Marino Moretti

Il giardino dei frutti

A Cesena

Contenuta nella raccolta Il giardino dei frutti (1916), A Cesena è una delle poesie più famose del Crepuscolarismo. Esce in volume a distanza di dieci anni da Desolazione del povero poeta sentimentale e di cinque da La signorina Felicita: e la poesia di Gozzano torna in mente per la solida costruzione narrativa che caratterizza il testo. Moretti è in visita alla sua giovane sorella, che si è sposata pochi mesi prima e si è trasferita con il marito in un’altra città. La poesia è il resoconto “in diretta” di questo incontro.

    Piove. È mercoledì. Sono a Cesena1,
    ospite della mia sorella sposa,
3   sposa da sei, sette mesi appena.



    Batte la pioggia il grigio borgo, lava
    la faccia della casa senza posa,
6   schiuma a piè delle gronde come bava2.



    Tu mi sorridi. Io sono triste. E forse
    triste è per te la pioggia cittadina,
9   il nuovo amore che non ti soccorse3,



    il sogno che non ti avvizzì4, sorella
    che guardi me con occhio che s'ostina
12   a dirmi bella la tua vita, bella,



    bella! Oh bambina, o sorellina, o nuora,
    o sposa5, io vedo tuo marito, sento,
15   oggi, a chi dici mamma, a una signora6;



    so che quell’uomo è il suocero dabbene
    che dopo il lauto pasto è sonnolento,
18   il babbo che ti vuole un po' di bene...



    «Mamma!» tu chiami, e le sorridi e vuoi
    ch’io sia gentile, vuoi ch’io le sorrida,
21   che le parli dei miei viaggi, poi…



    poi quando siamo soli (oh come piove!)
    mi dici rauca di non so che sfida7
24   corsa tra voi; e dici, dici dove,



    quando, come, perché; ripeti ancora
    quando, come, perché; chiedi consiglio
27   con un sorriso non più tuo, di nuora.



    Parli d’una cognata quasi avara
    che viene spesso per casa col figlio
30   e non sai se temerla o averla cara;



    parli del nonno ch’è quasi al tramonto,
    il nonno ricco, del tuo Dino8, e dici:
33   «Vedrai, vedrai se lo terrò di conto9»;



    parli della città, delle signore
    che già conosci, di giorni felici,
36   di libertà, d’amor proprio, d’amore.



    Piove. È mercoledì. Sono a Cesena,
    sono a Cesena e mia sorella è qui
39   tutta d'un uomo ch’io conosco appena.



    Tra nuova gente, nuove cure, nuove
    tristezze, e a me parla… così,
42   senza dolcezza, mentre piove o spiove:



    «La mamma nostra t’avrà detto che…
    E poi si vede, ora si vede, e come!
45   sì, sono incinta... Troppo presto, ahimè!



    Sai che non voglio balia10? che ho speranza
    d’allattarlo da me? Cerchiamo un nome…
48   Ho fortuna, è una buona gravidanza…»



    Ancora parli, ancora parli, e guardi
    le cose intorno. Piove. S'avvicina
    l'ombra grigiastra. Suona l’ora. È tardi.



52   E l’anno scorso eri così bambina!







Metro: terzine di endecasillabi ordinate a due a due secondo lo schema ABA CBC. Chiude la poesia un verso isolato.

UN VERSO “POCO POETICO”    La poesia si apre con uno dei versi più famosi della poesia italiana del Novecento: «Piove. È mercoledì. Sono a Cesena». È un’eco palese di una poesia del belga Georges Rodenbach (1855-1898), ma ciò non toglie che nella nostra tradizione sia piuttosto raro imbattersi in un verso così “poco poetico”, così vicino alla prosa, specie all’inizio di un componimento. D’altra parte, è un endecasillabo regolare, con l’accento canonico sulla sesta sillaba: ed è proprio questa ambiguità tra norma e infrazione a renderlo originale e interessante.
Non è infatti un verso libero, eppure i due punti fermi che costringono a interrompere la lettura lo fratturano in tre parti distinte e autonome. Questa autonomia è esaltata dal contenuto. Nelle tre parti il poeta dà tre informazioni distinte: sul clima (Piove), sul giorno della settimana (È mercoledì), sul luogo in cui si trova (Sono a Cesena).
In apertura, insomma, Moretti fissa quella che potremmo definire la chiave musicale dell’intero componimento, che ha un andamento fortemente prosastico, denso di incisi e di dialoghi appena accennati o subito interrotti («Mamma!», v. 19; «Vedrai, vedrai se lo terrò di conto», v. 33; «La mamma nostra t’avrà detto che… / E poi si vede, ora si vede, e come! / sì sono incinta…», vv. 43-45).

PAESAGGIO ESTERNO E STATO D’ANIMO   Dopo questa sorta di premessa, che fissa le coordinate esterne del testo (dove si trova il poeta, perché si trova lì e quando), comincia il resoconto dell’incontro e del dialogo tra fratello e sorella. Il poeta registra con tristezza ogni accenno ai nuovi rapporti che la sorella intrattiene con la famiglia del marito: la sente ormai distante e ne è geloso (una gelosia simile a quella che provava Pascoli per le sorelle Ida e Maria).
Mentre accenna ai suoi sentimenti, il poeta insiste sulle notazioni relative al clima, alla pioggia che scende, che si carica così di un evidente significato allegorico: «Batte la pioggia il grigio borgo, lava / la faccia della casa senza posa, / schiuma a piè delle gronde come bava» (vv. 4-6). Di fatto, tutta la poesia è giocata sulla corrispondenza tra il paesaggio esterno e lo stato d’animo del poeta, tra il clima malinconico e la sua propria malinconia: «Tu mi sorridi. Io sono triste. E forse / triste è per te la pioggia cittadina, / il nuovo amore che non ti soccorse» (v. 7-9). Ma la tristezza della sorella è un’illazione, un’ipotesi del poeta, che forse proverebbe sollievo nel saperla infelice, magari a causa della lontananza dalla casa paterna e dai suoi parenti, e soprattutto da lui.

LA PIOGGIA    La pioggia torna in una frase parentetica, (oh come piove!) (v. 22), e sembra accordarsi con la voce della sorella, quando lei manifesta in maniera concitata la sua rabbia per non so che sfida (v. 23), una concitazione che il poeta rende attraverso la ripetizione delle parole (come quando, sopraffatti dall’irritazione, si ribadiscono le proprie ragioni e i torti altrui): «quando come perché; ripeti ancora / quando come perché» (vv. 25-26).
E nel momento in cui emerge apertamente la gelosia del poeta, e il suo timore di aver ormai perso la sorella, il pathos è ribadito nuovamente dalla pioggia («Piove, … / sono a Cesena e mia sorella è qui / tutta d’un uomo ch’io conosco appena. / Tra nuova gente, nuove cure, nuove / tristezze», vv. 37-41), che arriva a mimare, con il suo ritmo irregolare, l’incertezza angosciata dell’autore: «e a me parla… così, / senza dolcezza, mentre piove o spiove» (v. 41-42).
Infine, in chiusura è ancora la pioggia – accompagnata dal buio della sera – a disporre il poeta a un’ultima e amara considerazione: «Piove. S’avvicina / l’ombra grigiastra. Suona l’ora. È tardi. / E l’anno scorso eri così bambina!» (vv. 50-52).

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Definisci con uno o più aggettivi l’atteggiamento dei due personaggi principali. Il poeta è sereno / incantato / angosciato / protettivo o… La sorella è allegra / indaffarata / premurosa…



COMPRENDERE


2. Il poeta trasferisce su se stesso la perdita d’identità della sorella, costretta a una vita triste. Trova i punti in cui: a. è sottolineata l’infelicità della sorella; b. l’infelicità è del poeta; c. tale infelicità assume connotati comuni, universali.



ANALIZZARE


3. Considera la punteggiatura: a. in che modo contribuisce all’espressività del primo verso? b. analizza il modo in cui sono legate fra loro le terzine e in che modo cambia la transizione fra le strofe a seconda della punteggiatura usata: punto, virgola, puntini di sospensione.



ANALIZZARE


4. A volte le parole della sorella sono riportate con il discorso diretto, altre volte con l’indiretto. Sarebbe possibile trasformare tutti i discorsi indiretti in battute di discorso diretto? Spiega perché.



CONTESTUALIZZARE


5. La pioggia schiuma … come bava (v. 6): certamente è diversa dalla pioggia celebrata come ambiente di epifanie pagane e mitiche nella Pioggia nel pineto di d’Annunzio. Rileggi quella poesia e fai un confronto fra i due testi.



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  1. Piove … Cesena: imita un verso del belga Georges Rodenbach (1855-1898): «Tristesse; je suis seul; c’est dimanche; il pleuvine» (“Tristezza; sono solo; è domenica; pioviggina”).
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  3. schiuma … bava: come se fosse bava, fa la schiuma ai piedi delle grondaie: immagine ordinaria (la pioggia che spruzza dalle grondaie), ma resa straniante (e un po’ sinistra) dal paragone con la saliva umana – ed è un’immagine che, sin dai primi versi, contribuisce a “dare il tono” (un tono plumbeo, amaro) all’intero componimento.
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  5. il nuovo … soccorse: il poeta pensa che il marito (il nuovo amore) abbia in realtà deluso la sorella e non rappresenti quello che lei aveva sperato.
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  7. non ti avvizzì: non ti consumò, cioè che non ha spento il tuo ottimismo, facendoti invecchiare.
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  9. bambina … sposa: grazie alla sapiente modulazione degli appellativi con cui invoca la sorella, il poeta ne mostra il progressivo allontanamento da lui: da bambina, piccola e bisognosa di tenera protezione, diventa sorellina, che già segna l’assunzione di un ruolo, sebbene interno alla famiglia e ancora affettuosamente diminutivo; ma, con uno strappo (e questo strappo è poi il vero tema della poesia), ecco che la sorellina diventa nuora: costretta a intrattenere rapporti adulti con una donna diversa da sua madre (infatti si dirà che la ragazza ha mutato addirittura sorriso, adeguandosi ai doveri di una socialità nuova: «chiedi consiglio / con un sorriso non più tuo, di nuora», vv. 26-27). La bambina è entrata nel mondo e, a sancire il suo distacco, è chiamata infine sposa: non è più vincolata alla famiglia d’origine, e il suo affetto si rivolge a un altro uomo, che l’ha rapita per sempre.
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  11. una signora: la suocera.
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  13. sfida: il poeta non spiega quale sia la sfida che corre tra la sorella e la suocera, ma è chiaro che la sfida presuppone un conflitto, un attrito tra le due donne, qualcosa che guasta la pace familiare. E la voce è rauca forse perché, raccontando queste cose, la giovane non vuole farsi sentire dagli altri, o forse per l’irritazione, o per entrambe le ragioni.
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  15. del tuo Dino: del marito, che si chiama Dino.
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  17. Vedrai … conto: la sorella progetta di entrare nelle grazie del nonno del marito, che è ricco e che potrebbe far del bene alla coppia (ma i versi precedenti adombrano un conflitto con la cognata quasi avara (v. 28), che evidentemente ha le identiche intenzioni): è una frase meschina (e che forse la sorella, prima di cambiare vita e di sposarsi, non avrebbe neppure pensato), che rende ancora più greve l’atmosfera del dialogo.
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  19. balia: fino alla metà del Novecento, le donne di condizione agiata assumevano spesso una balia che allattasse il figlio in vece loro.
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