Miguel de Cervantes

Quando un personaggio della letteratura diventa un modo di dire, acquistando quello che in retorica si chiama il valore di antonomasia (quando diciamo di qualcuno che è un Don Giovanni per dire che è un seduttore), significa che l’arte è riuscita a entrare nella vita reale, cambiando il nostro modo di vedere le cose. È il caso di Don Chisciotte, il protagonista del romanzo di Miguel de Cervantes, che per noi è diventato sinonimo di “persona che crede a ideali ormai tramontati o si prefigge mete irraggiungibili in un mondo in cui questi obiettivi sono irrealizzabili”. E quando diciamo che qualcuno combatte contro i mulini a vento per dire che si sta impegnando in un’impresa inutile non facciamo forse riferimento a un episodio del celebre romanzo? Vedremo come, inventando dal nulla il personaggio di Don Chisciotte, Cervantes abbia saputo incarnare la crisi di un genere e di un modo di vivere ormai al tramonto (la vita del cavaliere errante e la letteratura cavalleresca a questa ispirata), e insieme abbia creato un modo di raccontare “prospettico”, nuovo e profondamente moderno. Ma attenzione: il Don Chisciotte è un libro cruciale, il primo grande romanzo che prende atto del fatto che “il mondo di ieri” (quello popolato da cavalieri e belle fanciulle da salvare) è finito per sempre, e che la vita vera è tutt’altra cosa rispetto a quella immaginata dai poeti. In questo senso, merita senz’altro di essere considerato il primo romanzo moderno. Ma a differenza di quasi tutti i romanzi moderni, il Don Chisciotte è un libro divertentissimo, che fa spesso sorridere e qualche volta ridere, soprattutto grazie ai due meravigliosi caratteri che Cervantes ha saputo inventare: il generoso, velleitario, pazzo Don Chisciotte; e il furbo, pigro, concretissimo scudiero Sancio Panza. Molti libri del passato si leggono un po’ per dovere: ma la lettura del Don Chisciotte è un puro piacere dell’intelletto e dell’immaginazione.