L'ora di religione

Qual è esattamente il significato della parola “istituzione”? Secondo il vocabolario, si tratta di una forma di relazione sociale «giuridicamente e storicamente orientata», ovvero scolpita nel marmo delle leggi e/o delle consuetudini. Resta da decidere quando e come, nel corso della loro storia plurisecolare, le istituzioni abbiano rappresentato, in relazione ai diritti dell’individuo, una garanzia piuttosto che un ostacolo. È una premessa necessaria quando si parla della carriera cinematografica di Marco Bellocchio (nato nel 1939), i cui film migliori ruotano tutti intorno al tema del conflitto tra l’individuo e le istituzioni che egli trova intorno e (più spesso) sopra di sé. Il suo film d’esordio – I pugni in tasca (1967) – parla di una famiglia disgregata i cui membri rimangono sotto lo stesso tetto, nonostante gli odi reciproci e le nevrosi, proprio in ossequio alle convenzioni – deleterie, assurde, eppure indistruttibili – dell’“istituzione” familiare. Il suo film più recente, Vincere (2009), racconta la vicenda di una donna che, avendo avuto un figlio illegittimo dal giovane Benito Mussolini, si batte invano contro le istituzioni dello Stato fascista per farlo riconoscere dal padre, nel frattempo diventato Duce del popolo italiano. Sulla stessa linea si colloca L’ora di religione, il più attuale dei tre film, anche perché ambientato ai giorni nostri. La storia è quella di un pittore, Ernesto Picciafuoco (interpretato da Sergio Castellitto), la cui madre sta per essere beatificata dalla Chiesa. Per questo motivo Ernesto, che nel frattempo si è innamorato di un’insegnante del figlio, subisce le pressioni dei familiari affinché (pur non essendo credente) avalli con la sua presenza in Vaticano il processo di beatificazione. Il film riflette con grande rigore su una questione cruciale sia per i credenti sia per i non credenti: l’influenza che queste due istituzioni – la religione cattolica e la famiglia – hanno sulle nostre scelte quotidiane. È possibile sottrarsi a questa influenza senza pagarne le conseguenze? La donna della quale Ernesto s’innamora appare e scompare nella sua vita come per magia, quasi si trattasse di un fantasma; ed è proprio qui, in questa zona franca tra realtà e immaginazione, che il protagonista trova un luogo di resistenza alla pressione delle istituzioni, uno spazio di relativa libertà. Mentre la realtà quotidiana, così come la descrive Bellocchio, appare una battaglia continua contro il conformismo, i compromessi, le piccole menzogne che trasformano la vita degli esseri umani (e degli italiani in particolare) in una recita grottesca.