Giovanni Pascoli

Myricae

Arano

Pascoli dipinge un quadretto di soggetto agricolo: una mattina d’autunno, in mezzo alla nebbia, i contadini arano. Il madrigale sembra un dipinto en plein air (“all’aperto, in mezzo alla natura”) di un pittore impressionista; in realtà Pascoli prende ispirazione da un passo del quarto capitolo dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni: «A destra e a sinistra, nelle vigne, sui tralci ancor tesi, brillavan le foglie rosseggianti a varie tinte; e la terra lavorata di fresco, spiccava bruna e distinta ne’ campi di stoppie biancastre e luccicanti dalla guazza». 

Al campo, dove roggio1 nel filare
qualche pampano2 brilla, e dalle fratte3
sembra la nebbia mattinal4 fumare5,

arano6: a lente grida7, uno8 le lente
vacche spinge; altri semina; un ribatte
le porche con sua marra9 pazïente;

ché10 il passero saputo11 in cor già gode,
e il tutto spia dai rami irti12 del moro13;
e il pettirosso14: nelle siepi s’ode
il suo sottil tintinno15 come d’oro16.

Metro: madrigale con schema ABA CBC DEDE.

UNA SCENA STATICA Davanti a un quadro o a una statua capiamo quali personaggi sono in moto e quali no, anche se di fatto sono tutti fermi, cioè fissi in una posizione. Allo stesso modo, questi versi di Pascoli non creano una scena in movimento davanti ai nostri occhi: tutti i personaggi sono bloccati in un atteggiamento statico.
La dimensione visiva è preponderante rispetto a quella sonora, che è limitata alle grida e al tintinno del pettirosso. La nebbia sembra assorbire i suoni e stendere sui colori una patina uniforme che li smorza: il rosso dei pampini e del pettirosso non è intenso o squillante, e l’oro, che viene usato come paragone, non ha alcuna brillantezza.

L’USO DEI SUONI I suoni e il ritmo dei versi generano un effetto sonoro che fa risaltare l’abilità tecnica di Pascoli.
Dal punto di vista fonico due sono i punti di maggior rilievo.

  • Il verbo principale, arano, ritardato fino all’inizio del v. 4: la pausa metrica, prima, e quella sintattica (i due punti), dopo, isolano il verbo e lo mettono in evidenza. 
  • Il suono dominante delle prime due strofe è la “a”: le rime A (-are) e B (-atte) assuonano; cAMPO è quasi in rima con pAMPanO, che assuona con ArANO; e ancora: Al, brillA, sembrA, nebbiA, mAttinAl, A, gridA, vAcche, Altri, seminA, suA, mArrA. Notiamo inoltre che nella prima strofa le tre parole in rima iniziano con “f”, e che la doppia “t” della rima si ripresenta in mattinal

IL RITMO LENTO Il ritmo è lento fin dalla prima terzina grazie ai suoni A, al doppio enjambement e all’assenza del verbo principale, che tiene sospesa l’attenzione di chi legge. Nella seconda terzina il ritmo rallenta ancora grazie a una sintassi frantumata, ai due enjambements e alla ripetizione di lente. Nella terza strofa, inoltre, risaltano i suoni “s” (paSSero, Saputo, Spia, pettiroSSo, Siepi, S’ode, Suo, Sottil), “r” (passeRo, coR, Rami, iRti, moRo, pettiRosso, oRo), “t” (TuTTo, irTi, peTTirosso, soTTil, TinTinno). L’ultimo verso contiene un esempio di fonosimbolismo: il suo sottil tintinno, attraverso le “i” e le “t”, imita acusticamente il suono che descrive. Peraltro la sintassi di tutto il testo è notevole: Pascoli non usa mai il punto fermo. Tecnicamente siamo di fronte a un unico periodo ma, di fatto, a parte le due subordinate della prima terzina, ci sono soltanto proposizioni indipendenti e prive di legami sintattici fra loro.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Su tutta la scena domina un sentimento di malinconia. Quali sono le espressioni che lo fanno emergere?

2 Anche la sintassi concorre a rallentare il ritmo e a disegnare un paesaggio statico, in cui una scena dominata da azioni lente e ripetitive emerge dalla nebbia. Quale particolare struttura sintattica presentano quei due versi?

3 L’espressione marra pazïente presenta la figura retorica dell’enallage (o ipallage). Cerca il significato di tale termine retorico.

CONTESTUALIZZARE

4 Anche altri poeti rappresentano la campagna. Ad esempio Carducci, in Idillio maremmano. Quali somiglianze e quali differenze trovi fra le poetiche dei due scrittori, alla luce di queste due poesie?

INTERPRETARE

5 Leggi il seguente brano tratto dal Vangelo di Matteo (Mt 6,25-27):

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?

Ti sembra che la poesia Arano possa avere un rapporto con queste parole? E, alla luce di questa riflessione, quale ti sembra essere il senso profondo della poesia? Che cosa rappresentano, in definitiva, il passero e il pettirosso? Che cosa può simboleggiare l’atteggiamento dei due uccelli in confronto con il lavoro umano? Esprimi il tuo punto di vista.

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  1. roggio: rosso.
  2. pampano: foglia di vite.
  3. fratte: cespugli.
  4. mattinal: mattutina. 
  5. fumare: alzarsi dalla terra come se fosse fumo.
  6. arano: i contadini (soggetto sottinteso) stanno arando.
  7. a lente grida: con grida non concitate.
  8. uno: sottinteso “contadino”, correlato con altri e un.
  9. un ribatte … marra: un (contadino) frantuma le zolle grandi con la sua zappa. In questo modo copre i semi appena sparsi per evitare che vengano mangiati dagli uccelli. Già in latino “marra” e “porca” appartengono al lessico tecnico dell’agricoltura.
  10. ché: infatti.
  11. saputo: consapevole di quanto lo aspetta.
  12. irti: senza foglie.
  13. moro: gelso.
  14. e il pettirosso: anche il pettirosso (come il passero, gode e spia): è un esempio di stile nominale, grazie al quale emerge solo il soggetto.
  15. Tintinno

    Tintinnare (“emettere un suono acuto, a colpi brevi e staccati”) e tentennare (“esitare”, ma letteralmente “oscillare”) hanno la stessa etimologia: vengono entrambi dal verbo latino tintinnare, che indicava il suono (tin tin) che fa il campanello o una corda pizzicata (e da questa oscillazione della corda viene appunto l’idea dell’oscillazione dell’opinione, del dubbio, che è contenuta in tentennare). Si tratta quindi di voci onomatopeiche, cioè di parole il cui suono “imita” l’azione o l’oggetto che descrivono. I poeti hanno sempre sfruttato questa risorsa del linguaggio (ecco come Dante, ad esempio, descrive il meccanismo dell’orologio nel canto X del Paradiso: «tin tin sonando con sì dolce nota»), ma ciò che negli altri poeti è occasionale in Pascoli diventa norma, e a più livelli. Pascoli infatti sfrutta spesso l’effetto fonosimbolico di certi suoni, la “r” ad esempio: «sento tra i queruli / trilli di grilli, sento tra il murmure / piovoso del Serchio» (Il cane notturno: l’effetto è quello di una vibrazione, di un rotolamento); ma va poi molto oltre, dando grande spazio, nei suoi testi, a quello che Contini ha chiamato linguaggio «a-grammaticale» o «pre-grammaticale»: cioè il suono che viene promosso a parola («Come tetra la sizza che combatte», nel Piccolo bucato: dove sizza, “vento freddo”, è una voce onomatopeica) e la parola è retrocessa a suono («V’è di voi chi vide… vide… videvitt?», in Dialogo).

     
  16. sottil … oro: suono acuto come un oggetto d’oro (una moneta, un anello) caduto o colpito. Secondo alcuni è un’espressione che fonde il dato acustico (tintinno) e quello visivo (oro), cioè una sinestesia. Pascoli, però, non ha scritto “tintinno d’oro” ma come d’oro, ovvero: “il suo tintinno sottile come il tintinno dell’oro”, cioè di un oggetto d’oro.