Johann Wolfgang Goethe

«Le persone si convinceranno presto che non esistono cose come l’arte patriottica o la scienza patriottica. Entrambe appartengono, come tutte le cose buone, al mondo intero, e possono svilupparsi soltanto attraverso lo scambio generale e libero dei contemporanei, con costante riguardo a quanto del passato ci è dato conoscere.»
Queste parole di Goethe compaiono nel 1801 sulle pagine della rivista «Propyläen» e sono all’origine di quel concetto di Weltliteratur, “letteratura mondiale”, che Goethe avrebbe formulato compiutamente nel 1827. L’aspirazione all’universalità, l’ideale di una conoscenza “totale” che superi le barriere tra le discipline, è forse la costante principale del pensiero di Goethe, uno dei più grandi ed eclettici scrittori di ogni tempo. Pur essendo arrivato giovanissimo al successo con «I dolori del giovane Werther», romanzo che fu tradotto in tutta Europa, Goethe sembrava non accontentarsi mai. Come preso da un implacabile desiderio di superare se stesso, continuò a cambiare mestieri e città, a interessarsi di discipline sempre nuove, a sperimentare le forme letterarie più varie. Goethe attribuì questa “incontentabilità” anche ai suoi personaggi più celebri – a Werther, a Wilhelm Meister, a Faust – uomini che agiscono con l’intenzione di migliorare se stessi e il mondo che li circonda, ma che spesso travolgono nella loro corsa quanti stanno al loro fianco. È il volto ambiguo di una nuova classe sociale, alla quale Goethe stesso appartiene: quella borghesia che sta trasformando radicalmente l’Europa, pretendendo di piegare la società e la natura con la forza del proprio sapere.