Dante Alighieri

Purgatorio

Dall’altra parte del mondo: la montagna del purgatorio

L’inferno e il paradiso sono eterni, il purgatorio finirà con la fine del mondo. Questo dà alla seconda cantica della Commedia una particolare atmosfera: anche qui Dante incontra anime che scontano, con gravi sofferenze, le loro colpe, ma ad alleggerire il dolore c’è, per tutti, la prospettiva della salvezza. Le pene a cui vengono sottoposti i peccatori sono più lievi: il sangue, la tempesta, il fuoco e il gelo dell’inferno lasciano spazio a un clima meno ostile, e Dante si sofferma più a lungo sulla biografia dei personaggi incontrati che sui loro dolori presenti. Questo mutamento d’atmosfera è particolarmente sensibile nei primi canti. All’uscita dalla caverna infernale, prima di salire la montagna del purgatorio, Dante e Virgilio vedono l’aurora, il pianeta Venere, le stelle: nell’inferno il tempo era come sospeso in un’eterna notte; nel purgatorio, che si trova sopra la superficie della Terra, tornano a succedersi i giorni e le notti. Ecco la splendida descrizione dello spettacolo che Dante si trova di fronte una volta uscito dalla notte infernale. 

Dolce color d’orïental zaffiro1,
che s’accoglieva nel sereno aspetto2
del mezzo3, puro infino al primo giro4,
a li occhi miei ricominciò diletto,
tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta
che m’avea contristati li occhi e ’l petto5.
Lo bel6 pianeto che d’amar conforta7 
faceva tutto rider8 l’orïente,
velando i Pesci ch’erano in sua scorta9.
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo10, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente11.
Goder pareva ’l ciel di lor fiammelle:
oh settentrïonal vedovo sito12,
poi che13 privato se’ di mirar quelle!

Il cielo sereno, l’aria limpida, la luce di Venere che illumina la parte orientale del cielo, in congiunzione con la costellazione dei Pesci: tutto collabora a rendere l’atmosfera piacevole, e tutto è diverso rispetto all’oscurità dell’inferno. Ma tutto è diverso anche rispetto al pianeta Terra che Dante conosce, perché ora ci troviamo nell’emisfero meridionale, e in cielo ci sono stelle che nessuno (tranne Adamo ed Eva, e Dante adesso) ha mai visto: stelle bellissime di cui l’emisfero settentrionale è vedovo (nel senso che non può vederle). Il primo essere umano che Dante aveva incontrato nell’inferno era stato Virgilio. Qui il primo personaggio è un vecchio con i capelli e la barba canuta, e un’aria solenne.

Com’ io da loro sguardo14 fui partito15,
un poco me volgendo a l’altro polo16,
là onde ’l Carro già era sparito17,
vidi presso di me un veglio solo,
degno di tanta reverenza in vista18,
che più non dee a padre alcun figliuolo.
Lunga la barba e di pel bianco mista19
portava, a’ suoi capelli simigliante,
de’ quai cadeva al petto doppia lista.

Il vecchio è sorpreso e quasi allarmato dalla presenza di Dante e Virgilio. Come mai sono lì? Come sono riusciti a uscire dall’inferno? Sono per caso dei dannati che hanno trovato il modo di fuggire? Virgilio prende la parola e tranquillizza l’uomo, nel quale riconosce Catone20 Uticense, e gli racconta perché e come sono arrivati fin lì.

Questi non vide mai l’ultima sera21;
ma per la sua follia le fu sì presso,
che molto poco tempo a volger era.
Sì com’ io dissi, fui mandato22 ad esso
per lui campare; e non lì era altra via23
che questa per la quale i’ mi son messo.
Mostrata ho lui tutta la gente ria;
e ora intendo mostrar quelli spirti
che purgan sé sotto la tua balìa.
Com’ io l’ho tratto, saria lungo a dirti;
de l’alto24 scende virtù che m’aiuta
conducerlo a vederti e a udirti25.
Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta26.
Tu ’l sai, ché non ti fu per lei amara
in Utica27 la morte, ove lasciasti
la vesta ch’al gran dì sarà sì chiara28.
Non son li editti etterni per noi guasti,
ché questi vive e Minòs29 me non lega;
ma son del cerchio ove son li occhi casti30
di Marzia tua31, che ’n vista ancor ti priega,
o santo petto, che per tua la tegni32:
per lo suo amore adunque a noi ti piega.
Lasciane andar per li tuoi sette regni33;
grazie riporterò di te34 a lei,
se d’esser mentovato35 là giù degni».
«Marzïa piacque tanto a li occhi miei
mentre ch’i’ fu’ di là36», diss’ elli allora,
«che quante grazie volse da me, fei37.
Or che di là dal mal fiume dimora38,
più muover39 non mi può, per quella legge
che fatta fu quando me n’usci’ fora40.
Ma se donna del ciel41 ti move e regge,
come tu di’, non c’è mestier lusinghe:
bastisi42 ben che per lei mi richegge43.

UN PAGANO DI IRREPRENSIBILE VIRTÙ Catone di Utica, vissuto a Roma nel I secolo a.C., è un pagano. Non solo: è un suicida, e dovremmo perciò trovarlo insieme agli altri «violenti contro se stessi» (come Pier delle Vigne) nel secondo girone del settimo cerchio dell’inferno. Ma già nei versi dei poeti latini, come Virgilio e Lucano, che ne parlano rispettivamente nell’Eneide e nella Farsaglia, Catone è simbolo di virtù e di moralità: alleato di Pompeo, preferì darsi la morte piuttosto che consegnarsi a Cesare e piuttosto che assistere alla fine della repubblica. Questa estrema coerenza può giustificare, anche agli occhi di un cristiano, il suicidio; e questo rigore inflessibile spiega perché Dante lo abbia scelto come guardiano del purgatorio.

DI GUARDIA AL PURGATORIO Come Caronte, anche Catone ha barba e capelli bianchi, ma ciò che nel mostro infernale era motivo di terrore, suggerisce qui, invece, venerazione. Il suo volto, inoltre, è illuminato dalla luce delle stelle, segno che la grazia divina si è posata su di lui. La vista di Dante e Virgilio è anche per Catone, come lo era stata per i guardiani infernali, motivo di stupore: «Chi siete voi», domanda, «che contro al cieco fiume / fuggita avete la prigione eterna?». La risposta di Virgilio stavolta non è sbrigativa com’era stata in altre simili occasioni nell’inferno. Dante – spiega Virgilio – è ancora vivo, ma le sue colpe lo hanno portato tanto vicino alla morte spirituale che una donna si è mossa dal cielo e ha incaricato Virgilio di guidarlo attraverso i regni ultraterreni per ammonirlo circa il destino dei peccatori. Virgilio prega Catone di accettare l’insolito pellegrino, che è in cerca di una libertà non diversa da quella che anche Catone aveva cercato, dandosi la morte. Dopo aver spiegato che la preghiera è superflua se, come ha detto Virgilio, in favore di Dante si è mossa un «donna del ciel» (cioè Beatrice), Catone accoglie Dante e gli indica la via per accedere al monte e i riti di purificazione che dovrà compiere. Quindi scompare.

UN BREVE RIASSUNTO E IL VIAGGIO CONTINUA I versi: Questi non vide mai l’ultima sera; / ma per la sua follia le fu sì presso, / che molto poco tempo a volger era. / Sì com’ io dissi, fui mandato ad esso / per lui campare; e non lì era altra via / che questa per la quale i’ mi son messo. / Mostrata ho lui tutta la gente ria; / e ora intendo mostrar quelli spirti / che purgan sé sotto la tua balìa. / Com’ io l’ho tratto, saria lungo a dirti; / de l’alto scende virtù che m’aiuta / conducerlo a vederti e a udirti. / ci permettono di fare un’osservazione interessante sulla tecnica di Dante. Si tratta di versi puramente riepilogativi: Virgilio non dice niente di nuovo, ma fa solo un rapidissimo riassunto della cantica che si è appena conclusa. Il destinatario di questo riassunto è Catone, ma è chiaro che Dante – per bocca di Virgilio – parla anche al suo lettore: gli rinfresca la memoria, nel caso non si ricordi che cosa è successo nell’Inferno, o (c’è anche questa eventualità) nel caso non l’abbia letto. 
Dopo che Catone ha dato il suo viatico, Dante e Virgilio camminano lungo la spiaggia (il purgatorio, ricordiamolo, è immaginato come una montagna circondata dall’oceano), e Dante vive una sorta di rito di purificazione. La discesa attraverso l’inferno gli ha sporcato il viso, e allora Virgilio glielo pulisce con dell’erba bagnata di rugiada: una chiara metafora per dire che Dante è entrato in un nuovo regno, quello dell’espiazione, e si è lasciato alle spalle il regno del peccato: e si apparecchia alla salita verso l’Eden con spirito rinnovato, e libero dal ricordo dell’inferno.

Esercizio:

Laboratorio 

COMPRENDERE

1 Riassumi il contenuto dei versi antologizzati in non più di 10 righe.

2 Costruisci una nuvola dei tag che sintetizzi i versi antologizzati.

3 Di quale libertà parla Virgilio? È una libertà fisica o morale? O le due cose insieme? 

ANALIZZARE

4 Che cosa rappresentano le «quattro stelle»?

5 Quali  sono le caratteristiche fisiche di Catone? 

6 A quale cerchio si riferisce Virgilio?

7 Il paesaggio ha, in questo canto, una funzione determinante. Descrivine i tratti essenziali.

CONTESTUALIZZARE 

8 Dante ricorda qui il suicidio di Catone. Rifacendoti al canto XIII dell’Inferno, in cui compaiono i suicidi, prova a indicare le differenze tra i dannati presentati in quel canto e la figura radiosa di Catone. Rifletti sul motivo per cui un suicida, che dovrebbe stare all’inferno, si trova invece qui, ed è descritto in maniera tanto positiva.

INTERPRETARE 

9 Che cosa diceva la teologia cristiana nel Medioevo sul regno ultraterreno del purgatorio? Che cosa dice la teologia odierna? Cerca informazioni sull’enciclopedia o leggi il libro di Jacques Le Goff, La nascita del Purgatorio.

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  1. *Purgatorio

    Si tratta del secondo regno dell’oltretomba cristiano, nel quale gli spiriti espiano le loro colpe e si purificano per poi entrare in paradiso. Il termine, del resto, è legato etimologicamente all’aggettivo “puro”: deriva infatti dal latino purgare, “pulire”, a sua volta da una forma arcaica purigare, derivata appunto da purus. È insomma il luogo in cui, ripulendosi dai peccati commessi in vita, si ridiventa puri. A questo secondo regno si accenna talvolta nella Bibbia, anche se mai in termini espliciti, mai descrivendolo come un vero e proprio luogo: si legge per esempio nella prima lettera di Paolo ai Corinzi (3,15) «Ma se l’opera di qualcuno finirà bruciata, quello sarà punito; tuttavia egli si salverà, però quasi passando attraverso il fuoco». Da passi come questo matura appunto, nel corso del Medioevo, l’idea di uno “stato” intermedio tra inferno e paradiso: ma è un’idea che entrerà nella dottrina della Chiesa come verità di fede solo molto tardi, nel XVI secolo, con il Concilio di Trento (che intenderà reagire alla predicazione di Lutero e di Calvino, i quali avevano negato l’esistenza del purgatorio, e con essa la possibilità che le preghiere dei vivi potessero influenzare il destino dei defunti).



    orïental zaffiro: secondo i lapidari medievali (cioè quei libri nei quali si dava conto del valore e delle virtù di ciascuna pietra), lo zaffiro proveniente dalle Indie era il più pregiato appunto perché la sua luce assomigliava a quella del cielo sereno.



    Un dolce colore di zaffiro orientale, che si radunava nella placida serenità dell’aria, intatta e trasparente fino al circolo dell’orizzonte, rinnovò in me il piacere della vista, appena evasi dall’atmosfera infernale (aura morta) che mi aveva offuscato i sensi e lo spirito.

     
  2. aspetto: apparenza, vista.
  3. mezzo: l’aria (il medium, “mezzo”, è ciò che separa i sensi – qui la vista – da ciò che i sensi percepiscono).
  4. primo giro: il primo cerchio celeste che l’occhio umano vede, cioè il circolo dell’orizzonte.
  5. contristati ... petto: facendo lacrimare i primi, opprimendo il secondo, impedendogli di respirare.
  6. Lo bel ... conforta: perifrasi che designa il pianeta Venere. 



    Il bel pianeta che ispira ad amare faceva splendere tutta la parte orientale del cielo, coprendo con la sua luce la costellazione dei Pesci, che si trovava sotto la sua guida.



     
  7. d’amar conforta: alla lettera, “predispone all’amore”. 
  8. tutto rider: rifulgere completamente.
  9. velando... scorta: coprendo con la sua luce la costellazione dei Pesci, la quale si trovava allora sotto la sua guida (scorta). Poiché il Sole, secondo i dati astronomici riferiti da Dante al viaggio, è nella costellazione dell’Ariete, successiva a quella dei Pesci, l’apparizione del pianeta Venere nel segno dei Pesci, prima che un valore simbolico (l’inclinazione all’amore), assume un significato temporale: sono trascorsi tre giorni da quando Dante ha iniziato il viaggio oltremondano, poco più di venti ore dal momento in cui ha cominciato a risalire dal centro della Terra verso la superficie, e già compaiono i segni luminosi dell’alba del quarto giorno: sono quasi le cinque antimeridiane.
  10. a l’altro polo: il polo antartico, o australe; s’innalza sull’orizzonte del Purgatorio di circa trenta gradi, come nell’emisfero di Gerusalemme il polo artico.



    Io mi voltai a destra, concentrai l’attenzione (puosi mente) sul polo antartico e vidi quattro stelle contemplate soltanto da Adamo ed Eva.

     
  11. non viste... gente: contemplate soltanto dai primi uomini, cioè da Adamo ed Eva durante la loro dimora nel paradiso terrestre, al sommo della montagna purgatoriale. Il valore simbolico delle quattro stelle, allegoria delle quattro virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza), innate nell’umanità e velate dal peccato originale, non mette in discussione la loro realtà fisica, apertamente ribadita anch’essa dal prosieguo della narrazione.
  12. oh ... sito: il settentrïonal sito, l’emisfero boreale (cioè quello abitato, ossia la Terra), è privo (vedovo) delle quattro virtù simboleggiate dalle stelle, in quanto, corrotto dal peccato, ha perduto la primitiva innocenza.



    Il cielo sembrava gioire della luce di queste stelle (di lor fiammelle): oh emisfero settentrionale abbandonato, da quando sei escluso dalla possibilità di contemplarle!

     
  13. poi che: dal momento in cui; cioè “da quando”: ma per altri poi che va riferito a vedovo e significa “in quanto”.
  14. da loro sguardo: dal contemplarle; loro, “le stelle”, è oggetto di sguardo.



    Quando smisi di contemplarle, voltandomi un po’ verso il polo artico, in direzione del luogo dove l’Orsa Maggiore era ormai scomparsa, vidi accanto a me un vecchio (veglio) solitario, degno di una reverenza non inferiore a quella che deve portare il figlio al proprio padre.

     
  15. fui partito: mi staccai.
  16. a l’altro polo: verso il polo artico (o boreale), ossia dal lato sinistro.
  17. era sparito: perché tramontato sotto la linea dell’orizzonte.
  18. in vista: nell’aspetto, a guardarlo.
  19. e ... mista: il particolare introduce nel ritratto fisico di Catone (che in segno di lutto non si era più tagliato né barba né capelli), una novità rispetto al modello presente nella Farsaglia del poeta latino Lucano (II, 372-374). Probabilmente Dante lesse nell’esemplare dell’opera di Lucano da lui maneggiato la variante erronea mistamque (“mista”, cioè “brizzolata”) per moestamque (“mesta”), riferendo naturalmente l’attributo alla barba e quindi alla chioma dell’eroe, veglio anche se morto a quarantotto anni. 



    Portava la barba lunga e brizzolata, come i suoi capelli, dei quali due ciocche scendevano lungo il petto.

     
  20. Catone

    Marco Porcio Catone (95-46 a.C.), detto il Giovane o l’Uticense, per distinguerlo da Catone il Censore, si tolse la vita per evitare di consegnarsi a Cesare e assistere alla fine della repubblica nell’ultima fase della guerra civile fra Cesare e Pompeo (per il quale Catone aveva combattuto al comando delle truppe in Africa). Come pagano, Catone dovrebbe trovarsi nel limbo (dove effettivamente dimorò prima della liberazione di Cristo: cfr. v. 90) o addirittura nel setti-mo cerchio infernale, tra i suicidi. Ma sulla scia dell’esaltazione classica (oltre a Lucano, fonte principale, Cicerone e Seneca), Dante professa ammirazione ed entusiasmo per il «sacrificio [...] di Marco Catone, instauratore della autentica libertà» (Monarchia, II, 5), e lo trasforma in un simbolo di dignità e rigore morale. Di più, Dante lo promuove qui a custode del regno in cui le anime conquistano con la purificazione dai peccati la libertà spirituale.
  21. Questi ... sera: costui, cioè Dante, è ancora vivo. Ma la precisazione letterale prepara il significato o sovrasenso allegorico: il pellegrino è vivo anche spiritualmente, in quanto non ha incontrato l’ultima sera (perifrasi per indicare sia la morte fisica, sia la dannazione) nella vita dello spirito, il peccato che porta alla dannazione.



    Costui non ha ancora incontrato la morte fisica; ma a causa del suo grave traviamento morale e intellettuale si avvicinò talmente alla morte dell’anima (le fu sì presso), che mancava ormai pochissimo tempo alla sua dannazione. Come ho già detto, fui inviato a lui per salvarlo; e non vi era una strada diversa da questa per la quale mi sono incamminato.

     
  22. mandato: inviato da Beatrice.
  23. per lui ... via: per salvarlo; e non vi era strada diversa a questo scopo ().
  24. de l’alto: dal cielo.



    Gli ho mostrato tutti i dannati (la gente ria); e ora ho intenzione di mostrargli quegli spiriti i quali si purificano sotto la tua custodia (balìa). Sarebbe lungo raccontarti in quale modo io l’abbia condotto [sin qui]; dall’alto scende una forza che mi aiuta a portarlo a te per vederti e ascoltarti.

     
  25. conducerlo ... udirti: a portarlo a vedere la tua persona e ad ascoltare la tua parola: alla tua presenza.
  26. libertà ... rifiuta: egli va alla ricerca di quella libertà (dal peccato) che è tanto preziosa, come ben sa chi per essa rinuncia alla vita. Secondo quello che si legge nella Monarchia (II, 5), Catone, «per accendere nel mondo l’amore della libertà, mostrò quanto grande ne fosse il pregio, preferendo morire da libero che privo di libertà restare in vita». La libertà politica dell’eroe anticesariano qui si fonde e si muta nella libertà etico-spirituale, vittorioso dominio interiore della ragione sui sensi e sulla schiavitù del peccato.



    Ora sii così cortese da accettare il suo arrivo: egli va alla ricerca di quella libertà che è tanto preziosa, come ben sa colui che per essa rinuncia alla vita.

     
  27. ​​​​​Utica: la città africana a nord di Cartagine, dove Catone, uno dei capi dell’esercito pompeiano in disfatta, si tolse la vita.



    Tu lo sai bene, dal momento che, per salvaguardare la libertà, non ti fu gravoso affrontare la morte a Utica, dove lasciasti il corpo mortale, che nel giorno del giudizio risorgerà luminoso.

     
  28. la vesta ... chiara: perifrasi, il corpo mortale, che nel giorno del giudizio (al gran dì) risorgerà tanto splendente. Abitante e guardiano del secondo regno, Catone è implicitamente destinato al paradiso.
  29. Minòs: Minosse, che presiede al vero e proprio inferno, sta all’entrata del secondo cerchio, mentre Virgilio risiede nel limbo che lo precede.



    Non abbiamo violato leggi divine, dal momento che costui è in vita, mentre io non sono legato al volere di Minosse, ma appartengo al cerchio dove si trovano gli occhi virtuosi  della tua Marzia, la quale nell’atteggiamento non smette di supplicarti, o animo santo, che continui a considerarla come tua moglie: in nome dunque dell’amore che ella ti porta piègati [a soddisfare] la nostra volontà.

     
  30. li occhi casti: sineddoche per Marzia.
  31. Marzia tua: la figlia di Marcio Filippo, Marzia, ricordata nel limbo tra le donne famose di Roma, lasciò, con il suo consenso, il primo marito, Catone (dal quale aveva avuto dei figli), per sposare Quinto Ortensio. Alla morte di quest’ultimo, il primo marito, che l’aveva ripudiata, la riaccolse come moglie, esaudendo così la preghiera che sulla tomba della donna si scrivesse «Catonis Martia» (“Marzia moglie di Catone”: Pharsalia, II, vv. 343-344).
  32. per ... tegni: la continui a considerare tua, anche ora che si trova all’inferno.
  33. per ... regni: attraverso i sette gironi (le balze del purgatorio) da te custoditi.



    Lasciaci andare attraverso le sette cornici del purgatorio da te custodite (tuoi); riferirò cose gradite su di te a Marzia, se ti degni di essere nominato laggiù».

     
  34. di te: il di va avvicinato al latino de, che introduce il complemento di argomento. Per altri commentatori il verso significa: “ringrazierò Marzia per il favore che tu ci accordi (in nome del suo amore)”.
  35. mentovato: menzionato, ricordato.
  36. mentre ... là: durante il tempo nel quale io stetti sulla Terra.



    Egli allora disse: «Amai tanto Marzia durante la vita terrena, che le concessi tutti i favori che mi chiese.

     
  37. che quante ... fei: probabilmente Catone allude alle preghiere rivoltegli da Marzia di ritornare a essere sua sposa dopo la morte di Ortensio, preghiere che lui accolse.
  38. Or ... dimora: ma ora che risiede al di là dell’Acheronte (mal fiume, perifrasi): cioè nel limbo.



    Ma ora che essa risiede al di là del fiume maligno, non può più commuovermi, a causa della legge divina che fu emanata quando io lasciai il limbo.

     
  39. muover: commuovere, e perciò condizionare le mie azioni.
  40. per ... fora: Catone morì poco meno di ottant’anni prima della resurrezione di Cristo, il quale scese agli inferi per liberare i Patriarchi (cfr. Inferno, IV, 46-63). Tale liberazione fece scattare la legge che sancisce l’impossibilità di rapporti tra dannati ed eletti.
  41. donna del ciel: Beatrice.



    Ma se una donna dal cielo ti spinge al viaggio e ti guida (ti move e regge), come tu dici, non c’è bisogno (mestier) che tu mi preghi con adulazioni: è pienamente sufficiente che tu mi chieda in nome di questa donna celeste.

     
  42. bastisi: sia sufficiente.
  43. richegge: congiuntivo, “che tu mi richieda”.