Francesco Petrarca

Francesco Petrarca è uno degli uomini del Medioevo che sembrano aver avuto una vita più simile alla nostra. A parte i sovrani, i mercanti e qualche poeta, a quell’epoca le persone viaggiavano poco. Petrarca è stato invece un grande viaggiatore. Nelle sue lettere troviamo descrizioni di tempeste, di agguati, di cadute da cavallo, e una delle sue opere, l’Itinerarium syriacum (“Itinerario siriaco”, cioè “d’Oriente”), è una specie di guida turistica per un viaggio, mai compiuto, verso la Terra Santa. In una lettera, Petrarca si paragona al mitico Ulisse, un personaggio che anche nella Commedia di Dante simboleggia il viaggiatore per eccellenza. Il viaggio di Ulisse è già per Dante un viaggio pieno di “errori”, sia nel senso di “percorsi senza mèta” sia in quello di “sbagli”, e il concetto di errore e di pentimento è centrale per Petrarca. Non c’è viaggio che non sia per lui una deviazione dalla mèta più importante: Dio. Tutti gli aspetti apparentemente moderni del più significativo poeta d’amore europeo vanno giudicati tenendo presente la prospettiva dalla quale egli stesso si osservava. Petrarca fu innanzitutto un intellettuale e fu tra i primi a riscoprire e a leggere in modo nuovo quei testi che ancora oggi definiamo classici: la grande letteratura latina e greca, Cicerone, Omero. Anche se a noi sembra proiettato verso il futuro, Petrarca si immaginava in continuo dialogo con un passato lontanissimo che egli cercava in qualche modo di riportare in vita attraverso lo studio e la poesia. Petrarca tuttavia fu anche un poeta cristiano, e le sue poesie d’amore per Laura – che sono il motivo principale per cui continuiamo a leggerlo ancora oggi – sono inseparabili dalla continua riflessione su Dio, sul sacro e sul peccato.