Galileo Galilei

Due lezioni all’Accademia Fiorentina

Due lezioni giovanili: la scienza dell’Inferno

I passi dalle lettere di Galileo che abbiamo letto fin qui ci hanno consentito di apprezzarne sia la profondità scientifica sia l’eleganza e le peculiarità della sua prosa. Prima di procedere con la lettura di passi dalle opere maggiori, soffermiamoci a questo punto su due lezioni giovanili che mostrano in che modo gli studi scientifici di Galileo s’intreccino con i suoi interessi letterari. 

Dante architetto dell'Inferno



Nel 1588 Galileo fu invitato da Baccio Valori (1535-1606), che era console dell’Accademia Fiorentina, a tenere due lezioni scientifiche ai membri dell’Accademia riguardanti un argomento molto specifico, che al lettore di oggi può apparire per lo meno bizzarro: la collocazione e le dimensioni dell’Inferno così come lo descrive Dante nella Commedia (le lezioni vennero poi pubblicate con il titolo di Due lezioni all'Accademia Fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell'Inferno di Dante, 1588). Nella prima lezione Galileo esordisce esaltando l’opera di Dante come «corografo ed architetto» dell’Inferno, e richiamando l’attenzione del suo uditorio sulla difficoltà dell’impresa di chi voglia descrivere luoghi che non sono accessibili all’esperienza.



Se è stata cosa difficile e mirabile l’aver potuto gli uomini per lunghe osservazioni, con vigilie1 continue, per perigliose navigazioni, misurare e determinare gl’intervalli de i cieli, i moti veloci ed i tardi2 e le loro proporzioni, le grandezze delle stelle, non meno delle vicine che delle lontane ancora, i siti della terra e de i mari, cose che, o in tutto o nella maggior parte, sotto il senso ci caggiono3; quanto più maravigliosa deviamo noi stimare l’investigazione e descrizione del sito e figura dell’Inferno, il quale, sepolto nelle viscere della terra, nascoso a tutti i sensi, è da nessuno per niuna esperienza conosciuto; dove, se bene è facile il discendere, è però tanto difficile l’uscirne, come bene c’insegna il nostro Poeta in quel detto:



    Uscite di speranza, voi ch’entrate,4
    e la sua guida in quell'altro:
    È facile il descendere all’Inferno;
    Ma ‘l piè ritrarne, e fuor dell’aura morta
    Il poter ritornare all’aura pura,
    Questo, quest'è impres’alta, impresa dura!5



ché dal mancamento dell'altrui relazione6 viene sommamente accresciuta la difficultà della sua descrizione. Per lo che era necessario, allo spiegamento di questo infernal teatro, corografo7 ed architetto di più sublime giudizio, quale finalmente è stato il nostro Dante: onde se quelli che sì accortamente svelò la mirabil fabbrica del cielo e sì esquisitamente disegnò il sito della terra, fu reputato degno del nome di divino, non doverà già il medesimo nome essere, per le già dette ragioni, al nostro Poeta conteso8.





Dalla parte dell'Accademia fiorentina



Galileo, con le sue lezioni, interviene su una materia già ampiamente dibattuta. In particolare, egli cerca di dirimere le controversie sorte tra due studiosi: il fiorentino Antonio di Tuccio Manetti (1423-1497), umanista e studioso di cose scientifiche, e il lucchese Alessandro Vellutello (1473-?), letterato attivo per lo più a Venezia. Si comprende bene, qui, la natura "politica" dell’intervento di Galileo, che aveva la necessità di difendere l’Accademia Fiorentina dalle critiche di uno studioso esterno.



Descrive dunque l’Inferno Dante, ma sì lo lascia nelle sue tenebre offuscato, che ad altri dopo di lui ha dato cagione9 di affaticarsi gran tempo per esplicar questa sua architettura; tra i quali due sono che più diffusamente ne hanno scritto: l’uno è Antonio Manetti, l’altro Alessandro Vellutello, ma però questo da quello assai diversamente, e l’uno e l’altro molto oscuramente, non già per loro mancamento, ma per la difficoltà del suggetto, che non patisce esser con la penna facilmente esplicato10. Onde noi, per ubbidire al comandamento fattoci da chi comandar ci può11, oggi qui venuti siamo a tentare se la viva voce, accompagnando il disegno, potesse, a quelli che comprese non l’hanno, dichiarare12 l’intenzione dell’una opinione e dell’altra; ed in oltre, se ci sarà tempo, addurre quelle ragioni per l’una e per l’altra parte che potessero persuadere, le diverse descrizioni esser conformi all’intendimento del Poeta13; ingegnandoci nel fine, con alcune altre nostre dimostrare qual più di esse alla verità, ciò è alla mente di Dante, si avvicini: dove forse faremo manifesto, quanto a torto il virtuoso Manetti ed insieme tutta la dottissima e nobilissima Academia Fiorentina sia dal Vellutello stata calunniata14.



Più avanti, Galileo fa un’osservazione linguistica che è molto interessante dal punto di vista storico:

Ma prima che più avanti passiamo, non sia grave15 alle vostre purgate orecchie16, assuefatte a sentir sempre risonar questo luogo di quelle scelte ed ornate parole che la pura lingua toscana ne porge, perdonarci se tal ora si sentiranno offese da qualche voce o termine proprio dell’arte17 di cui ci serviremo, tratto o dalla greca o da la latina lingua, poi che a così fare la materia di cui parleremo ci costringe.





La vera struttura dell'Inferno



L’Inferno su cui il console dell’Accademia chiedeva lumi a Galileo non era visto affatto come un luogo immaginario, o comunque situato al di fuori dello spazio ordinario, ma come un posto estremamente reale e concreto. Il problema su cui era stato interpellato Galileo, quindi, era probabilmente non solo comprendere meglio la finzione poetica immaginata da Dante, ma anche usare il testo dantesco per ricostruire la «vera» struttura dell’Inferno. L’autorità di Dante era tale, infatti, che si poteva pensare di basarsi sul suo capolavoro per avere informazioni su luoghi non accessibili ai sensi. Per renderci meglio conto di tutto ciò, leggiamo un altro brano, stavolta dalla seconda lezione, in cui Galileo distingue chiaramente la volontà del poeta dalla "verità" dei fatti. Il problema che Galileo si pone, qui, è quello della stabilità dell’Inferno dal punto di vista strutturale.



Ma lasciamo stare l’architettura, e veggiamo se tal fabbrica18 può reggersi, che, al parer mio, troveremo non potere; perché, ponendo esso che il burrato19 si alzi su con le sponde equidistanti tra di loro, si troveranno le parti superiori prive di sostegno che le regga, il che essendo, indubitatamente rovineranno20: perciò che essendo che le cose gravi21, cadendo, vanno per una linea che dirittamente al centro le conduce, se in essa linea non trovano chi le impedisca e sostenga, rovinano e caggiono; ma se, per essempio, noi tiriamo dalla città di Dite22 linee sino al centro, queste non troveranno impedimento alcuno, onde essa città, avendo la scesa libera e non impedita, trovandosi sotto priva di chi la regga, indubitatamente rovinerà; ed il simile farà ancora il grado23 de i violenti, sendo fondato sopra mura i cui perpendicoli da quelli che vanno dirittamente al centro si discostano24; e rovinando questi, rovineranno ancora tutti gli altri gradi superiori, che sopra questi si appoggiano.



Ma ci è ancora un altro inconveniente: che non solamente è impossibile, se vogliamo sfuggir la rovina25 di tutto l’Inferno, che le parti superiori manchino di sostegno, ma è ancora ciò contro l’istesso Poeta, il quale, conoscendo quanto fosse necessario, per reggimento di sì gran fabrica, che le superior parti fossero dalle inferiori sostentate, scrisse, essendo nel fondo del burrato al pozzo de i giganti:



    S’io avessi le rime ed aspre e chiocce,
    Come si converrebbe al triste buco
    Sopra ‘l qual puntan tutte l'altre rocce26



Se dunque sopra questa buca puntano27 e si sostengono le altre rocce, è necessario che le mura che le deono sostenere non siano fuori del perpendicolo che tende al centro28.

L'ACCURATEZZA FILOLOGICA  Come abbiamo visto nel passo Dante architetto dell'Inferno, le citazioni dantesche inserite nell'esposizione di Galilei non sono letterali. Questo non è un segno di particolare trascuratezza o sbadataggine da parte dell'autore. Il grado di accuratezza filologica nella citazione di un testo, infatti, è una caratteristica che è cambiata notevolmente nel corso della storia. La prima cultura che pose in rilievo in modo sistematico l’esigenza di ricostruire un testo "autentico" fu quella ellenistica: in particolare i curatori della Biblioteca di Alessandria, nel iii e ii secolo a.C., furono molto attivi nell’edizione critica delle opere di Omero, dei lirici e dei tragici greci. All’epoca di Galileo, dopo secoli in cui era stata meno sentita, l’esigenza di ricostruire criticamente il testo era in pieno "rinascimento", ma la sensibilità all’accuratezza delle citazioni era molto meno acuta di quanto non sia oggigiorno, e lo rimase ancora a lungo, come ci dimostrano le citazioni molto libere che possiamo leggere in tanti studiosi della letteratura italiana dei secoli successivi (Foscolo, De Sanctis ecc.).

L'IMPORTANZA DELLA TRADIZIONE CLASSICA  L’Accademia Fiorentina era un consesso di uomini di lettere che aveva lo scopo primario di valorizzare la letteratura in volgare toscano. Di fronte a questo uditorio, Galileo sente perciò la necessità di giustificare l’uso di termini greci e latini, che reputa necessari per poter trattare argomenti scientifici, come affiora nel passo Dalla parte dell'Accademia fiorentina. La conoscenza delle lingue classiche, quindi, non era affatto contrapposta al sapere scientifico, ma al contrario era considerata uno degli strumenti culturali indispensabili per lo scienziato. Ciò era dovuto in primo luogo, come si è già detto, all’enorme importanza che ebbe, nella nascita della scienza moderna, il recupero di opere e di metodi antichi, risalenti soprattutto al periodo ellenistico. Un esempio molto semplice di tutto ciò si ha anche nelle lezioni che stiamo considerando: i metodi per ricostruire la "geografia infernale" utilizzati da Galileo sono soprattutto geometrici, ed egli fa riferimento, per motivare i suoi risultati (per esempio, il calcolo del volume di vari solidi), alle opere di Euclide e di Archimede.

LA DIMENSIONE FISICA DELL'INFERNO  È molto difficile, oggi, comprendere quanto seriamente il giovane Galileo prendesse le questioni trattate in queste due lezioni, e quanto, all’opposto, cercasse semplicemente di obbedire ai desideri di un amico potente (come si sarebbe tentati di pensare leggendo espressioni come «... per ubbidire al comandamento fattoci da chi comandar ci può, nel passo Dalla parte dell'Accademia fiorentina). In ogni caso, non è questo il luogo per entrare in tale tipo di questioni. Quello che è certo è che Galileo, anche se invitato a ciò da Baccio Valori, non esitò a pronunciarsi pubblicamente su problemi di questo tipo, e scelse, poco tempo dopo, di anteporre a una versione preliminare del suo trattato De motu alcune considerazioni teologiche probabilmente derivanti dalle riflessioni stimolate da queste due lezioni.
Ciò deve far riflettere sul rapporto complesso che esiste, nella storia della scienza, tra pensiero razionale ed elementi irrazionali. Galileo, nel complesso, fu più "razionalista" di altri grandi scienziati coevi o successivi, come Giovanni Keplero e Isaac Newton, nelle cui opere si possono spesso leggere argomentazioni in cui i riferimenti a questioni teologiche (al contrario di quello che accadeva nelle lezioni di Galileo considerate) sono parte essenziale dello stesso ragionamento scientifico. Nelle sue opere, invece, Galileo non utilizza quasi mai argomenti teologici direttamente a sostegno delle sue conclusioni scientifiche. Questo non significa tuttavia, come abbiamo visto leggendo queste lezioni, e come abbiamo già visto leggendo la Lettera a Cristina di Lorena, che possiamo retrodatare all’epoca di Galileo posizioni vicine all’odierno ateismo razionalista.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Nel testo Dante architetto dell'Inferno Dante viene definito «corografo ed architetto di più sublime giudizio», dopo due premesse collocate nel primo paragrafo («Se è stata cosa difficile...»; «... per niuna esperienza conosciuto»). Riassumile con parole tue.



2. Per quale ragione, secondo Galilei, la struttura dell'Inferno immaginata da Dante non è possibile nella realtà?



ANALIZZARE


3. La prima delle due premesse su cui abbiamo richiamato l’attenzione nell’esercizio 1 («Se è stata cosa difficile...») viene introdotta dalla congiunzione «se». Quale congiunzione introduce la seconda («... per niuna esperienza conosciuto»)?



SCRIVERE


4. Trova in un'opera a tua scelta – un libro, un film o un videogioco – la descrizione di un luogo di pura fantasia e prepara una breve lezione che spieghi se esso possa o meno esistere nella realtà.



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  1. vigilie: veglie.
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  3. tardi: lenti.
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  5. sotto il senso ci caggiono: ci cadono sotto i sensi, vale a dire che sono cose che possiamo vedere.
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  7. Uscite ... ch’entrate»: si tratta di una citazione non letterale del celebre verso dantesco «Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate» (, Inferno III, v. 9). [NdR]
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  9. È facile ... impresa dura!: citazione dei versi virgiliani (Eneide VI, v. 126). [NdR]
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  11. dal … relazione: dalla mancanza di resoconti fatti da altri.
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  13. corografo: geografo, disegnatore di mappe.
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  15. conteso: negato.
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  17. ha dato cagione: ha dato occasione, ha fatto sì che.
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  19. non patisce ... esplicato: non si riesce a spiegare bene con la penna (cioè scrivendo).
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  21. chi comandar ci può: Baccio Valori, il console dell’Accademia Fiorentina che lo aveva invitato a studiare l’Inferno .
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  23. dichiarare: chiarire.
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  25. addurre ... Poeta: esporre le ragioni delle due parti, e confrontarle per comprendere quale delle due sia più vicina alle idee di Dante.
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  27. sia ... stata calunniata: il lucchese Vellutello aveva infatti proposto una descrizione che, rispetto a quella "ufficiale" di Manetti (perché proveniente dall’ambiente dell’Accademia), differiva in molti dettagli, e in particolare diminuiva di mille volte (come calcolato da Galileo) le dimensioni dell’Inferno.
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  29. non sia grave: non vi dispiaccia.
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  31. purgate orecchie: orecchie delicate, abituate al suono raffinato del toscano.
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  33. proprio all’arte: che appartiene al linguaggio scientifico.
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  35. tal fabbrica: l’edificio, l’impalcatura dell’inferno immaginato da Dante.
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  37. burrato: burrone.
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  39. rovineranno: crolleranno.
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  41. gravi: pesanti.
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  43. città di Dite: la zona dell’inferno di Dante che comprende i cerchi dal sesto al nono; Dite è uno dei nomi di Lucifero (quindi il senso è "la città del diavolo").
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  45. il grado: il girone.
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  47. sendo fondato ... discostano: essendo sostenuto da strutture che sporgono trasversalmente dalla verticale verso il centro rispetto ai piani sottostanti.
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  49. rovina: il crollo.
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  51. S’io avessi ... l’altre rocce: anche qui Galileo cita in maniera non letterale il passo dantesco: «S’io avessi le rime aspre e chiocce / come si converrebbe al tristo buco / sovra ’l qual pontan tutte l’altre rocce» (Inferno XXXII, v. 9).
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  53. puntano: si appoggiano.
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  55. non siano ... centro: che non sporgano di traverso dalla perpendicolare verso il centro rispetto alle parti inferiori.
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