Giovanni Pascoli

Pascoli è il poeta che, nato alla metà dell’Ottocento, introduce molti dei mutamenti che saranno propri della letteratura del Novecento. Gli artifici fonosimbolici, l’attenzione alla realtà quotidiana e la capacità di trasformarla in simbolo sono caratteristiche della modernità novecentesca, ma sono elementi già presenti nell’opera di Pascoli. Inoltre la poesia di Pascoli ha una forte componente autobiografica. Anche Foscolo ha parlato della propria vita, ma l’ha fatto concentrandosi su eventi pubblici (l’esilio per motivi politici) o su fatti privati traumatici (la morte del fratello Giovanni) che gli consentissero di analizzare se stesso (Leopardi sceglie una strada opposta: quando accenna a Silvia, la priva di coordinate biografiche precise e la fa diventare un esempio universale). Ebbene, i riferimenti di Pascoli alla propria vita sono più numerosi. Spesso sono nascosti dietro a descrizioni o a racconti di natura simbolica: ovvero, Pascoli parla di sé, pur parlando d’altro. Ad esempio, nel poemetto Il vischio ricorda un giardino e descrive alcune caratteristiche della pianta che dà il nome alla poesia: ma così facendo, in realtà, come ha scritto il critico Cesare Garboli, «Pascoli ripercorre le tappe della propria storia esistenziale attraverso gli alberi dell’orto: l’innocente promessa della fanciullezza negli alberi fioriti, e poi non più fioriti ma fecondi; l’alienazione dell’attuale maturità nell’albero sterile consumato dal vischio». Altrettanto spesso Pascoli fa riferimento ad avvenimenti quotidiani: i rumori serali di un tinello piccolo-borghese, il suono lontano di una campana o di una bicicletta. A partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, già altri poeti avevano messo in versi i piccoli fatti della vita di ogni giorno: Pascoli dimostra che motivi del genere possono trovare espressione anche nella lirica di livello più alto. Egli apre quella strada che Eugenio Montale percorrerà con i Mottetti: questa miscela di arte e vita, infatti, sarà una caratteristica della poesia del XX secolo.