La patria

Perché parlare di patria e di “discorsi sulla patria” in un’antologia di letteratura? Principalmente per due ragioni. La prima è che per secoli, ben prima che, nel 1861, l’Italia venisse unificata, gli scrittori nati nel territorio della penisola hanno ragionato sul problema della “identità nazionale”, cioè su quei caratteri che rendevano simili, solidali, popolazioni che erano invece politicamente estranee, quando non nemiche, e spesso soggette alla dominazione di governi stranieri. La seconda ragione è che coloro che, nel corso dell’Ottocento, presero parte a quel movimento di idee e di azioni che chiamiamo Risorgimento, da Cuoco a Mazzini, da Foscolo a Massimo d’Azeglio, lessero e amarono la letteratura nazionale, e in essa videro anzi un vincolo, una ragione d’unità, un patrimonio comune che apparteneva a tutti gli italiani. Vale a dire che, nel cammino che ha portato all’Unità nazionale, il senso di appartenenza a una lingua e a una cultura condivisa è stato, per i nostri patrioti, almeno tanto importante quanto la strategia politica.