Anonimo

Cantare di Piramo e Tisbe

Cantare di Piramo e Tisbe

Il passo che leggiamo è quello relativo alla scoperta della crepa nel muro, che concede ai due innamorati la possibilità di guardarsi, se non ancora quella di baciarsi.

    17



    Così costretti da lor fier volere1,
    da’ padri son guardati2 e da’ lor servi,
    sì che l’un l’altro non potea vedere,
    e come il lagrimar de’ biondi cervi3    
    muove dal cuore, sentendosi cadere
    vinto da’ cani co morsi aspri e acervi,
    piovìen4 dagli occhi di Piramo spesso
    e più di Tisbe ancor, sanza rifresso5.





    18



    Non molte volte il sole era riposto6,
    che lor fortuna7 gli fece vedere
    un fesso8 che nel muro era nascosto,
    il quale appena si potea scolpire9;
    il mur già lo menò quando composto
    fu dal principio per l’altrui volere10;
    così pel fesso gli occhi lor si scontrano,
    e questo avèn perché d’amor acontrano11.





    19



    Giamai quella fessura non fu nota
    a occhio d’animal ca ’l mondo tocchi12;
    ma qual cosa è che sia tanto rimota
    che Amor non veggia quando il dardo imbocchi13
    e s’è alcuna della somma rota
    infino al centro ch’Amor non adocchi14?
    Costor furono i primi che scolpiro15
    il fesso di quel muro, s’io ben miro16.





    20    



    Quando ciascun pe· llo spiraglio guarda
    e veggionsi d’amor ciascuno accesi,
    di dolce ragionar nessun non tarda17,
    e co le facce al fesso istanno attesi18;
    egli hanno gli occhi simili a chi arda,
    però ch’egl’eran d’un disio compresi19.
    Passato il giorno20, ciaschedun baciava
    la parte sua del muro ov’elli stava.





    21



    Queste parole mischiate in sospiri21
    ciascun soave del petto pingea22:
    «O mur crudele, e’ non par che tu miri
    l’arsion che vive in noi di Citarea23!
    Quale deità tel vieta, che non tiri
    te in disparte, che la vita rea
    che ci consuma ti cansasse tanto
    che viso e viso si toccasse alquanto24





    22    



    «Deh, pensa un poco che cosa faresti
    se tu t’aprissi tanto ch’io basciassi»
    diceva Tisbe con singhiozzi desti25
    «Piramo, in cui ogni bellezza stassi26!
    Ogni ragion mi dà27 che tu dovresti
    esser benigno a’ nostri sensi lassi28,
    però che ’l cielo il vuol, ma ’ nostri padri
    e tu cel veti29 e sì le nostre madri!





    23



    Noi non ingrati del ben ricevuto,
    ch’è spiraglio che ci hai otriato30,
    saren tuo servi, se per te voluto
    sarà che noi congiunti siàn da lato31;
    fama ne cresce a te, se noi dal pruto
    torrai col tuo aprire a noi vetato32
    Questo dicea di lor ciascun sovente,
    ma il lor pregare il muro già non sente.





Metro: ottava rima con schema ABABABCC.

 

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  1. Così ... volere: Così tormentati dal loro forte desiderio.
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  3. son guardati: sono sorvegliati; tenuti sotto chiave.
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  5. e … acervi: e come dal cuore sgorgano le lacrime dei biondi cervi, quando si sentono cadere a causa dei morsi dolorosi dei cani. Nel Medioevo (ma ancora oggi) la selvaggina veniva cacciata grazie all’aiuto di cani addestrati.
  6. \r
  7. piovìen: piovevano. Il soggetto, non espresso, è naturalmente “le lacrime”.
  8. \r
  9. sanza rifresso: ininterrottamente; senza tregua.
  10. \r
  11. era riposto: era tramontato. Dunque non erano passati molti giorni.
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  13. lor fortuna: la loro sorte.
  14. \r
  15. un fesso: una fessura.
  16. \r
  17. il ... scolpire: si poteva appena scorgere, scoprire.
  18. \r
  19. il … volere: il muro già aveva questa crepa quando originariamente fu eretto da altri. Il cantastorie vuole dire che non sono Piramo e Tisbe i responsabili di quella fessura, eppure hanno avuto in sorte di scovarla: adesso spiega perché.
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  21. così … acontrano: così, attraverso quella fessura, i loro occhi si incrociano, e questo avviene perché si incontrano per amore. Dice il poeta: c’è tra loro una corrispondenza di sentimenti amorosi, e quindi è naturale e inevitabile che, in un modo o nell’altro, questo amore si compia.
  22. \r
  23. a ... tocchi: alla vista di qualsiasi animale (e uomo) che abbia messo piede al mondo.
  24. \r
  25. ma … imbocchi: ma qual è quella cosa che è tanto lontana da non permettere ad Amore, una volta che ha colpito con la sua freccia, di vederla?
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  27. e … adocchi: e c’è qualcosa che Amore non possa scorgere, dall’ultimo cielo («la somma rota», cioè l’Empireo) fino al centro della Terra (e quindi dell’universo)? Il poeta conferma il concetto già espresso all’ottava 18, v. 8: cioè, che quando due esseri umani si amano non c’è nulla che possa ostacolare il manifestarsi del loro sentimento.
  28. \r
  29. scolpiro: scoprirono; come all’ottava 18, v. 4.
  30. \r
  31. s’io ... miro: letteralmente “se ci vedo bene”, ma vale a dire: “mi sembra, se non sbaglio”. Giullari e cantastorie usavano molto spesso queste formule stereotipe per conquistarsi il credito del pubblico e ribadire la veridicità di ciò che dicevano. In più, queste espressioni servivano spesso anche come zeppe per riempire la misura dei versi e per attirare l’attenzione degli spettatori. Una formula simile l’abbiamo incontrata in Ruggeri Apugliese, al v. 67 di Umile sono ed orgoglioso: «al buono ver dire».
  32. \r
  33. Quando … non tarda: Quando ognuno di loro scruta attraverso lo spiraglio, e si vedono l’un l’altro ardenti di desiderio, senza indugio cominciano a scambiarsi parole affettuose.
  34. \r
  35. istanno atesi: rimangono attenti.
  36. \r
  37. egli … compresi: essi hanno gli occhi di chi freme d’amore, poiché (però che) erano presi da un identico desiderio.
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  39. Passato il giorno: alla fine della giornata (cioè, al momento di separarsi).
  40. \r
  41. mischiate in sospiri: unite ai sospiri d’amore.
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  43. ciascun ... pingea: ognuno dei due dolcemente (soave, usato come avverbio) pronunciava (pingea, letteralmente “mandava fuori”).
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  45. e’ … Citarea: sembra che tu non veda l’incendio (l’arsion) della Citerea che vive in noi. Citerea è Afrodite che, secondo il mito, era nata a Citèra, isola greca del mar Ionio (l’odierna Cerigo).
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  47. Quale … alquanto: Quale dio vieta di tirarti in disparte, di far sì che la vita crudele che ci tormenta ti spostasse quel tanto (ti cansasse tanto) da permettere ai nostri visi di toccarsi per un po’ (alquanto)?.
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  49. singhiozzi desti: singhiozzi forti e frequenti.
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  51. ogni ... stassi: ogni bellezza risiede.
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  53. Ogni ... dà: ogni ragionamento, argomento mi dimostra.
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  55. lassi: miseri; infelici.
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  57. ma ’ ... veti: i nostri padri e tu ce lo vietate. Tisbe dice che l’amore che la lega a Piramo è talmente puro e forte che anche il cielo lo benedice: soltanto le loro famiglie e quel muro lo ostacolano.
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  59. che ... otriato: che ci hai concesso.
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  61. congiunti ... lato: che siamo congiunti da parte, di nascosto.
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  63. fama … vetato: crescerà la tua fama se ci toglierai da questo luogo riposto (pruto) con il tuo aprirti, che ci è negato.
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