Galileo Galilei

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo

Chiaro di Terra

I progressi nella scienza si devono in genere al graduale accumulo di piccoli risultati significativi che derivano dal lavoro di un grande numero di persone. Nella storia delle idee, tuttavia, ad alcuni nomi e alcuni periodi vengono associati cambiamenti di tipo diverso, non quantitativo ma qualitativo, non progressivo ma rivoluzionario. Ciò accade per due ragioni: da un lato, quando si fa storia si tende sempre a semplificare la realtà per poterla racchiudere in uno schema interpretativo; dall’altro lato, è certamente vero che alcuni individui (tra i quali Galilei), oltre a produrre nuovi risultati specifici, sono stati in grado di raccogliere e interpretare in modo nuovo alcuni elementi della cultura del loro tempo. Galileo, in altre parole, non era certo indipendente dalla cultura scientifica del suo tempo, ma merita un posto speciale nella storia della scienza perché per primo, in epoca moderna, è riuscito a elaborare in maniera chiara alcune idee che hanno il pregio di sintetizzare la complessità della scienza coeva.
Abbiamo già accennato, nel paragrafo del volume dedicato alla vita di Galileo, all’esempio più importante in questo senso: impiegando per l’osservazione del cielo il cannocchiale inventato in Olanda, Galileo raccoglie una varietà di dati empirici che gli consentono di superare l’antico concetto aristotelico di cielo. Il cielo di Galileo non è più sostanzialmente diverso dalla Terra, ed è fatto della sua stessa materia. In altre parole, è parte della natura allo stesso modo in cui ne è parte la Terra.
All’epoca della stesura del Dialogo questo salto di qualità concettuale è già pienamente maturo, e ad esso Galileo dedica alcune delle pagine più belle di tutta la sua opera. Il celebre passo che segue è dedicato proprio a questo tema.

SALVIATI  

Delle molte e molte apparenze varie che si scorgono di sera in sera in un corso lunare1, voi pur una sola non ne potrete imitare col fabbricare una palla a vostro arbitrio di parti più e meno opache e perspicue e che sia di superficie pulita2; dove che, all’incontro3, di qualsivoglia materia solida e non trasparente si fabbricheranno palle le quali, solo con eminenze4 e cavità e col ricevere variamente l’illuminazione5, rappresenteranno l’istesse viste e mutazioni a capello6, che d’ora in ora si scorgono nella Luna. In esse vedrete i dorsi dell’eminenze esposte al lume del Sole chiari assai7, e doppo di loro8 le proiezioni dell’ombre oscurissime; vedrete le maggiori e minori, secondo che esse eminenze si troveranno più o meno distanti dal confine che distingue la parte della Luna illuminata dalla tenebrosa9.



La Terra, sostiene Salviati, è in grado di riflettere la luce solare tanto quanto la Luna. Per dimostrarlo, egli paragona lo splendore della Luna diurna a quello delle nuvole, poi quest’ultimo a quello delle montagne che si vedono all’orizzonte, concludendo che tali fenomeni hanno uno splendore comparabile. Le montagne, quindi, che sono parte della Terra, riflettono la luce solare non meno della superficie della Luna, e quest’ultima ci appare tanto più luminosa di notte solo perché la osserviamo mentre è immersa nell’oscurità della volta celeste.



SALVIATI  

Ditemi un poco: quando la Luna è presso che piena, sì che ella si può veder di giorno ed anco a meza notte, quando vi par ella più splendente, il giorno o la notte?



SIMPLICIO  

La notte, senza comparazione, e parmi che la Luna imiti quella colonna di nugole10 e di fuoco che fu scorta a i figliuoli di Isdraele, che alla presenza del Sole si mostrava come una nugoletta, ma la notte poi era splendidissima. Così ho io osservato alcune volte di giorno tra certe nugolette la Luna non altramente che una di esse biancheggiante11; ma la notte poi si mostra splendentissima.



SALVIATI  

Talché quando voi non vi foste mai abbattuto12 a veder la Luna se non di giorno, voi non l’avreste giudicata più splendida13 di una di quelle nugolette.



SIMPLICIO  

Così credo fermamente.



SALVIATI  

Ditemi ora: credete voi che la Luna sia realmente più lucente la notte che ‘l giorno, o pur che per qualche accidente ella si mostri tale?



SIMPLICIO  

Credo che realmente ella risplenda in se stessa tanto di giorno quanto di notte, ma che ‘l suo lume si mostri maggiore di notte perché noi la vediamo nel campo oscuro del cielo; ed il giorno, per esser tutto l’ambiente assai chiaro14, sì che ella di poco lo avanza15 di luce, ci si rappresenta assai men lucida16.



SALVIATI  

Or ditemi; avete voi veduto mai in su la meza notte il globo terrestre illuminato dal Sole?



SIMPLICIO  

Questa mi pare una domanda da non farsi se non per burla, o vero a qualche persona conosciuta per insensata affatto.



SALVIATI  

No, no, io v’ho per uomo sensatissimo, e fo la domanda sul saldo17: e però rispondete pure, e poi se vi parrà che io parli a sproposito, mi contento d’esser io l’insensato; ché bene è più sciocco quello che interroga scioccamente, che quello a chi si fa interrogazione.



SIMPLICIO  

Se dunque voi non mi avete per semplice affatto18, fate conto ch’io v’abbia risposto, e detto che è impossibile che uno che sia in Terra, come siamo noi, vegga di notte quella parte della Terra dove è giorno, cioè che è percossa dal Sole.



SALVIATI  

Adunque non vi è toccato mai a veder la Terra illuminata se non di giorno; ma la Luna la vedete anco nella più profonda notte risplendere in cielo: e questa, signor Simplicio, è la cagione che vi fa credere che la Terra non risplenda come la Luna; che se voi poteste veder la Terra illuminata mentreché voi fuste in luogo tenebroso come la nostra notte, la vedreste splendida più che la Luna. Ora, se voi volete che la comparazione proceda bene, bisogna far parallelo del lume della Terra con quel della Luna veduta di giorno, e non con la Luna notturna, poiché non ci tocca a veder la Terra illuminata se non di giorno19. Non sta così?



SIMPLICIO  

Così è dovere.



SALVIATI  

E perché voi medesimo avete già confessato d’aver veduta la Luna di giorno tra nugolette biancheggianti e similissima, quanto all’aspetto, ad una di esse, già primamente venite a confessare che quelle nugolette, che pur son materie elementari, son atte a ricever l’illuminazione quanto la Luna, ed ancor più, se voi vi ridurrete in fantasia20 d’aver vedute talvolta alcune nugole grandissime, e candidissime come la neve; e non si può dubitare che se una tale si potesse conservar così luminosa nella più profonda notte, ella illuminerebbe i luoghi circonvicini più che cento Lune. Quando dunque noi fussimo sicuri che la Terra si illuminasse dal Sole al pari di una di quelle nugolette, non resterebbe dubbio che ella fusse non meno risplendente della Luna. Ma di questo cessa ogni dubbio21, mentre noi veggiamo le medesime nugole, nell’assenza del Sole, restar la notte così oscure come la Terra; e, quel che è più22, non è alcuno di noi al quale non sia accaduto di veder più volte alcune tali nugole basse e lontane, e stare in dubbio se le fussero nugole o montagne: segno evidente, le montagne non esser men luminose di quelle nugole.



Nell’ultima parte del capitolo, Salviati compie un ulteriore salto di qualità. La prova conclusiva a favore del fatto che la Terra riflette la luce solare, infatti, è rappresentata dal fatto che essa è in grado di illuminare la zona oscura della Luna, esattamente come la Luna rischiara la notte sulla Terra:



SALVIATI  

Ora, signor Simplicio (se però voi sete stato appagato), potete comprender come voi medesimo sapevi23 veramente che la Terra risplendeva non meno che la Luna, e che il ricordarvi solamente alcune cose sapute da per voi, e non insegnate da me, ve n'ha reso certo: perché io non vi ho insegnato che la Luna si mostra più risplendente la notte che 'l giorno, ma già lo sapevi da per voi, come anco sapevi che tanto si mostra chiara una nugoletta quanto la Luna; sapevi parimente che l'illuminazion della Terra non si vede di notte, ed in somma sapevi il tutto, senza saper di saperlo. Di qui non doverà di ragione esservi difficile il conceder24 che la reflessione della Terra possa illuminar la parte tenebrosa della Luna, con luce non minor di quella con la quale la Luna illustra le tenebre della notte, anzi tanto più, quanto che la Terra è quaranta25 volte maggior della Luna.



SIMPLICIO  

Veramente io credeva che quel lume secondario fosse proprio della Luna.



SALVIATI  

E questo ancora sapete da per voi, e non v'accorgete di saperlo. Ditemi: non avete voi per voi stesso saputo che la Luna si mostra più luminosa assai la notte che il giorno, rispetto all'oscurità del campo ambiente? ed in conseguenza non venite voi a sapere in genere, che ogni corpo lucido si mostra più chiaro quanto l'ambiente è più oscuro?



SIMPLICIO  

Questo so io benissimo.



SALVIATI  

Quando la Luna è falcata e vi mostra assai chiaro quel lume secondario, non è ella sempre vicina al Sole, ed in conseguenza nel lume del crepuscolo?26



SIMPLICIO  

Èvvi27; e molte volte ho desiderato che l'aria si facesse più fosca per poter veder quel tal lume più chiaro, ma l'è tramontata avanti notte oscura28.



SALVIATI  

Voi dunque sapete benissimo che nella profonda notte quel lume apparirebbe più?



SIMPLICIO  

Signor sì, ed ancor più se si potesse tor via il gran lume delle corna tocche dal Sole29, la presenza del quale offusca assai l'altro minore.



SALVIATI  

Oh non accad'egli talvolta di poter vedere dentro ad oscurissima notte tutto il disco della Luna, senza punto essere illuminato dal Sole?



SIMPLICIO  

Io non so che questo avvenga mai, se non ne gli eclissi totali della Luna.



SALVIATI  

Adunque allora dovrebbe questa sua luce mostrarsi vivissima, essendo in un campo oscurissimo e non offuscata dalla chiarezza delle corna luminose30: ma voi in quello stato come l'avete veduta lucida?



SIMPLICIO  

Holla veduta talvolta del color del rame ed un poco albicante31; ma altre volte è rimasta tanto oscura, che l'ho del tutto persa di vista.



SALVIATI  

Come dunque può esser sua propria quella luce, che voi così chiara vedete nell'albor del crepuscolo, non ostante l'impedimento dello splendor grande e contiguo delle corna, e che poi nella più oscura notte, rimossa ogni altra luce, non apparisce punto?32

L'ESPERIENZA DEL FENOMENO   Salviati esordisce con un’affermazione semplice ma importantissima. La Luna offre una grande varietà di fenomeni osservativi: dall’alternanza delle sue fasi, alla presenza di macchie d’ombra, al fatto che il confine della parte illuminata è frastagliato. Queste evidenze, secondo Galileo, possono essere riprodotte costruendo una «palla» di materia opaca e facendola illuminare dalla luce solare. Si tratta di un’osservazione importante in due sensi: prima di tutto perché mostra chiaramente l’approccio di tipo empirico di Galileo, che più che discorrere intorno ai fenomeni sceglie di esperirli direttamente; in secondo luogo perché rappresenta la prova concreta che la Luna non è poi così diversa da una porzione di materia variamente opaca e irregolare. È ben lontana, quindi, dall’essere quel corpo perfettamente sferico, eterno e incorruttibile di cui aveva parlato Aristotele.

UNA VERITÀ DI RAGIONE   Noi, osserva Salviati, pensiamo che la Luna sia illuminata e che la Terra sia opaca. Ma questa errata convinzione è dovuta soltanto al fatto che noi possiamo vedere la Luna circondata dalle tenebre, durante la notte, e le tenebre fanno appunto risaltare la sua luminosità; la stessa esperienza non possiamo farla, invece, nel caso della Terra; ma, conclude, «se voi poteste veder la Terra illuminata mentreché voi fuste in luogo tenebroso come la nostra notte, la vedreste splendida più che la Luna».

LA NATURA CELESTE DELLA TERRA   Nel brano appena letto, Simplicio viene convinto da Salviati che il chiarore osservato sulla zona oscura della Luna non proviene della Luna stessa (né, come viene spiegato in seguito, è dovuto alle altre stelle), perché in tal caso lo si dovrebbe sempre poter osservare durante le eclissi totali di Luna, quando essa è completamente oscurata da illuminazioni esterne. L’unica spiegazione possibile, allora, è che la causa di quel chiarore secondario risieda nel fatto che la superficie lunare sia illuminata dalla luce solare riflessa dalla Terra. L’esistenza di questo «chiaro di Terra» sulla Luna mostra in modo evidente che l’antico schema che contrapponeva il cielo e la Terra è completamente demolito. La Terra non è un oggetto speciale, sostanzialmente diverso dagli altri astri, ma un corpo celeste in grado di produrre, sugli astri a esso vicini, effetti del tutto analoghi a quelli che ne riceve. Non è, in altre parole, circondata dal cielo: ne è parte.

LA COSMOLOGIA DOPO GALILEI   La rivoluzione concettuale contenuta nell’ultimo passo di Galileo è stata di importanza fondamentale per il futuro della storia della scienza. È solo grazie ad essa, infatti, che le generazioni successive di scienziati potranno trovare leggi fisiche generali valide tanto per descrivere il cielo quanto i fenomeni terrestri. In particolare, è solo dopo aver integrato il salto di qualità galileiano nella propria visione del mondo che Isaac Newton (1642-1727) riuscirà a enunciare i Principi della dinamica e la Legge di gravitazione universale, alla luce dei quali la caduta dei corpi sulla Terra e l’orbitare dei pianeti attorno al Sole saranno due diverse manifestazioni delle medesime leggi fisiche.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. L'approccio empirico di Galileo è molto evidente in alcune osservazioni, dimostrazioni o paragoni: individuane almeno due e riassumili con parole tue.



2. Riassumi i contenuti del passo «Ora, signor Simplicio ... non apparisce punto» in non più di dieci righe.



ANALIZZARE


3. Fin dalle opere di Platone, il genere del dialogo è stato usato come efficace strumento didattico: un personaggio particolarmente saggio (alter ego dell’autore) si confronta con interlocutori-discepoli con cui il lettore può agevolmente identificarsi. Nel brano appena letto, a tuo parere, il genere dialogico facilita la comprensione? In che modo?



4. Una delle virtù dello stile di Galileo è la chiarezza. Per essere chiaro, Galileo non rinuncia a ripetere alcune parole o concetti-chiave: quali, per esempio?



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  1. in un corso lunare: nel ciclo lunare.
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  3. che sia di superficie pulita: che sia liscia in superficie.
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  5. dove che, all’incontro: mentre, al contrario.
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  7. eminenze: protuberanze.
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  9. col ricevere ... illuminazione: ricevendo diversamente la luce (a causa appunto delle cavità e delle protuberanze).
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  11. rappresenteranno ... a capello: presenteranno esattamente (a capello) le stesse apparenze e le stesse mutazioni.
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  13. vedrete ... assai: vedrete chiarissimi i fianchi delle protuberanze esposti alla luce del Sole.
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  15. doppo di loro: dietro di loro (le protuberanze).
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  17. le maggiori ... tenebrosa: ombre più grandi e ombre più piccole, a seconda che quelle protuberanze si trovino più o meno distanti dal confine che separa la parte della Luna illuminata da quella non illuminata.
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  19. nugole: nuvole.
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  21. la luna ... biancheggiante: la Luna non sembrava altro che una delle piccole nuvole che la circondavano.
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  23. quando ... abbattuto: se non vi fosse mai successo.
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  25. splendida: luminosa.
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  27. per esser ... chiaro: a causa del fatto che il cielo intorno è così chiaro.
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  29. avanza: supera.
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  31. lucida: luminosa.
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  33. fo la domanda sul saldo: vi pongo la domanda seriamente.
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  35. non mi … affatto: non mi considerate del tutto sciocco («semplice»).
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  37. bisogna ... giorno: bisogna paragonare la luce della Terra con la luce della Luna vista di giorno, e non vista di notte, perché la Terra possiamo vederla illuminata soltanto di giorno.
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  39. vi ridurrete in fantasia: richiamerete alla vostra memoria.
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  41. di questo cessa ogni dubbio: su questo (cioè sul fatto che le nuvole non siano meno splendenti della Luna, quando illuminate dal Sole) viene a cadere ogni dubbio.
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  43. quel che è più: ciò che più importa.
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  45. sapevi: sapevate. Normale, anche più avanti, l’alternanza tra il pronome di cortesia voi («potete comprender»), e le forme di seconda persona singolare.
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  47. conceder: ammettere.
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  49. quaranta: il rapporto tra i volumi di Terra e Luna è in realtà di circa 49.
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  51. Quando ... crepuscolo?: Quando la Luna mostra una falce luminosa e una luce secondaria nella parte oscura, non è essa sempre vicina al Sole, e quindi nella zona del cielo illuminata dall’alone del crepuscolo?
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  53. Èvvi: vi è.
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  55. ma l’è tramontata ... oscura: Ma [la Luna] è tramontata prima che facesse notte piena.
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  57. se si potesse ... Sole: se si potesse togliere la luce residua dovuta al Sole già tramontato.
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  59. corna luminose: la luce residua dovuta al Sole già tramontato.
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  61. albicante: biancheggiante.
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  63. come dunque ... apparisce punto?: come può dunque quella luce provenire dalla Luna se essa è visibile quando la Luna è ancora parzialmente illuminata dal Sole, mentre sparisce quando attorno c’è oscurità?
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