Torquato Tasso

Per molti versi, Torquato Tasso può essere considerato il primo poeta italiano moderno. La sua figura d’intellettuale inquieto e malinconico, in contrasto con il potere e con la Chiesa, ha occupato per molti secoli un posto centrale nell’immaginazione degli scrittori; il mito della sua follia affascinò grandissimi poeti, come Giacomo Leopardi e Johann Wolfgang Goethe, che videro in lui non solo un grande artista ma anche un genio incompreso dalla sua epoca. Il capolavoro di Tasso, la Gerusalemme liberata, è un poema in ottave come l’Orlando furioso di Ariosto, ma non si potrebbero immaginare due opere più diverse (e di fatto alla fine del Cinquecento si aprì, tra i letterati, una querelle che sarebbe durata decenni su quale fosse, tra le due, l’opera più grande, e il partito dei “tassisti” si oppose a quello degli “ariostisti”). Il Furioso parve a Benedetto Croce, e non a torto, il «poema dell’armonia», cioè lo specchio di una visione del mondo tutto sommato serena e pacificata, e di una visione della letteratura solare, non aliena dal gusto per il divertimento. La Gerusalemme liberata, al contrario, benché al centro dell’azione che vi è narrata ci sia un evento, la crociata, storicamente e idealmente legato ai secoli del Medioevo, è scritta con una sensibilità del tutto nuova, tormentata dal pessimismo, e da domande che sembra debbano restare senza risposta. Per questo, Tasso continua a parlarci ancora oggi: per lui il confine tra dovere e piacere, tra bene e male, tra fede ed eresia non è più nitido, com’era nel Medioevo e nel Rinascimento, ma incerto e provvisorio. La sua inquieta ricerca umana e artistica appartiene già alla modernità.