Elsa Morante

Elsa Morante nasce nel 1912 a Roma dalla relazione tra la maestra Irma Poggibonsi, ebrea modenese, e il siciliano Francesco Lo Monaco, ma cresce con il padre anagrafico Augusto Morante. Dopo il liceo lascia la famiglia e comincia a mantenersi dando lezioni, scrivendo tesi di laurea e collaborando a riviste e giornali, spesso con pezzi narrativi. Da questa attività nascono i racconti del Gioco segreto, edito nel 1941 e antologizzato poi nella raccolta Lo scialle andaluso (1963). Sempre nel 1941 sposa lo scrittore Alberto Moravia, da cui si separa nel 1962. Durante la guerra e nel primo dopoguerra scrive Menzogna e sortilegio (1948), un vasto romanzo estraneo al clima neorealista che, con toni e atmosfere da melodramma, narra l’amore infelice di Anna ed Edoardo. A questo esordio seguono nei decenni successivi L’isola di Arturo (1957), La Storia (1974) e Aracoeli (1982). A partire dagli anni Sessanta, in un periodo traumatico della sua vita, la Morante s’inserisce nel dibattito politico-ideologico italiano, da cui prima si era tenuta piuttosto distante, con un piglio anarchico e ferocemente antiborghese, avvicinandosi ai movimenti della Nuova sinistra e alla contestazione studentesca. Oltre alla Storia, frutti tipici di questa scelta sono l’apocalittica conferenza del 1965 Pro o contro la bomba atomica (raccolta con altri saggi in un volume omonimo pubblicato postumo nel 1987) e i poemi teatrali di Il mondo salvato dai ragazzini (uscito nel 1968). Di lì a poco inizia per la Morante una fase di dolorosa decadenza fisica, che lei, esaltatrice della vitalità adolescenziale, subisce come una degradazione. Nel 1983, all’aggravarsi di una malattia che la stava immobilizzando, tenta il suicidio. Muore in clinica, a Roma, due anni dopo.