Guittone d’Arezzo

Rime

Ahi, lasso! or è stagion de doler tanto: la disperazione di un guelfo dopo Montaperti

Ecco le prime due stanze (di sei) di una canzone che Guittone d’Arezzo, guelfo, scrisse dopo la battaglia che venne combattuta a Montaperti nel 1260 tra i guelfi fiorentini (che furono sconfitti) e i ghibellini senesi. Tale battaglia segnò il temporaneo trionfo del partito ghibellino in Italia (i guelfi si sarebbero riscattati nel 1266), e costrinse molti guelfi di Firenze – e tra loro alcuni antenati di Dante Alighieri – ad andare in esilio. 

 



    Ahi lasso!1 or è stagion de doler tanto
    a ciascun om che ben ama ragione,
    ch’eo meraviglio u’ trova guerigione2,
    che morto no l’ha già corrotto3 e pianto,
5   vedendo l’alta Fior sempre granata4
    e l’onorato antico uso romano5,
    ca certo pere6; crudel forte e villano,
    s’avaccio ella no è ricoverata7!
    Ché l’onorata sua ricca grandezza
10   e ’l pregio quasi è già tutto perito,
    e lo valor e ’l poder si desvia8,
    Ohi lasso! or quale dia9
    fu mai tanto crudel dannaggio10 audito?
    Deo, com’hailo sofrito
15   deritto pera e torto entri ’n altezza11?
    Altezza tanta en la sfiorata Fiore
    fo12, mentre ver se stessa era leale,
    che riteneva modo imperïale13,
    acquistando per suo alto valore
20   province, terre, presso e lunge14, mante;
    e sembrava che far volesse impero,
    sì como Roma già fece; e leggero15
    li era, ch’alcun no i potea16 star avante.
    E ciò li stava ben certo a ragione,
25   ché non se depenava a suo pro tanto,
    como per ritener giustizia e poso17;
    e poi folli amoroso18
    de fare ciò, si trasse avante tanto19,
    ch’al mondo no è canto,
30   u’ non sonasse il pregio del Leone20.





Metro: canzone di 6 stanze con fronte ABBA CDDC e sirma EFGgFfE. Le stanze sono tutte capfinidas, un termine proven­zale che significa che ogni stanza inizia con l’ultima parola della precedente: qui, al v. 16, Altezza ripete altezza del v. 15. È un artificio che si trova spesso nelle canzoni duecentesche, e forse in origine doveva facilitare l’apprendimento a memoria dei testi: si evitava così di sbagliarsi nella suc­cessione delle stanze. 

IL LAMENTO SULLA ROVINA DI FIRENZE La canzone Ahi lasso! or è stagion de doler tanto di Guittone è un lungo lamento sulla rovina della città di Firenze. Qualsiasi uomo ragionevole, dice il poeta nella prima stanza, dovrebbe dolersi e piangere vedendo che Firenze, la città che ha raccolto l’eredità dell’antica Roma, è sul punto di essere distrutta, e ha già perso quasi tutta la sua virtù (il pregio), il suo valore e il suo potere. Come può, Dio, tollerare che si verifichi un fatto simile, e che la giustizia (il deritto) muoia e il torto, il male prenda il sopravvento? La seconda stanza (vv. 16- 30) ha un andamento meno drammatico, perché Guittone cessa di parlare del presente e rievoca il passato. Firenze, dice, era davvero una città con una dignità imperiale, perché conquistava terre vicine e lontane, come se appunto volesse raccogliere attorno a sé un impero simile a quello romano. E meritava che ciò avvenisse, perché faceva tutto questo non a suo proprio beneficio, ma per restaurare la giustizia e la pace (poso). E così operò in modo tale da far sì che in tutto il mondo fosse noto e onorato il simbolo della città di Firenze, il leone.

DUE STANZE E DUE STILI DIFFERENTI L’argomentazione procede dunque in due tempi e in due modi distinti. La prima stanza è tutta interiettiva e interrogativa. Il poeta esclama due volte “ahimè” («Ahi lasso!»), la prima proprio all’inizio della canzone (v. 1), per calare subito il testo in un’atmosfera drammatica, la seconda («Ohi lasso!») al v. 12, per introdurre due interrogative retoriche che segnano l’apice della tensione: chi ha mai sentito una tragedia del genere? Come può Dio aver permesso che accadesse? Con la seconda stanza inizia invece il racconto che si svilupperà nelle stanze successive: Guittone racconta il passato e il presente di Firenze, elogiando il primo, compiangendo il secondo. Lo stile diventa più ampio e discorsivo, con periodi lunghi che sembrerebbero più consoni alla prosa che alla poesia. Di fatto, se si provasse a scrivere la seconda stanza a mo’ di prosa, senza andare a capo alla fine dei versi, il discorso filerebbe benissimo. A parte il gioco di parole su «sfiorata Fiore» (v. 16), Guittone evita qui tutti quegli artifici linguistici che adopera così spesso nel resto delle sue poesie: le cose che ha da dire sono troppo importanti e troppo urgenti per complicare il discorso con virtuosismi stilistici.

IL PROTOTIPO DELLA CANZONE POLITICA La canzone Ahi lasso! or è stagion de doler tanto presenta due caratteristiche tipiche della poesia politica di ogni tempo. Da un lato, essa è fortemente radicata in un determinato momento storico: possiamo datarla, possiamo dire in che anno, e quasi in che mese, è stata scritta, perché Guittone reagisce a eventi che si sono appena verificati. Dall’altro lato, Guittone prende una posizione politica chiara: sta dalla parte dei guelfi, e in particolare di Firenze guelfa, contro i ghibellini. Possiamo immaginare, perciò, che la poesia venisse letta e copiata da coloro che, come Guittone, erano addolorati per la sconfitta dei guelfi: molti toscani si saranno rispecchiati nelle parole di Guittone. Ahi lasso è insomma uno di quei testi che oggi chiameremmo “militanti” (in quanto appunto “milita” a favore di una causa) o, per usare una parola francese molto in voga nel secondo Novecento, engagés (“impegnati”).

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Dove, nel testo, Guittone allude al glorioso passato della città? E dove al suo triste presente?



ANALIZZARE


2. Indica i latinismi, aiutandoti con le note e l’Analisi del testo. Perché ce ne sono tanti?



3. Trova i versi in cui viene espresso il concetto che la giustizia è sconfitta e l’ingiustizia trionfa.



4. Trova e descrivi gli artifici retorici che ti paiono più vistosi e significativi.



INTERPRETARE


5. Guittone usa simboli come il Fiore e il Leone: perché? Cosa significano?



Stampa
\r
    \r
  1. Ahi lasso: ahimè; come ancor oggi in francese hélas; stagion: tempo.
  2. \r
  3. ch’eo ... guerigione: perché io mi meraviglio dove (u’) trovi una cura. Guerigione è in rima ricca con ragione.
  4. \r
  5. morto: ucciso; corrotto: pianto.
  6. \r
  7. l’alta Fior ... granata: il simbolo di Firenze, il giglio, sempre pieno di frutti.
  8. \r
  9. uso romano: la tradizione romana; perché la fondazione di Firenze si faceva risalire all’antica Roma.
  10. \r
  11. ca certo pere: certamente perisce, muore; crudel ... villano: crudele va inteso come “fatto crudele; crudeltà”, e forte significa “molto”: dunque il senso è “crudeltà molto villana”.
  12. \r
  13. s’avaccio ... ricoverata: se presto (avaccio) non viene salvata, guarita (come oggi nell’inglese to recover).
  14. \r
  15. si desvia: si smarrisce.
  16. \r
  17. dia: giorno (è il latino dies).
  18. \r
  19. dannaggio: danno; disgrazia.
  20. \r
  21. Deo ... altezza?: Dio, come hai potuto tollerare (sofrito) che la giustizia (il deritto) muoia (pera) e il torto diventi potente? Come la precedente, è una domanda retorica, che serve a drammatizzare l’argomentazione. Da notare l’antitesi doppia tra deritto/torto e pera/entri‘n altezza.
  22. \r
  23. Altezza ... fo: ci fu (fo) tanta altezza, tanta grandezza nella Firenze sfiorita. Il simbolo di Firenze, il fiore del giglio, è usato, qui e già prima al v. 5, per un facile gioco di parole: dopo Montaperti il fiore – cioè la città – è ormai appassito. Da notare l’iperbato, che spinge il verbo fo (fu) alla fine della frase.
  24. \r
  25. riteneva ... imperïale: aveva uno stile imperiale.
  26. \r
  27. presso e lunge: vicino o lontano; mante: parecchie (come ancor oggi nel francese maint “tanto”).
  28. \r
  29. leggero: facile.
  30. \r
  31. no i potea: non le poteva.
  32. \r
  33. E ciò ... poso: e questo (la possibilità di imitare l’Impero di Roma) se lo meritava eccome, perché non conquistava terre per il suo vantaggio, ma per mantenere la giustizia e la pace. tanto è in rima identica con tanto del v. 28.
  34. \r
  35. e ... amoroso: e poiché le piacque.
  36. \r
  37. si ... tanto: si spinse a un punto tale.
  38. \r
  39. ch’al ... Leone: che non c’è angolo (canto) del mondo in cui non risuonasse la virtù del Leone. Il leone è l’animale araldico che si trova nello stemma di Firenze, leone che è chiamato Marzocco probabilmente dal nome di Marte, dio della guerra.
  40. \r
\r