Arthur Rimbaud

Il 15 settembre 1871 Arthur Rimbaud, non ancora diciassettenne (era nato a Charleville, nella regione delle Ardenne, nel 1854), arriva a Parigi. Alla stazione lo aspetta un altro poeta, di dieci anni più anziano di lui, Paul Verlaine, con il quale Rimbaud aveva cominciato una corrispondenza epistolare pochi mesi prima. Rimbaud, che veniva dalla provincia, porta con sé il poemetto Il battello ubriaco, scritto durante l’estate, e spera di conoscere i letterati della capitale e di poter vivere del suo lavoro di scrittore.
Ma i tre anni successivi sono molto più difficili di quanto immaginasse. Scrive le sue poesie più belle e importanti, poesie che avranno un’enorme influenza sulla letteratura moderna, ma il mondo letterario parigino non lo accoglie affatto a braccia aperte, e per gran parte del tempo è costretto a vivere in condizioni di povertà estrema.
Ha una relazione omosessuale con Paul Verlaine (in anni nei quali l’omosessualità era ancora considerata una malattia e un comportamento antisociale), relazione che finisce drammaticamente (in un albergo di Bruxelles Verlaine spara a Rimbaud durante una lite, colpendolo al polso: per questo viene condannato a due anni di prigione).
Poi, ad appena ventidue anni, decide di farla finita con la letteratura e con Parigi, e si mette a viaggiare per l’Europa, l’Asia e l’Africa, prima arruolandosi come soldato nell’esercito coloniale olandese poi mettendosi a commerciare tessuti e armi tra il Sudan, l’Etiopia e la Somalia.
Sofferente di un cancro al ginocchio, torna a Marsiglia per curarsi. Gli amputano la gamba, ma invano: muore pochi mesi dopo, a soli 37 anni.
Lasciò poche poesie e prose poetiche, raccolte nei volumetti intitolati Una stagione all’inferno (1873) e Illuminazioni (1874-1875): testi quasi ignorati al loro primo apparire ma presto ristampati, citati, commentati dai lettori e dagli scrittori di tutto il mondo. Conclusa la breve vita di Rimbaud, cominciava (e non è ancora finita) la sua leggenda di geniale, prodigioso “poeta maledetto”.