Italo Svevo

«È vero che la Coscienza è tutt’altra cosa dai romanzi precedenti. Ma pensi ch’è un’autobiografia e non la mia. Molto meno di Senilità. Ci misi tre anni a scriverlo nei miei ritagli di tempo. E procedetti così: quand’ero lasciato solo cercavo di convincermi d’essere io stesso Zeno. Camminavo come lui, come lui fumavo, e cacciavo nel mio passato tutte le sue avventure che possono somigliare alle mie solo perché la rievocazione di una propria avventura è una ricostruzione che facilmente diventa una costruzione nuova del tutto quando si riesce a porla in un’atmosfera nuova.»
Il brano è tratto da una lettera che Italo Svevo scrisse a Eugenio Montale nel 1926. Svevo accenna al suo terzo e più famoso romanzo: La coscienza di Zeno, pubblicato nel 1923. A differenza dei due romanzi precedenti – Una vita (1892) e Senilità (1898) – all’epoca ignorati dai lettori e dalla maggior parte dei critici, La coscienza di Zeno ebbe un grande successo. Quando scrive a Montale, Svevo è dunque un narratore già affermato, che può riflettere sulla natura del suo romanzo e permettersi di spiegarla agli altri. Senonché, la spiegazione che dà nella lettera suona un po’ paradossale: «un’autobiografia e non la mia». Com’è possibile? Un’autobiografia non è forse, per definizione, il racconto, più o meno fedele alla realtà, della vita di chi lo scrive? Il punto è che Svevo forza le caratteristiche del genere, rovesciando anche i rapporti consueti tra l’autore in carne e ossa e il suo personaggio: non è Zeno, il protagonista del romanzo, a essere stato creato a immagine e somiglianza dello scrittore (come di solito accade), ma è l’autore che cerca di adeguarsi al personaggio così come l’ha concepito, e che finge letteralmente di essere lui.Difficile dire quanto siano attendibili le frasi che Svevo scrive in quella lettera; di certo, l’incrocio tra l’esistenza reale e la vita immaginaria di un personaggio, lo scambio di ruoli e lo sdoppiamento erano temi centrali nella letteratura del primo Novecento. Inoltre, sappiamo che nella figura di Zeno lo scrittore ha rielaborato molti tratti della propria biografia. Potremmo dire che La coscienza di Zeno è un romanzo d’invenzione, che presenta però molti elementi autobiografici, spesso dissimulati e alterati per non rendere troppo immediatamente sovrapponibili autore e personaggio.