Giovanni Boccaccio

Per certi aspetti, Boccaccio è uno scrittore pienamente moderno. È autore di un libro, il Decameron (da leggersi con l’accento sulla o), concepito per divertire un pubblico potenzialmente molto ampio di lettori, e che di fatto diventò un best seller. Per secoli, il capolavoro di Boccaccio riuscì a raggiungere un pubblico non solo molto vasto, ma anche estremamente diversificato: accanto al ceto mercantile e agli intellettuali di varie epoche e luoghi, tra i lettori del Decameron vi furono uomini come Menocchio, un mugnaio friulano che nel Cinquecento subì un processo per eresia, e tra i cui libri compariva anche la raccolta di novelle di Boccaccio. L’Italia deve quindi moltissimo a quest’opera estremamente popolare che, tra l’altro, ha contribuito a rendere l’italiano una lingua nazionale. Da un lato, Boccaccio e il Decameron guardano al recente passato: le novelle parlano di una società colpita dalla tragica epidemia di peste del 1348. Dall’altro lato, il Decameron è proiettato verso il futuro. I narratori, che alla fine del libro tornano a Firenze più maturi e consapevoli proprio perché hanno narrato e ascoltato le cento novelle, riescono infatti a scampare alla peste e alla catastrofe sociale e morale che essa aveva prodotto. Questo è uno degli insegnamenti del Decameron; Boccaccio è un uomo del Medioevo, e scrive anche per insegnare qualcosa a chi legge: quindi il bello del racconto non può essere mai totalmente separato dall’utile. Il Decameron ha però un posto importante nella storia della letteratura italiana anche perché questo utile – la morale, insomma, che si può ricavare dalla lettura – non è preponderante rispetto alla trama del racconto, che resta soprattutto un racconto piacevole da leggere e divertente. La letteratura di consumo come la intendiamo oggi, fatta essenzialmente per intrattenere e divertire il pubblico, arriva in Italia soprattutto attraverso l’opera di Giovanni Boccaccio.