei (cioè portolani corredati di una carta geografica dell’area descritta). Ma erano anche pellegrini – laici e religiosi – che andavano a visitare i luoghi sacri, in Terrasanta o a Santiago di Compostela. Il terzo modo per conoscere il mondo era viaggiare in prima persona. Ma viaggiare non era facile: era costoso, faticoso, pericoloso, e richiedeva molto tempo.