Ombre rosse

Sono molti i film western migliori di Ombre rosse, ma nessuno è così famoso: perché? La risposta sta nel fatto che il film riesce a condensare, in poco più di novanta minuti, tutti gli elementi canonici del genere. Il primo di questi elementi è il motivo del viaggio: in sostanza, il film racconta la storia del tragitto di una diligenza (lo Stagecoach del titolo originale) e le vicissitudini dei suoi passeggeri, costretti a una convivenza forzata che finirà per tirare fuori il meglio e il peggio da ognuno di loro. Il secondo elemento tradizionale è l’assalto degli indiani (le Ombre rosse del titolo italiano) alla diligenza. Il terzo è l’arrivo provvidenziale, all’ultimo momento, dei soldati dell’esercito americano. In questi elementi – da una parte il viaggio come storia di iniziazione, tragitto esteriore e interiore al contempo, dall’altra il rapporto con gli altri, gli sconosciuti, segnato dalla paura, dalla diffidenza e dalla sopraffazione – ritroviamo tutto lo spirito del western, il genere nel quale gli americani, popolo di viaggiatori, conquistatori e sopraffattori, hanno fatto i conti con la loro storia. E poi ci sono i passeggeri della diligenza, ciascuno dei quali collegabile a uno stereotipo che ritroveremo in mille altri film del genere: la prostituta di buon cuore, il giocatore d’azzardo che si veste come un dandy, il medico alcolizzato, il banchiere corrotto e arrogante, il fuorilegge insofferente delle regole sociali ma leale e generoso con i deboli. Tutto questo viene poi nobilitato dalla regia di John Ford (1894-1973), cineasta dallo sguardo affilato, a cui bastano un paio di scene per descrivere un personaggio, raccontare un dramma interiore, sviluppare una situazione. La sequenza del medico alcolizzato costretto dalle circostanze a far partorire, in condizioni di fortuna, una donna giunta al limite della gravidanza è un piccolo capolavoro di tatto e misura. E lo stesso vale per la sequenza finale del duello (altro luogo comune del genere western), dove Ford ancora una volta dà prova di una sobrietà ammirevole, lavorando su un pugno di dettagli che sono tutti rigorosamente precedenti o posteriori al momento della sparatoria, della quale non vediamo praticamente nulla. Quando esce Ombre rosse, nel 1939, il western è un genere in decadenza, che sembra condannato all’estinzione o alla contaminazione con la commedia musicale. Con Ombre rosse Ford lo salva da una simile decadenza. Anche nei numerosi western realizzati nei due decenni successivi, il genere verrà sempre utilizzato da Ford come un modo per parlare di temi fondamentali per la vita americana: il rapporto fra individuo e comunità, fra stanzialità e nomadismo, fra violenza e legge.