Cesare Garboli

Ricordi tristi e civili

Ed ora veniamo allo sport...

Cesare Garboli (1928-2004) è stato uno dei massimi critici letterari del secondo Novecento, autore di studi molto belli e molto leggibili su scrittori come Pascoli, la Morante, Penna, Molière. Nel 2001 ha raccolto in volume alcuni suoi scritti non letterari ma “civili”. Il titolo Ricordi tristi e civili è eloquente: pensare all’Italia che ha conosciuto genera, in Garboli, soprattutto tristezza. Se si confronta la pagina che segue, tratta dall’introduzione al libro, con quella di Alvaro, si resta allibiti, perché a distanza di più di mezzo secolo i due saggisti insistono sulla stessa “malattia italiana”: l’incapacità di riconoscersi nel proprio Stato, di sentirsene parte, di essere cittadini.

Come tutti sanno, la deformità di questo rapporto1 nasce dall’atavico2 e inguaribile malcontento di un popolo abituato da secoli a servire. Nasce da un’eterna protesta, ribellione, diffidenza verso lo Stato, sentito non come una federazione di cittadini ma come una realtà punitiva, estranea e usurpatrice. È più facile che un italiano si senta più a suo agio nella sua identità di cittadino della Chiesa, che non di cittadino di uno Stato. La lotta armata, il terrorismo, l’estremismo eversivo trovano la loro radice, non diversamente dalle organizzazioni criminali del Sud, in questa inguaribile distorsione, o diseducazione politica, come se all’atavico e ancestrale qualunquismo3 italiano fossero state messe in mano da qualcuno, che so, per un infausto sortilegio, anche le armi – come se il qualunquismo stesso, inebriato contro ogni logica dall’odore d’incenso e dalla mistica della Rivoluzione4, avesse scoperto a un tratto la gioia di usarle. Piegato in due, il volto terreo5, bianco più di un sudario, le labbra strette e finalmente dimentiche della pipa, Pertini si china nei miei ricordi a baciare ininterrottamente una bara dopo l’altra6. Quel gesto rituale, ripetitivo, identico a se stesso nella compunzione7 e nell’indignazione, non meno cerimoniali che autentiche e sincere, esprimeva senza volerlo una forte e ignara carica simbolica. Segnalava che la convivenza fra criminalità e quotidianità, tra illegalità e necessità della vita, tra mezzi illeciti e azione politica, era un fenomeno ormai irreversibile. C’è un tema insorto in primo piano alla fine del secolo appena trascorso; questo tema è la criminalità, ma nel suo aspetto più imprevisto e più nuovo. La criminalità non è più quella che credevamo. Sta cambiando di segno, è entrata a far parte della nostra vita e non possiamo rimuoverla (c’è solo da sperare che non diventi obbligatoria). Se il ricorso a metodi criminali, o semplicemente illegali, si è esteso come una cancrena a tutto lo Stato italiano, diffondendosi nell’ultimo trentennio del secolo appena trascorso in ogni tessuto dell’organismo sociale, va anche riconosciuto che questa cancrena non è mai stata identificata o diagnosticata come uno stato patologico. Nella loro totalità, gli italiani non hanno mai smesso di pensare al loro paese come a un paese normale – che dico, come a un paese lieto, innocente e meravigliosamente spensierato. Ci sono perfino degli aspetti comici nella capacità italiana di far convivere il carnevale con la tragedia. Chi ricorda i telegiornali che trasmettevano le immagini di Pertini piegato in due, o i servizi sui terremotati dell’Irpinia8 o i morti e i feriti di qualche treno esploso, ricorderà anche quel vago e invisibile sospiro di complicità e di sollievo col quale il telecronista, o la telecronista, chiuso il fascicolo degli appunti, passava ad altro: «Ed ora veniamo allo sport. Nella settima giornata del campionato, ecc. ecc.» – col che, gli interessi dei telespettatori ritrovavano finalmente la strada di casa.

IL PASSATO DELLA NAZIONE Per capire il presente, Garboli guarda al passato: una nazione che, nella sua storia, è stata quasi sempre succube di potenze straniere, ha imparato a considerare lo Stato come un’entità estranea: rilievo che, come si è detto, combacia alla perfezione con l’idea di Stato-nemico formulata da Alvaro. Ma rispetto al brano di Alvaro, quello di Garboli contiene una maggiore dose di angoscia: per il dilagare della criminalità e, soprattutto, per la sensazione che gli italiani lo considerino normale (la famosa “spensieratezza” del popolo italiano). Non sono considerazioni particolarmente originali. Ma a renderle memorabili è la qualità della scrittura di Garboli, che non si mantiene – come si dice – “sulle generali” ma entra nel merito, e fa sì che l’attenzione del lettore si fissi su due immagini molto vivide: il presidente Pertini che bacia una bara dietro l’altra (e la descrizione di Garboli è insieme splendida e perfida: «il volto terreo, bianco più di un sudario, le labbra strette e finalmente dimentiche della pipa»); e soprattutto il telecronista che, dopo la notizia dell’ennesima strage, “cambia pagina” e dice ciò che tutti stanno aspettando che dica: i risultati del campionato di calcio. Finale comico per una pagina molto amara: e proprio questo contrasto lo rende particolarmente azzeccato.

Esercizio:

Raccontare l’Italia

1 Scrivi una breve definizione delle seguenti parole:

a indignazione:

 

b illegalità:

2 Leggendo i giornali, non sempre facciamo caso al modo in cui le notizie sono accostate. Cerca degli esempi di accostamenti incongrui (articoli che in qualche modo si smentiscono o interagiscono fra loro; pagine con notizie serie accanto a pagine che fanno ridere…) sia nei giornali cartacei sia nelle home page dei quotidiani online. Nei quotidiani nazionali più diffusi osserva, inoltre, la differenza fra la colonna di sinistra, con le notizie più serie, e la colonna di destra, molto più leggera nei contenuti.

3 Anche Garboli, come altri autori di questo percorso, indica alcune cause storiche che hanno influenzato il carattere degli italiani. Quali?

4 In che modo è cambiata, secondo Garboli, nella storia d’Italia, la criminalità?

5 Leggi per alcuni giorni i quotidiani o i settimanali (per esempio, «l’Espresso», «Panorama» o «Internazionale») che si occupano di costume e di politica e trova riflessioni sulla criminalità analoghe a quelle di Garboli.

6 Un libro fondamentale per capire il rapporto fra immaginario collettivo e mass media è Miti d’oggi di Roland Barthes: scegline un paio di capitoli (sono brevissimi articoli di giornale) e riassumili in poche righe.

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  1. di questo rapporto: del rapporto tra i cittadini italiani e lo Stato.
  2. atavico: ancestrale, antichissimo.
  3. qualunquismo: «L’Uomo qualunque» è il nome di un settimanale politico fondato da Guglielmo Giannini (1891-1960) nel 1944. Dal settimanale nacque, due anni dopo, il partito del Fronte dell’Uomo qualunque, che ebbe notevole successo alle elezioni del 1946 per l’Assemblea Costituente e a quelle del 1948, per poi sparire dalla scena politica. Dal nome del partito (che era in realtà un antipartito, ostile a tutte le tendenze politiche) derivò la parola qualunquismo, che indica un atteggiamento di rifiuto per qualsiasi tipo di impegno politico o ideale.
  4. inebriato ... Rivoluzione: un qualunquismo stimolato sia dalla fede cattolica (l’odore d’incenso che si sente in chiesa) sia dall’idea della Rivoluzione comunista: una triplice alleanza (qualunquismo + cattolicesimo + comunismo) che secondo Garboli va «contro ogni logica», eppure sembra essersi storicamente prodotta in Italia.
  5. terreo: giallastro, pallido per il dolore e l’angoscia.
  6. le labbra ... l’altra: Sandro Pertini è stato presidente della Repubblica italiana dal 1978 al 1985, negli anni più tragici del terrorismo e delle stragi (per questo motivo lo si vedeva spesso in televisione, ai funerali delle vittime, mentre baciava le bare, come ricorda amaramente Garboli). Pertini fumava la pipa, ma in occasione dei funerali, naturalmente, si asteneva dal farlo: perciò le sue labbra sono «dimentiche della pipa».
  7. compunzione: atteggiamento che manifesta dolore e pentimento.
  8. terremotati dell’Irpinia: nel novembre del 1980, un violentissimo terremoto colpì la Campania, e in particolare la provincia di Avellino (l’Irpinia, appunto), uccidendo migliaia di persone.