Cecco Angiolieri

Rime

«Becchin’amor!»: una lite tra fidanzati

Si chiamava tenzone (o corrispondenza in versi) lo scambio di sonetti tra due poeti. Chi riceveva il sonetto missivo di un collega doveva rispondere con un sonetto responsivo che avesse le stesse rime. Ma nel Medioevo esisteva anche il genere della tenzone fittizia, cioè del dialogo tra un uomo e una donna, un amante e un amato, dialogo immaginario che veniva scritto da un solo poeta che interpretava entrambe le “voci”. Guittone d’Arezzo, Chiaro Davanzati e altri poeti del Duecento scrivono molti di questi scambi di sonetti tra uomo e donna, così come Cecco Angiolieri. Ma lui non fa parlare una donna qualunque: fa parlare la donna di cui è innamorato, Becchina; e la fa parlare non secondo i crismi del-la “cortesia” ma in modo franco e sfacciato, come una popolana che litighi con un altro popolano. Oltre che per il contenuto (sembra di assistere a uno sketch teatrale), il sonetto ci interessa per la tecnica di Cecco, che riesce a compattare due battute all’interno di un unico verso: quattordici versi, ventotto battute di dialogo.

«Becchin’amor!» «Che vuo’, falso tradito1
«Che mi perdoni». «Tu non ne se’ degno».
«Merzé, per Deo!» «Tu vien’ molto gecchito2».
«E verrò sempre». «Che sarammi pegno3
«La buona fé». «Tu ne se’ mal fornito».
«No inver’ di te». «Non calmar, ch’i’ ne vegno4!».
«In che fallai5?» «Tu sa’ ch’i’ l’abbo udito6».
«Dimmel, amor». «Va’, che ti veng’un segno7
«Vuo’ pur8 ch’i’ muoia?» «Anzi mi par mill’anni9».
«Tu non di’ bene». «Tu m’insegnerai10».
«Ed i’ morrò». «Omè, che tu m’inganni!»
«Die te’l perdoni11». «E ché, non te ne vai?»
«Or potess’io!» «Tegnoti per li panni12
«Tu tieni ’l cuore». «E terrò co’ tuo’ guai13».

 

 

Metro: sonetto di schema ABAB ABAB CDC DCD.

BOTTA E RISPOSTA Ecco un vero tour de force metrico-retorico. A ciascun emistichio di ciascun endecasillabo corrisponde una battuta di dialogo, prima di Cecco, poi di Becchina, prima del poeta-amante che implora, poi della donna amata che si sottrae sdegnosa: sembra di ascoltare o vedere non tanto una scena di teatro, quanto un vero e proprio litigio, un bisticcio tra giovani innamorati che – letteralmente – si danno sulla voce. 

I REGISTRI LINGUISTICI È interessante osservare come il diverso registro adoperato dai due “tenzonanti” plasmi il loro lessico. Cecco parla come un poeta lirico, servendosi di parole e immagini che si trovano anche nella poesia degli stilnovisti: merzé, , fallai, e poi l’idea della morte per amore, e quella del cuore rubato dalla donna. Invece Becchina è sempre ostile («Che vuo’, falso tradito?»), o sprezzante («Tu vien’ molto gecchito»), o sarcastica («Tu m’insegnerai»), e questo tono aggressivo si deposita anche nelle parole e nelle locuzioni che usa, che sono colloquiali, quasi villane (la maledizione «ti veng’un segno!», la domanda retorica «Tègnoti per li panni?»).

UN DIALOGO INCONCLUDENTE Ed è interessante notare anche il fatto che il dialogo non ha alcun vero sviluppo: il primo verso ci mostra Cecco e Becchina nella stessa identica situazione in cui li lasceremo al quattordicesimo: lui la desidera, lei lo respinge, e ogni verso del sonetto ribadisce, in sostanza, questo elementare movimento. Leggendo «Becchin’amor!» si pensa immediatamente, come a un possibile modello, al contrasto di Cielo d’Alcamo, ed è un paragone pertinente, salvo osservare che dalla medesima situazione iniziale si sviluppano due storie che hanno finali diversi: il giullare di Rosa fresca aulentissima riesce a persuadere la ragazza che ama a concedersi; Cecco non smuove Becchina neppure di un centimetro.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Che cos’ha fatto di male, l’uomo della coppia, per meritarsi tutti questi improperi?

2 Il diverbio finisce bene o male? 

3 Che nome è Becchina? E Cecco? Sono nomi di battesimo “autonomi” o sono diminutivi? 

Stampa
  1. tradito: traditore.
  2. gecchito: umile, sottomesso.
  3. Che ... pegno?: che cosa me lo potrà garantire? 
  4. Non ... vegno: espressione poco chiara: forse “non tentare di calmarmi, perché vengo lì!” (con tono minaccioso); oppure: “non tentare di calmarmi, perché ho appena fatto esperienza della tua cattiva fede”.
  5. fallai: sbagliai, peccai.
  6. l’abbo udito: l’ho sentito (dire).
  7. un segno: un colpo, un accidente.
  8. pur: proprio.
  9. mi ... anni: mi sembrano mille anni; nel senso “non vedo l’ora [che tu muoia]”.
  10. Tu m’insegnerai: nel senso “Tu mi insegnerai a dire bene”.
  11. Die te’l perdoni: Dio te lo perdoni.
  12. Tegnoti per li panni?: forse ti trattengo per i vestiti?
  13. E ... guai: e continuerò a tenerlo, per il tuo dolore; i guai sono i lamenti.