William Shakespeare

Amleto

Ahimè, povero Yorick!

Davanti al miserevole spettacolo dei teschi che affiorano dalla terra scavata, Shakespeare affida ai suoi personaggi una riflessione potentissima sulla vanità delle ambizioni umane. La sorte del buffone Yorick, ricordato da Amleto, non è diversa da quella dei grandi della terra: la polvere di Alessandro Magno e Cesare serve adesso a turare una botte.

[Trae fuori un teschio]

AMLETO  Una volta quel teschio aveva una lingua, e poteva cantare. E quel mascalzone lo scaraventa in terra come se fosse la mascella di Caino, che commise il primo assassinio. Potrebbe esser la zucca di un truffatore, di cui quest’asino adesso fa ciò che vuole, uno che avrebbe ingannato Iddio1. Non potrebbe essere così?

ORAZIO  Si, mio signore.

AMLETO  Oppure di un cortigiano, che sapeva dire «Buon giorno, dolce signore, come state, buon signore»; potrebbe essere Messer Taldetali che lodava il cavallo di Messer Talaltro quando voleva farselo prestare, no?

ORAZIO  Si, mio signore.

AMLETO  Già proprio così. E ora è di Sua Eccellenza il verme2, senza mascella, e un becchino lo prende a vangate sul testone. Ecco un bell’esempio di rivoluzione, se avessimo la destrezza di vederlo. Costò così poco generare queste ossa, che servono a giocarci ai birilli? Le mie mi fanno male solo a pensarci.

PRIMO BECCHINO  [canta].

Un piccone ed una vanga,
una vanga più un lenzuolo,
una buca nell’argilla,
per quest’ospite del suolo.

AMLETO  Eccone un altro. Beh, non potrebbe essere il teschio di un avvocato? Dove sono ora i suoi sofismi, le sue cause, i suoi titoli di proprietà e i suoi trucchi? Perché permette che questo rozzo mascalzone lo picchi sulla zucca con un sudicio badile e non minaccia di fargli causa per lesioni? Hem! Quest’uomo ai suoi tempi, poteva essere un gran compratore di terre, con le sue ipoteche, le sue obbligazioni, i suoi contratti, le sue doppie garanzie, le sue rivendicazioni. È questa la fine dei suoi fini, la rivendicazione delle sue rivendicazioni, di farsi riempire la sua testa fina di immodizia fine come la polvere? Le sue garanzie non gli garantiranno forse i suoi acquisti, anche doppi, per uno spazio ne’ più lungo ne’ più largo del foglio di un contratto in duplicato3. Gli stessi titoli di cessione delle sue terre starebbero a malapena in questa bara e il proprietario stesso non deve avere niente di più?

ORAZIO  Non un briciolo di più, mio signore.

AMLETO  La pergamena non è fatta di pelle di pecora?

ORAZIO  Sì, mio signore, e anche di pelle di vitello.

AMLETO  Sono pecore e vitelli quelli che cercano garanzie in queste cose. Voglio parlare a quest’uomo. Ehi tu, di chi è questa tomba?

PRIMO BECCHINO  Mia, signore. [Canta]

Far una buca nell’argilla...

AMLETO  Credo che sia tua devvero, dato che ci stai dentro.

PRIMO BECCHINO  Voi ci state fuori, signore, e quindi non è vostra. Quanto a me, io non ci abito dentro, e però è mia.

AMLETO  Tu menti, a starci dentro e a dire che è tua. È per i morti, non per i vivi: perciò tu menti.

PRIMO BECCHINO  È una menzogna viva, signore, e se ne andrà di nuovo da me a voi.

AMLETO  Chi è l’uomo per cui la stai scavando?

PRIMO BECCHINO  Per nessun uomo, signore.

AMLETO  Per quale donna allora?

PRIMO BECCHINO Nemmeno per una donna.

AMLETO Chi dev’esserci seppellito?

PRIMO BECCHINO  Una che era una donna, ma, pace all’anima sua, è morta.

AMLETO  Com’è rigoroso questo mascalzone. Bisogna parlare con estrema attenzione, altrimenti l’equivocare ci rovinerà. Perdio, Orazio, in questi tre anni ne ho preso nota: la nostra epoca è diventata così raffinata che la punta del piede del contadino s’avvicina tanto al tallone del cortigiano da sfregargli i geloni4. Da quanto tempo fai il becchino?

PRIMO BECCHINO  Di tutti i giorni che ci sono, cominciai proprio il giorno che il nostro defunto re Amleto sconfisse Fortebraccio.

AMLETO  Quanto tempo è passato da allora?

PRIMO BECCHINO  Non lo sapete? Qualunque scemo lo sa. Era proprio il giorno che è nato il giovane Amleto, quello che è pazzo ed è stato mandato in Inghilterra5.

AMLETO  Già, perché è stato mandato in Inghilterra?

PRIMO BECCHINO  Beh, perché era pazzo. Laggiù ritroverà la ragione e, se anche non la ritrova là non fa differenza.

AMLETO  Perché?

PRIMO BECCHINO  Là non se ne accorgeranno, perchè là sono tutti pazzi come lui.

AMLETO  Come è diventato pazzo?

PRIMO BECCHINO  In modo molto strano, dicono.

AMLETO  Come «strano»?

PRIMO BECCHINO  Proprio perdendo la ragione.

AMLETO  E dove l’ha persa?

PRIMO BECCHINO  Diamine, qui in Danimarca. Ho fatto il becchino qui, da ragazzo e da uomo, per una vita.

AMLETO  Quanto deve stare sottoterra un uomo, prima di marcire?

PRIMO BECCHINO  Se non è già marcio prima di morire, perché al giorno d’oggi abbiamo un mucchio di cadaveri sifilitici che a mala pena non si disfano mentre li seppelliamo, durerà un otto o nove anni. Un conciatore ti durerà nove anni.

AMLETO  Perché lui più degli altri?

PRIMO BECCHINO  Beh, signore, la sua pelle è così conciata dal suo mestiere che tiene fuori l’acqua per un bel po’6; e l’acqua fa mercire tantissimo quel figlio di puttana di cadavere. Ecco qui un teschio che è stato nella terra per ventitré anni.

AMLETO  Di chi era?

PRIMO BECCHINO  Di un matto figlio di puttana era, di chi crede che era?

AMLETO  Mah, non lo so.

PRIMO BECCHINO  Davvero un matto di farabutto, accidenti a lui! Una volta mi versò in testa una caraffa di vino del Reno. Proprio questo teschio, signore, era il teschio di Yorick, il buffone del Re.

AMLETO  Questo?

PRIMO BECCHINO  Proprio questo.

AMLETO  Ahimè, povero Yorick! Lo conoscevo, Orazio. Un uomo di una comicità inesauribile, di una fantasia eccezionale. Mi ha portato sulle spalle mille volte, e ora.... che cosa ripugnante a pensarci! Mi si rivolta lo stomaco. Qui arano attaccate quelle labbra che ho baciato non so quante volte. Dove sono adesso i tuoi sberleffi, le tue capriole, le tue canzoni, le tue fulminanti battute che facevano scoppiare la tavolata dalle risate? Non c’è più nessuno, adesso, che si burli del tuo ghigno? Proprio senza mento7, eh? Adesso va’ in camera della signora e dille che, per quanto trucco si dia, alla fine avrà questo aspetto. Falla ridere di questo… Ti prego, Orazio, dimmi una cosa.

ORAZIO  Che cosa, mio signore?

AMLETO  Credi che Alessandro8 avesse questo aspetto sottoterra?

ORAZIO  Proprio così!

AMLETO  E che puzzasse così? Puah!

ORAZIO  Proprio così, mio signore.

AMLETO  A che ignobile fine possiamo ridurci, Orazio! 


ANALISI DEL TESTO

UNA TRAGICOMMEDIA GROTTESCA  Una delle peculiarità del teatro tragico di Shakespeare è la contaminazione col comico, o meglio col grottesco, cioè con quella particolare declinazione del comico che dà spazio soprattutto al deforme, al bizzarro, al non convenzionale. La scena di Amleto che abbiamo letto è un esempio perfetto di questa commistione di registri. Il tema è tragico per eccellenza: la morte, e ciò che la morte fa al corpo umano. Amleto pronuncia qui alcune delle sue parole più profonde e memorabili, misurando la distanza tra la gloria terrena («Costui fu forse al tempo suo un gran compratore di terre...») e la miseria a cui quella gloria si riduce dopo la morte («è questo il termine dei suoi termini, e il riscatto dei suoi riscatti, d’aver la sua bella zucca piena di sterminata immondizia?»), e riprendendo il motivo tradizionale dell’ubi sunt1: «Dove sono le vostre beffe, ora? le vostre capriole? le vostre canzoni? i vostri lampi d’allegria, che usavano far scoppiare dalle risa la tavola?». Ma questo tema tragico è contrappuntato dalle battute sfacciate, sconvenienti, volgari del becchino, che tra l’altro – farsa che si aggiunge alla farsa – non riconosce Amleto e parla di lui in termini davvero poco rispettosi: «... quel giorno stesso che il giovine Amleto nacque; quello ch’è pazzo, ed è stato mandato in Inghilterra». Le meditazioni sulla morte rischiano di essere troppo solenni, o retoriche: temperando la seria riflessione di Amleto con i comici spropositi del becchino, Shakespeare evita questo rischio e scrive una pagina straordinariamente varia e polifonica.
Con il pretesto di riappacificarli (ma in realtà tentando di eliminare il figliastro), Claudio propone ad Amleto e Laerte (figlio di Polonio) un duello, durante il quale il primo viene colpito da una spada avvelenata. Prima di morire, Amleto riesce a uccidere Laerte e lo stesso Claudio, mentre la regina beve una coppa avvelenata destinata, nelle intenzioni del re, allo stesso Amleto. Davanti ai cadaveri di tutti i protagonisti del dramma, il norvegese Fortebraccio sopraggiunge e viene incoronato re di Danimarca.

1. In latino, "dove sono". Nel Medioevo era una formula retorica frequente delle meditazioni sulla morte: «Où sont les neiges d’antan?», si domanda per esempio il poeta Villon in un verso famoso ("Dove sono le nevi di una volta?"), per dire che il tempo corrompe tutto, e la morte trascina tutto con sé: delle nevi di un tempo, come del buffone Yorick, non resta più niente.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Qual è l’argomento centrale della scena?



ANALIZZARE


2. Di chi erano i teschi che Amleto osserva? Come procede il discorso di Amleto? E qual è l'effetto che fa sull’ascoltatore?



3. Quali sono, nel passo che hai letto, le espressioni più realistiche e crude?



INTERPRETARE


4. Spiega la risposta del becchino: "È una menzogna viva, signore, e se ne andrà di nuovo da me a voi”.



5. Spiega l'espressione «la nostra epoca è diventata così raffinata che la punta del piede del contadino s’avvicina tanto al tallone del cortigiano da sfregargli i geloni».



6. Amleto dice a Yorick: «Adesso va’ in camera della signora e dille che, per quanto trucco si dia, alla fine avrà questo aspetto. Falla ridere di questo…»: spiega e commenta questa battuta.



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  1. ingannato Iddio: Caino, appunto, che, come racconta il libro della Genesi (4,9), uccise Abele e poi cercò di ingannare Dio quando questi gli chiese dove fosse suo fratello.
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  3. Ora ... verme: “ora se lo mangiano i vermi”. Ovviamente l’epiteto di Sua Eccellenza è ironico: uomini abituati a omaggiarsi a vicenda sono ora cibo per il più umile degli animali.
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  5. contratto in duplicato: «contratto in duplice copia su un unico foglio che era poi diviso in due con un taglio a zig zag in modo che, una volta rimesso insieme, le due parti combaciassero perfettamente e fosse quindi possibile dimostrarne l’autenticità» (Bertinetti).
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  7. geloni: tumefazioni, escoriazioni della pelle dovute al freddo. Con questa immagine bassa, triviale (e ben intonata al luogo in cui si trova), Amleto osserva che la società si è accorciata, e che i contadini e gli uomini di corte non sono ormai molto diversi tra loro.
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  9. quello che ... Inghilterra: per evitare che potesse indagare sulla morte del padre, il nuovo re Claudio aveva mandato Amleto, con un pretesto, in Inghilterra.
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  11. tiene fuori l’acqua per un bel po’: perché la pelle dei conciatori è resa quasi impermeabile, stagna, dalle sostanze chimiche che hanno usato tutta la vita per il loro lavoro.
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  13. senza mento: molto più pregnante (ma intraducibile) il testo inglese: «quite chap-fallen?», che significa “un po’ con la mascella giù?”, nell’atteggiamento di chi è triste (ma qui s’intende che la mascella è “rilassata” perché la carne non c’è più, resta soltanto l’osso). È un altro ottimo esempio del macabro umorismo di Shakespeare.
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  15. Alessandro: Alessandro Magno, il grande conquistatore macedone (356-323 a. C.).
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