Francesco Guicciardini

Storia d’Italia

Come muore un papa: Alessandro VI Borgia

All’interno della Storia d’Italia ci sono alcuni capitoli dedicati a personalità di particolare rilievo, come i papi. Alcuni brani importanti riguardano il pontificato di Alessandro VI, al secolo Roderigo Borgia, padre di Cesare, detto il Valentino, e di Lucrezia: è proprio parlando di questo papa, per esempio, che Guicciardini introduce una lunga digressione, molto critica, sul potere temporale della chiesa: un tema di estrema attualità negli anni in cui la sua sfarzosa ricchezza era condannata da Lutero. La discussione sul potere temporale del papato serve a Guicciardini anche per parlare dell’ascesa militare e politica del figlio di Alessandro VI, Cesare Borgia, che aveva acquistato potere proprio grazie alla politica corrotta di suo padre, il papa.

Ma ecco che nel colmo1 più alto delle maggiori speranze (come sono vani e fallaci2 i pensieri degli uomini) il pontefice, da una vigna appresso a Vaticano, dove era andato a cenare per ricrearsi3 da’ caldi, è repentinamente4 portato per morto nel palazzo pontificale e incontinente dietro5 è portato per morto il figliuolo6: e il dì seguente, che fu il decimo ottavo dì d’agosto, è portato morto secondo l’uso de’ pontefici nella chiesa di San Piero7, nero enfiato8 e bruttissimo, segni manifestissimi9 di veleno; ma il Valentino, col vigore dell’età10 e per avere usato subito medicine potenti e appropriate al veleno, salvò la vita11, rimanendo oppresso da lunga e grave infermità.

Credettesi12 costantemente13 che questo accidente14 fusse proceduto15 da veleno; e si racconta, secondo la fama più comune16, l’ordine della cosa17 in questo modo: che avendo il Valentino18, destinato alla medesima cena19, deliberato di avvelenare Adriano cardinale di Corneto, nella vigna del quale doveano cenare (perché20 è cosa manifesta21 essere stata consuetudine frequente22 del padre e sua non solo di usare il veleno per vendicarsi contro agl’inimici o per assicurarsi de’ sospetti23 ma eziandio24 per scelerata cupidità25 di spogliare delle proprie facoltà26 le persone ricche, in cardinali e altri cortigiani27, non avendo rispetto28 che da essi non avessino mai ricevuta offesa alcuna29, come fu il cardinale molto ricco di Santo Angelo30, ma né anche che gli fussino amicissimi31 e congiuntissimi32, e alcuni di loro, come furono i cardinali di Capua e di Modona33, stati utilissimi e fidatissimi ministri34), narrasi adunque35 che avendo il Valentino mandati innanzi certi fiaschi di vino infetti di veleno, e avendogli36 fatti consegnare a un ministro37 non consapevole della cosa, con commissione che non gli desse ad alcuno38, sopravenne per sorte39 il pontefice innanzi a l’ora della cena, e, vinto dalla sete e da’ caldi smisurati40 ch’erano, dimandò gli fusse dato da bere, ma perché non erano arrivate ancora di palazzo41 le provisioni per la cena, gli fu da quel ministro42, che credeva riservarsi come vino più prezioso43, dato da bere del vino44 che aveva mandato innanzi Valentino; il quale45, sopragiugnendo46 mentre il padre beeva47, si messe48 similmente a bere del medesimo vino.

Concorse al corpo morto49 d’Alessandro in San Piero con incredibile allegrezza50 tutta Roma, non potendo saziarsi51 gli occhi d’alcuno di vedere spento un serpente52 che con la sua immoderata53 ambizione e pestifera perfidia54, e con tutti gli esempli di orribile crudeltà di mostruosa libidine e di inaudita avarizia, vendendo55 senza distinzione le cose sacre e le profane, aveva attossicato56 tutto il mondo; e nondimeno57 era stato esaltato58, con rarissima59 e quasi perpetua prosperità60, dalla prima gioventù insino all’ultimo dì della vita sua, desiderando sempre cose grandissime e ottenendo più di quello desiderava. Esempio potente61 a confondere l’arroganza62 di coloro i quali, presumendosi63 di scorgere con la debolezza degli occhi umani la profondità de’ giudìci divini, affermano ciò che di prospero o di avverso avviene agli uomini procedere64 o da’ meriti o da’ demeriti loro65: come se tutto dì66 non apparisse molti buoni essere vessati ingiustamente e molti di pravo animo essere esaltati indebitamente67; o come se68, altrimenti interpretando69, si derogasse70 alla giustizia e alla potenza di Dio; la amplitudine71 della quale, non ristretta72 a’ termini brevi e presenti73, in altro tempo e in altro luogo74, con larga mano75, con premi e con supplìci sempiterni76, riconosce i giusti dagli ingiusti.

COME UNA NOTIZIA DI "CRONACA NERA"  Il racconto della morte di Alessandro VI è condotto su un canovaccio narrativo che, come in un articolo di cronaca, prima racconta la notizia fondamentale (la morte del pontefice con tutti i segni di avvelenamento), e poi spiega l’antefatto, quello che si pensa che sia successo (un avvelenamento dovuto a un tragico errore: non era il papa il destinatario del veleno), con un’ampia parentesi che ricorda la brutalità usata dal papa e dal figlio contro i nemici.

LA MORTE DEL SERPENTE  I toni sono molto violenti, nel lessico, nelle immagini, nella crudezza della descrizione, e servono per esprimere il disprezzo che Guicciardini nutriva nei confronti di un papa ambizioso e crudele, per quanto baciato fin dalla giovinezza dalla fortuna. Questo clima cupo inizia con la descrizione del cadavere gonfio e annerito del pontefice, che è la manifestazione, il segno fisico di una corruzione interiore. Il simbolo più evidentemente negativo è quello del serpente: Alessandro VI è infatti definito «un serpente che […] aveva attossicato tutto il mondo». L’accostamento con un animale velenoso è favorito, naturalmente, dalla familiarità dei Borgia con l’uso dei veleni per uccidere i loro nemici. Ma c’è di più: tradizionalmente, a partire dalla Bibbia, in forma di serpente è rappresentato il diavolo; l’immagine è quindi ricca di allusioni simboliche al male. Guicciardini dice infatti che il papa aveva avvelenato tutto il mondo con il suo veleno, vale a dire con i suoi gravi peccati: l’avidità, la lussuria, la crudeltà, la violenza, la simonia, l’ambizione. La sua morte è come un contrappasso: il serpente che attossica tutto il mondo, viene alla fine ucciso dal suo stesso veleno.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Papa Alessandro VI e il figlio Cesare Borgia bevono del vino avvelenato: chi lo ha avvelenato? Perché?



2. Qual è la reazione del popolo romano alla notizia della morte del papa e all’esposizione della sua salma?



3. Guicciardini fa un ritratto agghiacciante di Alessandro VI: che cosa in particolare, a tuo avviso, risulta più sconcertante nel suo carattere?



ANALIZZARE


4. Rileggi il brano e distingui le parti in cui Guicciardini racconta da quelle in cui commenta i fatti raccontati.



INTERPRETARE


5. Nella parte finale del brano, Guicciardini fa seguire al racconto degli eventi una lunga e complessa conclusione morale (a partire da: «Esempio potente a confondere..»). Riassumila.



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  1. nel colmo: nel punto.
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  3. vani e fallaci: privi di fondamento e ingannevoli; Guicciardini riflette sull’impossibilità dell’uomo di orientare la fortuna: il papa era al massimo del suo potere, e pensava che le cose sarebbero andate sempre meglio per lui, quando all’improvviso muore.
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  5. ricrearsi: trovare sollievo.
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  7. repentinamente: all’improvviso.
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  9. incontinente dietro: subito dopo.
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  11. il figliuolo: Cesare Borgia (1475-1507), duca di Valentinois (da cui il soprannome, “Valentino”).
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  13. chiesa di San Piero: nella basilica di San Pietro, dove venivano esposti i corpi dei papi, alla loro morte.
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  15. enfiato: gonfio.
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  17. manifestissimi: evidenti.
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  19. col vigore dell’età: aveva quasi 28 anni.
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  21. salvò la vita: si salvò; pur con qualche strascico per la salute.
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  23. Credettesi: Si credette; Tutti erano convinti.
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  25. costantemente: con certezza.
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  27. accidente: incidente; evento (la morte del papa).
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  29. proceduto: dovuto; causato.
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  31. la fama più comune: l’opinione dei più.
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  33. l’ordine della cosa: che i fatti si sono svolti in questo modo, con quest’ordine.
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  35. avendo il Valentino [deliberato]: che il Valentino aveva deciso di avvelenare il cardinale Adriano Castellesi da Corneto; si trattava di un avversario politico, che quella sera avrebbe ospitato a cena il papa e suo figlio.
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  37. destinato alla medesima cena: il Valentino doveva partecipare alla stessa cena.
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  39. perché: inizia un’ampia parentesi che spiega la familiarità dei Borgia con i veleni, che usavano sia per liberarsi dei nemici, sia per entrare in possesso dei beni dei morti (quasi un luogo comune della propaganda ostile alla famiglia).
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  41. è cosa manifesta: che tutti sanno.
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  43. consuetudine frequente: abitudine; la struttura sintattica adotta qui una costruzione alla latina, con la frase soggettiva all’infinito.
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  45. per assicurarsi de’ sospetti: mettersi al sicuro, difendersi, da chi sospettavano fosse loro nemico.
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  47. ma eziandio: ma anche; risponde al precedente non solo.
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  49. scelerata cupidità: avidità criminale.
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  51. facoltà: ricchezze; beni.
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  53. in cardinali … cortigiani: si intende, di usare il veleno contro (in) cardinali e uomini di corte (per appropriarsi delle loro ricchezze).
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  55. non avendo rispetto: senza tener conto.
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  57. non avessino … alcuna: non avessero; cioè “di non essere mai stati offesi dagli uomini che volevano avvelenare”.
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  59. il cardinale… di Santo Angelo: un primo esempio, per confermare quello che si sta dicendo; si trattadel cardinale Giovanni Michiel, avvelenato, secondo alcuni, per ordine dei Borgia.
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  61. ma né … amicissimi: i Borgia non tenevano conto di nessuno, neanche di quelli che erano loro amici; quindi non guardavano in faccia a nessuno.
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  63. congiuntissimi: legati da vincoli stretti di amicizia.
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  65. i cardinali di Capua e Modona: altri esempi, per mostrare la violenza dei Borgia: Giovanni Lopez, vescovo di Capua e Giovanni Battista Ferrari, vescovo di Modena, sono altre due vittime del veleno dei Borgia.
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  67. utilissimi e fidatissimi ministri: collaboratori utili e fidati; eppure uccisi.
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  69. narrasi adunque: dopo la parentesi, il narratore riprende il discorso con una ripetizione (prima dell’interruzione aveva scritto: e si racconta): il Valentino aveva mandato alcuni fiaschi di vino avvelenato, da servire al cardinale Adriano durante la cena per ucciderlo; i servitori però non sapevano che il vino era avvelenato.
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  71. avendogli: avendoli (i fiaschi di vino).
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  73. a un ministro: a un servo, un amministratore.
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  75. con commissione … alcuno: con l’ordine di non dare quei fiaschi a nessuno (perché erano destinati al cardinale).
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  77. sopravenne per sorte: per caso giunse il papa, prima dell’ora di cena; Guicciardini nota la casualità dell’evento.
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  79. caldi smisurati: è agosto, è molto caldo e il papa chiede da bere.
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  81. arrivate … di palazzo: dal palazzo papale non erano ancora arrivate le provviste (provisioni) per la cena.
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  83. quel ministro: a cui erano stati consegnati i fiaschi di vino avvelenato.
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  85. che … prezioso: che credeva che quel vino fosse tenuto in riserva perché particolarmente buono; anche qui la costruzione è latineggiante.
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  87. da bere del vino: al papa viene dato da bere il vino mandato dal Valentino, perché nessuno sapeva che era avvelenato.
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  89. il quale: il Valentino.
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  91. sopragiugnendo: arrivando.
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  93. beeva: beveva.
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  95. si messe: si mise; il Valentino beve lo stesso vino: non sapeva, infatti, che fosse il vino avvelenato che lui stesso aveva procurato.
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  97. Concorse al corpo morto: Accorse a vedere il cadavere; non viene descritta la scena della morte: che il papa fosse morto, era stato detto all’inizio e qui si riprende il discorso lasciato in sospeso (il cadavere esposto in San Pietro).
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  99. allegrezza: gioia.
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  101. saziarsi: di felicità.
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  103. un serpente: è il papa.
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  105. immoderata: sfrenata.
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  107. pestifera perfidia: cattiveria causa di infiniti mali.
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  109. vendendo: Alessandro VI è descritto come simoniaco.
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  111. attossicato: avvelenato (infatti era un “serpente”).
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  113. e nondimeno: Guicciardini riconosce come Rodrigo Borgia fosse stato un uomo fortunato.
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  115. esaltato: portato in alto.
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  117. rarissima: straordinaria.
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  119. perpetua prosperità: continua fortuna.
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  121. Esempio potente: la vicenda del papa, morto all’apice della sua fortuna (come diceva all’inizio: «nel colmo più alto delle maggiori speranze») è un esempio che dimostra come gli uomini non possono in alcun modo penetrare la volontà di Dio.
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  123. confondere l’arroganza: mettere in crisi l’atteggiamento supponente.
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  125. presumendosi: pensando.
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  127. affermano ciò che … procedere: affermano che quello che di positivo o di negativo avviene agli uomini derivi; da notare, nella frase, l’ellissi della congiunzione dichiarativa che e l’infinitiva alla latina.
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  129. o de’ meriti … loro: esclusivamente dalle loro azioni.
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  131. tutto dì: in ogni momento.
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  133. non apparisse … indebitamente: come se non si vedesse continuamente che molti uomini buoni sono ingiustamente tormentati, e molti cattivi sono innalzati a torto; è una rappresentazione sconsolata di un rovesciamento dei valori, che dimostra come il successo di uomo non sia nelle sue mani.
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  135. o come se: Guicciardini introduce un elemento religioso: c’è chi cerca di spiegare l’ingiustizia tra gli uomini limitando l’efficacia del giudizio di Dio e la sua potenza (che non possono essere conosciute dagli uomini).
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  137. altrimenti interpretando: cercando di spiegare in altro modo.
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  139. si derogasse: si diminuisse l’autorità.
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  141. amplitudine: grandezza.
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  143. ristretta: confinata.
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  145. a’ termini … presenti: nel ristetto ambito terreno.
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  147. in altro … luogo: al momento del Giudizio; nell’aldilà.
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  149. con larga mano: con misericordia.
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  151. premi e supplici sempiterni: premi (in paradiso) e pene (all’inferno) eterni; soltanto il Giudizio di Dio, che si esercita dopo la morte dell’uomo, stabilisce definitivamente chi è stato giusto e chi no.
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