Dante Alighieri

Purgatorio

Beatrice, dieci anni dopo

Giunto alla sommità della montagna del purgatorio, Dante entra nel paradiso terrestre. È uno spazio alberato, pieno di fiori, allietato dal canto degli uccelli, e in cui spira una lieve, piacevole brezza. È questo lo scenario nel quale si svolgono gli ultimi sei canti del Purgatorio, e sono canti densi di avvenimenti e di visioni simboliche. L’avvenimento più importante è l’apparizione di Beatrice. Dante aveva cominciato il suo viaggio nell’oltretomba perché Beatrice aveva pregato Virgilio di soccorrere «l’amico mio» (Dante, appunto) che si era smarrito nella selva. Qui dunque, nel canto XXX del Purgatorio, termina il viaggio verso di lei, e comincia un secondo viaggio che porterà Beatrice e Dante attraverso i cieli del paradiso. Ecco come Beatrice appare a Dante. 

    Io vidi già1-2 nel cominciar del giorno
    la parte orïental tutta rosata,
24   e l’altro ciel di bel sereno addorno;
    e la faccia del sol nascere ombrata,
    sì che per temperanza di vapori3
27   l’occhio la sostenea lunga fïata4-5:
    così6 dentro una nuvola di fiori
    che da le mani angeliche saliva
30   e ricadeva in giù dentro e di fori,
    sovra candido vel cinta d’uliva
    donna m’apparve, sotto verde manto
33   vestita di color di fiamma viva7-8.
    E lo spirito mio, che già cotanto
    Tempo9 era stato ch’a la sua presenza
36   non era di stupor, tremando, affranto10,
    sanza de li occhi aver più conoscenza11,
    per occulta virtù che da lei mosse,
39   d’antico amor sentì la gran potenza12.





Quello che, al verso 55, inizia tra Dante e Beatrice non è un dialogo tra amanti, tutt’altro, perché agli occhi di Beatrice Dante è, prima di tutto, un peccatore, che si sarebbe certamente dannato se proprio lei, attraverso Virgilio, non fosse intervenuta in suo soccorso. L’atteggiamento con il quale lo accoglie è dunque molto severo. Dante si è girato verso Virgilio, per consigliarsi con lui, per averne conforto, ma Virgilio – che non può entrare nel paradiso terrestre – è scomparso. Ed ecco come lo apostrofa Beatrice. 





    «Dante, perché Virgilio se ne vada,
    non pianger anco, non pianger ancora;
57   ché pianger ti conven per altra spada13-14».
    Quasi15 ammiraglio che in poppa e in prora
    viene a veder la gente che ministra
60   per li altri legni, e a ben far l’incora;
    in su la sponda del carro sinistra16,
    quando mi volsi al suon del nome mio,
63   che di necessità17 qui si registra,
    vidi la donna che pria m’appario
    velata sotto l’angelica festa,
66   drizzar li occhi ver’ me di qua dal rio18-19.
    Tutto che ’l vel che le scendea di testa,
    cerchiato de le fronde di Minerva20,
69   non la lasciasse parer manifesta,
    regalmente ne l’atto ancor21 proterva22
    continüò come colui che dice
72   e ’l più caldo23-24 parlar dietro reserva:
    «Guardaci25 ben! Ben son, ben son Beatrice.
    Come degnasti d’accedere al monte?
75   non sapei tu che qui è l’uom felice?26».
    Li occhi mi cadder giù nel chiaro fonte;
    ma veggendomi in esso27, i trassi a l’erba,
78   tanta vergogna mi gravò28 la fronte29.
    Così la madre al figlio par superba30,
    com’ella parve a me; perché d’amaro
81   sente il sapor de la pietade acerba31-32-33.
    Ella si tacque; e li angeli cantaro
    di subito In te, Domine, speravi;
84   ma oltre pedes meos non passaro34-35.
    Sì come neve tra le vive travi
    per lo dosso d’Italia si congela,
87   soffiata e stretta da li venti schiavi36-37,
    poi, liquefatta, in sé stessa trapela38,
    pur che la terra che perde ombra spiri39,
90   sì che par foco fonder la candela40;
    così fui sanza lagrime e sospiri
    anzi ’l cantar di quei che notan41-42 sempre
93   dietro a le note de li etterni giri43;
    ma poi che ’ntesi44 ne le dolci tempre
    lor compatire a me45, par che se detto
96   avesser: «Donna, perché sì lo stempre46?»,
    lo gel che m’era intorno al cor ristretto47,
    spirito e acqua fessi, e con angoscia
99   de la bocca e de li occhi uscì del petto48.
    Ella, pur ferma in su la detta coscia
    del carro stando49, a le sustanze pie
102   volse le sue parole così poscia:
    «Voi vigilate ne l’etterno die50,
    sì che notte né sonno51 a voi non fura52
105   passo che faccia il secol53 per sue vie54;
    onde la mia risposta è con più cura55
    che m’intenda colui che di là piagne56,
108   perché sia colpa e duol d’una misura57-58.
    Non pur per ovra59 de le rote magne,
    che drizzan ciascun seme ad alcun fine
111   secondo che le stelle son compagne,
    ma per larghezza di grazie divine,
    che sì alti vapori hanno a lor piova60,
114   che nostre viste là non van vicine61,
    questi fu tal ne la sua vita nova62
    virtüalmente63, ch’ogne abito destro
117   fatto averebbe in lui mirabil prova64.
    Ma tanto più maligno e più silvestro
    si fa ’l terren col mal seme e non cólto65,
120   quant’elli ha più di buon vigor terrestro66.
    Alcun tempo il sostenni col mio volto67:
    mostrando li occhi giovanetti a lui,
123   meco il menava in dritta parte68 vòlto69.
    Sì tosto come in su la soglia fui
    di mia seconda etade70 e mutai vita,
126   questi si tolse a me, e diessi altrui71-72.
    Quando di carne a spirto era salita,
    e bellezza e virtù cresciuta m’era,
129   fu’ io a lui men cara e men gradita73;
    e volse i passi74 suoi per via non vera,
    imagini di ben seguendo false,
132   che nulla promession rendono intera75.
    Né l’impetrare ispirazion mi valse76,
    con le quali e in sogno e altrimenti
135   lo rivocai: sì poco a lui ne calse!77-78
    Tanto giù cadde, che tutti argomenti
    a la salute79 sua eran già corti,
138   fuor che mostrarli le perdute genti80-81.
    Per questo visitai82 l’uscio de’ morti,
    e a colui83 che l’ha qua sù condotto,
141   li prieghi miei, piangendo, furon porti84.
    Alto fato di Dio sarebbe rotto85,
    se Letè si passasse e tal vivanda86
144   fosse gustata sanza alcuno scotto87
    di pentimento che lagrime spanda88». 

BEATRICE APPARE, TRA FIORI E VAPORI  Ai versi 22-39 Beatrice appare in una nuvola di fiori; ha un mantello verde, un abito rosso fiammante, un velo bianco sotto di sé: colori che richiamano le tre virtù teologali, cioè la fede, la speranza e la carità; l’olivo («cinta d’uliva») è qui invece emblema di pace, ma soprattutto di sapienza (come si dirà al v. 68, dove la corona d’olivo è indicata con l’espressione «le fronde di Minerva», dea della saggezza). L’abito rosso e il velo bianco erano già attributi di Beatrice così come Dan­te l’aveva rappresentata nei primi paragrafi della Vita nova. L’effetto che la visione ha su Dante è immediato e fortis­simo. È passato molto tempo dal giorno in cui Beatrice è morta: dieci anni. Dante non ha neanche bisogno di guar­darla per avvertirne la presenza, gli basta sentire l’«occulta virtù» che Beatrice emana: ed ecco che torna a dominarlo «la gran potenza» dell’antico amore.

SI CHIUDE IL CERCHIO APERTO ALL’INIZIO DELL’INFERNO  Beatrice rimprovera aspramente Dante per il modo scellerato in cui ha vissuto dopo la morte di lei. Egli – dice Beatrice – aveva tutte le doti e tutte le virtù per continuare a vivere una vita retta, ma si è smarrito (vv. 130-132), volgendo «i passi suoi per via non vera». Si chiude così il cerchio che si era aperto nel primo canto dell’Infer­no, quando Dante si era perso nella selva oscura, dopo aver abbandonato la «diritta via»: capiamo adesso, attraverso le parole di Beatrice, il significato di quello smarrimento, e ca­piamo anche perché Dante abbia dovuto fare questo lungo viaggio: nient’altro avrebbe potuto salvarlo, convincerlo a pentirsi, se non appunto il vedere «le perdute genti», cosa che Dante e Virgilio (che nel frattempo è scomparso, tor­nando nel limbo) hanno fatto sin qui. Non sappiamo con esattezza quale sia stata questa falsa strada, che cosa di tanto grave abbia fatto Dante. Quel che sappiamo è che, secondo il giudizio di Beatrice, egli si è perso dietro i piaceri terreni, e senz’altro dietro nuovi amori. Dirà infatti Beatrice nel canto successivo (XXXI, 58-60):

      Non ti dovea gravar le penne in giuso,
     ad aspettar più colpi, o pargoletta
     o altra vanità con sì breve uso.

Non avrebbe dovuto farti battere in basso le ali, in attesa di altri colpi, né una (nuova) fanciulla né altre cose terrene, che sono vane, e il cui godimento dura così poco.

IL MECCANISMO DEL DIALOGO INTERROTTO  Questo, in breve, il contenuto del brano: anni dopo la sua morte, Dante rivede, in spirito, la donna amata in gioventù, e anziché accoglierlo con dolcezza lei gli rimprovera i suoi errori. Ma val la pena di soffermarsi sul modo magistrale in cui il poeta sviluppa questa scena. Dante non cede senz’al­tro la parola a Beatrice, non le fa pronunciare un lungo di­scorso (come aveva fatto, per esempio, con il personaggio di Ugolino nel canto XXXIII dell’Inferno; vedi T27); né dialoga con lei (come aveva fatto, per esempio, con il personaggio di Farinata nel canto X dell’Inferno; vedi T25a). Il suo proce­dimento è più sottile. Beatrice parla una prima volta ai vv. 55-57, e gli preannuncia che presto gli toccherà piangere e pentirsi. Dante si volge al suono della sua voce, e descri­ve l’aspetto regale della donna, dopodiché le dà la parola una seconda volta (vv. 73-75). Beatrice gli chiede due cose: come ha osato salire la montagna del purgatorio e se ignora che quello è il monte destinato a coloro che sono destinati alla beatitudine («l’uom felice»). Ma sono, naturalmente, domande retoriche, perché Beatrice sa bene perché Dante si trova di fronte a lei: è lei che lo ha voluto. Dante-perso­naggio non risponde, dunque. In sua vece, con una bella in­venzione drammatica, Dante-poeta fa rispondere un coro angelico che intona il Salmo 31: Dante ha sperato e spera nella misericordia di Dio, e si fa forte della testimonianza di questi alleati, gli angeli. Ma neppure adesso la parola torna a Beatrice. Prima, Dante descrive se stesso in lacrime con una lunga, meravigliosa similitudine che assimila il dolore, l’angoscia che resta chiusa dentro il petto, alla neve ghiac­ciata, e il pianto alla neve «liquefatta». Solo dopo questa similitudine Beatrice riprende il suo discorso.

Schematizzando, quindi:

1 - Apparizione di Beatrice

2 - Primo brano di discorso diretto di Beatrice

3 - Descrizione di lei

4 - Secondo brano di discorso diretto di Beatrice

5 - Risposta del coro angelico

6 - Pianto di Dante

7 - Terzo brano di discorso diretto di Beatrice

RITARDAMENTO  Abbiamo detto più volte che uno dei problemi che Dante deve affrontare è quello di rendere vivaci e vari i dialoghi con le anime, e di non essere ripetitivo. Qui il problema è risolto brillantemente. Se Beatrice avesse parlato sempre, senza interruzioni, l’effetto sarebbe stato meno efficace, e il canto più monotono. In questo modo, invece, il lettore è tenuto in sospeso per decine di versi: sa che l’incontro è solenne, sa che Beatrice dirà qualcosa di importante, qualcosa che chiarirà il senso del viaggio di Dante, ma per due volte questo “momento della verità” viene rimandato perché il poeta devia l’attenzione prima sull’aspetto di Beatrice e poi su di sé (anche con notazioni psicologiche molto raffinate, come quella che si trova ai vv. 76-78: Dante-personaggio abbassa gli occhi per la vergogna, ma si vede riflesso nell’acqua, e altra vergogna lo assale, e lo porta a girarsi verso l’erba). Dante insomma ritarda il discorso di Beatrice, e questo ritardamento aumenta la forza drammatica del racconto.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Riassumi la trama del canto.



2. Di che cosa Beatrice accusa e rimprovera Dante?



3. Dante rivede Beatrice dopo dieci anni dalla sua morte: ha aspettato e desiderato questo momento molto a lungo. Come avviene l’incontro? Come viene descritta Beatrice?



ANALIZZARE


4. Per due volte Beatrice ricorre a una ripetizione: al v. 56 dice «non pianger anco, non pianger ancora;» e al v. 73 « Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice». Perché Dante adopera questo artificio? Che effetto di stile ottiene?



5. Al v. 85 inizia una lunga similitudine che paragona lo stato d’animo di Dante a un “disgelo”. Parafrasa e spiega questa (complessa) similitudine.



CONTESTUALIZZARE


6. Paragona il modo in cui è costruito il dialogo in questo canto con il modo in cui è costruito nel canto X dell’Inferno (Dante e Farinata). Quali sono le analogie? Quali le differenze?



7. «Se Letè si passasse ...» (v. 143). Qual è l’origine dei fiumi Lete ed Eunoè? Sono invenzioni di Dante o li trova nella tradizione letteraria?



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  1. già: altre volte, sulla Terra.
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  3. vv. 22-24: Io vidi già, all’inizio del giorno, la parte orientale del cielo sfumata di colore roseo e le altre parti ornate di un azzurro intenso;
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  5. per ... vapori: per quel velo di vapori che mitigavano la luce.
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  7. l’occhio … fïata: l’occhio poteva tollerarla per lungo tempo. Di primo mattino, cioè, lo sguardo può indugiare sul disco solare, sopportandone il tenue splendore.
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  9. vv. 25-27: e la faccia del sole sorgere velata (ombrata), così che, grazie alla coltre dei vapori, l’occhio poteva sostenerne la luce per lungo tempo:
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  11. così: altrettanto velata (o quasi indistinta, in mezzo allo sfumato dolce dei colori). La similitudine è costruita non sulla consueta struttura «come ... così», ma sulla correlazione «Io vidi già ... così».
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  13. sotto … viva: i colori (bianco, verde e rosso) simboleggiano le tre virtù teologali (fede, speranza e carità). Da notare che la “vaporosità” dell’immagine è resa da un’ampia e coerente serie allitterativa costruita sulla consonante v: «soVra candido Vel cinta d’uliVa / donna m’apparVe, sotto Verde manto / Vestita di color di fiamma ViVa».
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  15. vv.28-33: allo stesso modo, a causa di una nuvola di fiori che saliva e scendeva all’interno e all’esterno del carro per opera delle mani angeliche, mi apparve una donna, cinta in capo da una ghirlanda di olivo su un velo bianco, coperta da un manto verde e avvolta in una veste rosso fuoco.
  16. \r
  17. cotanto tempo: per la precisione dal 1290, anno della morte di Beatrice, al 1300, data del viaggio.
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  19. era … affranto: il “tremore” è sottolineato dalla allitterazione «non eRa di stupoR, TRemando, aFFRanto» e dalla quasi-rima «tremando» e «affranto»; affranto: propriamente “spossato”.
  20. \r
  21. sanza... conoscenza: senza averne dagli occhi (o “per mezzo degli”) una conoscenza maggiore. Beatrice è ancora velata e quasi nascosta dalla nube dei fiori, ma Dante riconosce, con intuizione immediata, la sua presenza.
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  23. vv. 34-39: E il mio spirito, che già per tanto tempo era rimasto senza provare lo sconvolgimento di quel tremito stupito alla presenza di lei, anche senza riconoscerne meglio i lineamenti con gli occhi, avvertì, per un segreto potere che da lei proveniva, la forza possente dell’antico amore (soggetto è sempre lo spirto mio del v. 34).
  24. \r
  25. «Dante … spada»: sono le prime parole di Beatrice; e vi è già il preannuncio dei rimproveri e del rimorso che Dante sentirà fra breve; Dante: è la prima e l’ultima volta in tutta la Commedia che appare il nome del poeta (cfr. vv. 62-63); spada: metonimia; lo strumento che provoca la ferita e il dolore.
  26. \r
  27. vv. 55-57: «Dante, non piangere ancora, non piangere ancora per il fatto che Virgilio se ne sia andato, perché è necessario che tu pianga per ben altro dolore (spada).
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  29. Quasi: si avvia una similitudine tra l’ammiraglio al comando e Beatrice sul carro.
  30. \r
  31. in ... sinistra: il lato rivolto verso i due poeti.
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  33. di necessità: per un doveroso rispetto della verità e non per vanità d’autore (nominare se stessi era avvertito come segno di arroganza).
  34. \r
  35. drizzar… rio: naturalmente drizzar dipende da vidi la donna (v. 64). Beatrice fissa gli occhi di Dante.
  36. \r
  37. vv. 58-66: Nell’atteggiamento di un ammiraglio che a poppa e a prua (prora) si reca a visitare gli equipaggi che eseguono i loro compiti sulle navi minori della sua flotta e li incoraggia (l’incora) a far bene, sul lato sinistro del carro vidi volgere lo sguardo verso di me, che ero al di qua del ruscello, la donna che prima mi era apparsa (pria m’appario al v. 64) velata dalla nuvola di fiori lanciati gioiosamente dagli angeli, quando mi voltai al suono del mio nome, che solo per necessità qui trascrivo.
  38. \r
  39. cerchiato ... Minerva: coronato con i rami dell’albero sacro a Minerva, inghirlandato di foglie d’olivo. L’olivo era, nella mitologia classica, la pianta consacrata alla dea Atena-Minerva, perché la leggenda narrava che era stata lei a crearla, toccando il terreno con la sua lancia.
  40. \r
  41. ancor: sempre;
  42. \r
  43. proterva: non ha qui un significato negativo, ma esprime la magnificenza dell’aspetto di Beatrice, assunta in cielo tra gli angeli.
  44. \r
  45. (i)l più caldo: le espressioni più forti; gli argomenti più perentori.
  46. \r
  47. vv. 67-72: Sebbene (Tutto che) il velo che le copriva la testa, coronato con i rami dell’olivo sacro a Minerva, non la lasciasse apparire pienamente (parer manifesta), ancora nobilmente altera nell’atteggiamento, continuò come colui che comincia a parlare e riserva alla fine le espressioni più forti.
  48. \r
  49. Guardaci: volgi qui (-ci) il tuo sguardo.
  50. \r
  51. vv. 74-75: «Guarda bene qui! Sono proprio, sono proprio Beatrice. Come hai potuto ritenerti degno di salire su questa montagna? Non sapevi che solo qui [nell’Eden] l’uomo può vivere nella felicità?».
  52. \r
  53. ma … esso: l’immagine riflessa sembra duplicare l’avvilimento di Dante.
  54. \r
  55. mi gravò: alla lettera “mi appesantì”, facendomela chinare.
  56. \r
  57. vv. 76-78: Gli occhi mi si abbassarono verso l’acqua limpida del Lete; ma scorgendovi la mia immagine riflessa, li (i) volsi verso il prato, tanto la vergogna mi fece abbassare la fronte.
  58. \r
  59. par superba: sembra troppo dura (quando lo rimprovera);
  60. \r
  61. Così … acerba: similitudine tra una madre che rimprovera e Beatrice;
  62. \r
  63. d’amaro … acerba: riesce doloroso (“sa di amaro”) il sapore della pietà espressa con piglio severo (acerba), nell’asprezza del castigo.
  64. \r
  65. vv. 79-81: Come la madre sembra troppo dura al figlio, così essa sembrò troppo dura a me; perché è amaro il sapore della pietà espressa aspramente.
  66. \r
  67. cantaro … passaro: senza lasciar spazio a una risposta di Dante, gli angeli intonano i primi nove versetti del Salmo 31, in cui il peccatore pentito esprime la propria fiducia in Dio. Ecco le parole di questa prima parte: «In te, Signore, mi sono rifugiato; mai sarò deluso: difendimi per la tua giustizia. Tendi a me il tuo orecchio, vieni presto a liberarmi. Sii per me una roccia di rifugio, un luogo fortificato che mi salva. Poiché mia rupe e mia fortezza tu sei, per il tuo nome guidami e conducimi. Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, poiché sei tu la mia difesa. Alle tue mani affido il mio spirito; tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. Tu hai in odio chi serve idoli falsi, io invece confido nel Signore. Esulterò e gioirò per la tua grazia, perchè hai guardato alla mia miseria, hai conosciuto le angosce della mia vita; non mi hai consegnato nelle mani del nemico, hai posto i miei piedi in luogo spazioso».
  68. \r
  69. vv. 82-84: Beatrice tacque; e gli angeli cantarono prontamente: In te ho sperato, o Signore, ma non andarono oltre i piedi miei.
  70. \r
  71. Sì … schiavi: inizia una doppia similitudine tra la neve che si scioglie, il fuoco che fonde una candela (vv. 88-90) e Dante rimasto senza lacrime e sospiri (v. 91); vive travi: metafora per indicare gli alberi.
  72. \r
  73. venti schiavi: venti che soffiano dalla Schiavonia o Slavonia, corrispondente alla parte orientale della Croazia: dunque venti nord-orientali.
  74. \r
  75. in sé … trapela: stilla dagli strati superiori agli inferiori.
  76. \r
  77. pur ... spiri: purché spiri, emani vento (caldo) la terra (soggetto) che tende a far scomparire (perde) l’ombra dei corpi; si tratta dell’Africa, dove a volte il sole, stando esattamente allo zenit, non può produrre ombre (più liberamente: “non appena sopravviene il vento caldo del sud”).
  78. \r
  79. vv. 85-90: Come la neve, sulla dorsale appenninica, gela fra gli alberi, compressa dal soffio dei venti settentrionali, e poi, liquefatta, si apre varchi nei suoi diversi strati, non appena si levino venti dalla terra che ha poca ombra [l’Africa], in modo analogo al fuoco quando fonde una candela;
  80. \r
  81. anzi ... notan: prima che gli angeli intonassero il loro canto.
  82. \r
  83. notan: cantano.
  84. \r
  85. vv. 91-93: così, prima del canto degli angeli, che armonizzano sempre le loro voci sulle armonie delle eterne sfere celesti (giri), rimasi senza piangere né sospirare;
  86. \r
  87. ‘ntesi: sentii; tempre: armonie musicali.
  88. \r
  89. compatire a me: mi compativano condividendo il mio stato d’animo; animo in cui prevaleva la speranza in Dio, che libera dal peccato, espressa dal Salmo e dal silenzio del penitente; par che: come se, allo stesso modo che.
  90. \r
  91. stempre: gli togli vigore; lo umili.
  92. \r
  93. lo gel ... ristretto: il gelo, cioè, fuor di metafora, “l’indurimento doloroso che mi gravava l’animo”.
  94. \r
  95. vv. 94-99: ma quando compresi che essi [gli angeli], nel loro canto soavemente modulato, erano partecipi del mio stato d’animo, come se avessero detto: «Donna, perché lo avvilisci a tal punto?», il gelo, che mi stringeva il cuore, si sciolse in sospiri e lacrime e, attraverso la bocca e gli occhi, proruppe affannosamente (con angoscia) dal petto.
  96. \r
  97. la detta … stando: rimanendo sul lato già detto (cioè sinistro) del carro; sustanze pie: gli spiriti (cioè gli angeli) pietosi (verso di me).
  98. \r
  99. die: luce; cioè giorno, , dal latino dies; etterno: perpetuo (di Dio).
  100. \r
  101. sì che … sonno: fuor di metafora, “né tenebra d’ignoranza né torpore fisico”.
  102. \r
  103. fura: ruba; sottrae.
  104. \r
  105. secol: il mondo degli uomini; in altre parole: “leggete in Dio, eterno presente, tutti gli eventi del mondo”.
  106. \r
  107. vv. 100-105: Beatrice, rimanendo sempre (pur) immobile sul lato sinistro del carro, si rivolse poi agli spiriti pietosi con queste parole: «Voi vegliate nella luce perpetua di Dio, cosicché né la notte né il sonno vi sottraggono alcun passo che il mondo degli uomini compia nel suo cammino.
  108. \r
  109. cura: intenzione.
  110. \r
  111. onde … piagne: Beatrice si rivolge non tanto agli angeli, quanto a Dante, indicato qui da una perifrasi (quell’uomo che piange laggiù);
  112. \r
  113. perché … misura: affinché il peccato e il dolore si corrispondano; cioè, il suo rimorso sia proporzionato alla gravità della sua colpa.
  114. \r
  115. vv. 106-108:perciò la mia risposta ha principalmente l’intenzione di farsi comprendere da colui che piange al di là del Lete, affinché il suo peccato e il suo dolore siano di una stessa entità.
  116. \r
  117. per ovra: per opera; per influsso; rote magne: grandi ruote, le ruote dei cieli; seme: concepimento; perciò “ogni creatura”; secondo … compagne: secondo le congiunzioni delle stelle; e cioè a seconda della costellazione che accompagna la nascita di ciascun individuo: per Dante, quella dei Gemelli, che predisponeva alle arti e alle scienze.
  118. \r
  119. che sì … piova: letteralmente: “che hanno vapori così alti per la loro pioggia”, e cioè: “che piovono sugli uomini da nubi così alte nel cielo”.
  120. \r
  121. che … vicine: fuor di metafora, che perfino la nostra mente non può comprenderle.
  122. \r
  123. vita nova: giovinezza; età giovanile.
  124. \r
  125. virtüalmente: in potenza.
  126. \r
  127. vv. 109-117: Non solo (Non pur) per influsso dei cieli, i quali indirizzano ogni creatura a un proprio fine secondo le varie congiunzioni delle stelle, ma anche per abbondanza di doni della Grazia divina, la cui pioggia sulla terra scende da vapori così alti che non sono accessibili neppure alle nostre viste di angeli e beati, costui nella sua giovinezza ebbe tali potenzialità che in lui ogni disposizione positiva (abito destro) avrebbe ottenuto risultati mirabili.
  128. \r
  129. non cólto: dal latino cultus, “coltivato”; parabola del terreno vigoroso ma incolto per indicare l’animo di Dante, ricco di qualità ma abbandonato.
  130. \r
  131. vv. 118-120: Ma un terreno, quanto più vigore e fertilità possiede, tanto più diventa cattivo e selvatico (silvestro) se vi si sparge seme guasto e se non lo si coltiva.
  132. \r
  133. Alcun … volto: Beatrice “sostenne” Dante dai nove ai venticinque anni, secondo il racconto della Vita nova, e cioè prima della sua morte.
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  135. in dritta parte: sulla retta strada; l’espressione ricorda la diritta via del primo canto del poema; vòlto: si noti la rima equivoca «vólto / vòlto», con due parole uguali nella grafia ma differenti nel significato (e anche nel suono, per la o nell’una chiusa e nell’altra aperta).
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  137. vv. 121-123: Lo sostenni per un certo tempo con il mio volto: mostrandogli i miei giovani occhi lo conducevo con me sulla retta strada.
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  139. seconda etade: giovinezza, che inizia al compimento del venticinquesimo anno, dopo l’adolescenza. Beatrice, coetanea di Dante, muore infatti nel 1290.
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  141. questi ... diessi altrui: costui (Dante) si staccò (tolse) da me e si diede ad altri (studi e amori). L’allusione va principalmente alla “donna gentile”, che nella Vita nova distoglie Dante da Beatrice dopo la sua morte (capp. XXXV-XXXVII) ed è poi interpretata nel Convivio (II, XII) come allegoria della Filosofia.
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  143. vv. 124-126: Non appena entrai nella mia giovinezza e passai dalla vita terrena a quella celeste (mutai vita), costui si staccò da me e si diede ad altri.
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  145. vv. 127-128: Proprio quando ero ormai ascesa dall’esistenza corporea a quella celeste, ed erano cresciuti in me la bellezza e il valore spirituale, diventai per lui meno cara e gradita;
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  147. passi: metafora che indica la vita, il cammino morale di Dante.
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  149. vv. 130-132: e si avviò per una strada erronea (non vera), seguendo false parvenze di bene [come sono appunto i beni mondani], che non mantengono interamente nessuna promessa [i loro miraggi, cioè, di felicità].
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  151. valse: giovò.
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  153. con le quali … rivocai: con le quali ispirazioni, sia nel sogno sia in altro modo, cercai di richiamarlo (al bene). A visioni beatifiche si allude nelle pagine conclusive della Vita nova.
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  155. vv. 133-135: Né mi fu utile l’avere ottenuto per lui sante ispirazioni con cui, sia in sogno sia con altri mezzi, cercai di richiamarlo al bene: a lui importò [calse, da calere] così poco di tutto questo!
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  157. salute: salvezza spirituale.
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  159. perdute genti: gli uomini andati in perdizione, i dannati dell’inferno.
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  161. vv. 136-138: Egli cadde tanto in basso [in questo suo traviamento] che tutti i rimedi (argomenti) erano ormai inadeguati (corti) alla sua salvezza, fuorché presentargli i dannati.
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  163. visitai: Il richiamo va, naturalmente, a Inferno II, 52-117 e al colloquio di Beatrice con Virgilio.
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  165. colui: quell’anima (perifrasi per indicare Virgilio).
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  167. vv. 139-141: Per questo motivo discesi fino alla soglia dell’inferno [nel limbo], e le mie preghiere (prieghi) furono rivolte (porti), piangendo, a quell’anima che l’ha condotto fin quassù.
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  169. rotto: violato.
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  171. tal vivanda: la miracolosa vivanda di salvezza; l’acqua del Lete, che fa dimenticare ogni peccato, o quella dell’Eunoè, che rinforza la memoria delle opere buone, o ancora, secondo altri, il «pane de li angeli», cioè la felicità del paradiso.
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  173. scotto: un prezzo.
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  175. vv. 142-145: Si violerebbe un profondo decreto (Alto fato) di Dio, se il fiume Lete fosse oltrepassato e la miracolosa vivanda di salvezza fosse gustata senza un pentimento che si effonda in pianto».
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